GIUSEPPE CONTE

Recovery, in arrivo più soldi per sanità, istruzione e Comuni

Martedì 5 Gennaio 2021 di Andrea Bassi e Rosario Dimito
Recovery, in arrivo più soldi per sanità, istruzione e Comuni

Riscrivere il Recovery plan italiano, per recepire le indicazioni arrivate dai partiti che sostengono la maggioranza di governo, si sta rivelando più complesso e lungo del previsto. Ieri al ministero dell'Economia è stata un'altra lunghissima giornata di lavoro preliminare alla stesura del testo. Che non è stato però, ancora consegnato a Palazzo Chigi come era nelle intenzioni. Servirà del tempo extra, forse il documento potrà essere inviato al presidente del Consiglio Giuseppe Conte oggi pomeriggio. Ma il condizionale è ancora d'obbligo. Qualche punto fermo comunque, è stato messo. Alcuni capitoli del programma italiano usciranno rafforzati. Si tratta della sanità, dell'istruzione e delle politiche per i lavoro, soprattutto quello giovanile. Tutti insieme avranno a disposizione tra i 7 e i 9 miliardi di euro in più rispetto alla precedente bozza, quella impugnata da Italia Viva di Matteo Renzi anche per i fondi esigui destinati al capitolo salute (9 miliardi su 196).

Ma nonostante lo sforzo extra del Tesoro, la sanità sarà comunque lontana da coprire quel fabbisogno di fondi che il ministro Roberto Speranza aveva quantificato in 65 miliardi. Per questo si fa strada l'idea di attingere, seppure parzialmente, ai fondi del Mes sanitario, i 36 miliardi messi a disposizione dall'Europa attraverso il fondo salva-Stati. Ma questa trattativa è su un altro tavolo, parallelo a quello tecnico del Recovery. Altro tema delicato riguarda la creazione di una fondazione per la Cybersecurity. Il capitolo, caro al presidente del Consiglio Conte, è stato cancellato. Anche se, fanno notare alcune fonti alle prese con il dossier, l'esigenza resta. Il passaggio tuttavia, toccando le attività dei servizi segreti si è rivelato politicamente troppo complesso da affrontare. 

Ci sarà invece un forte rafforzamento delle risorse a favore dei Comuni. Avranno un capitolo tutto destinato a loro di oltre un paio di miliardi di euro. I fondi serviranno soprattutto per i centri storici, per i beni culturali e per il risanamento urbanistico. Resiste anche il capitolo su Roma, che dovrebbe valere in tutto una decina di miliardi. Una parte dei fondi serviranno per la preparazione del Giubileo 2025, altri per il completamento delle infrastrutture della città: dall'anello ferroviario, alle metro C e D, fino al collegamento ad alta velocità dell'aeroporto di Fiumicino.

Nel complesso ci sarà un riequilibrio tra le risorse destinate agli investimenti e quelle invece per gli incentivi. Saranno privilegiati quegli investimenti che garantiranno un moltiplicatore elevato, in modo da dare un contributo alla crescita. In quest'ottica saranno finanziate maggiormente le infrastrutture, con un occhio particolare a quelle del Mezzogiorno, che beneficerà del 40% degli investimenti totali previsti dal piano. Fino a ieri sera, invece, non ci sarebbe stato nessuno spiraglio su un'altra delle richieste fatte dalla delegazione renziana, ossia aumentare la quota di prestiti europei da destinare a investimenti aggiuntivi. Inm effetti una settantina di miliardi di euro, sui 196 del Recovery italiano, presi a prestito dall'Europa, sono stati utilizzati per «sostituire» fondi nazionali impegnati su opere già programmate. Il motivo di questa scelta dipende dalla volontà del ministro Gualtieri, di non voler far correre troppo il deficit e il debito pubblico. Due parametri tenuti sotto stretto controllo dall'Europa e sui quali potrebbe risvegliarsi anche l'attenzione dei mercati dopo che, soprattutto grazie agli interventi della Banca centrale europea, lo spread con i titoli tedeschi è ai minimi.

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Il Tesoro insomma, è preoccupato di non dare segnali sbagliati, anche tenendo conto che per affrontare la crisi sono già stati impegnati oltre 100 miliardi di euro e il debito è destinato a schizzare fino a sfiorare il 160% del Pil. Che l'andamento sia questo lo dimostra anche il dato sul fabbisogno salito a 158 miliardi di euro, in peggioramento di ben 117 miliardi. 

Ultimo aggiornamento: 6 Gennaio, 08:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA