MATTEO SALVINI

Reddito di cittadinanza, Salvini: «Da abolire». Il Pd: no, va riformato

Lunedì 6 Settembre 2021 di Francesco Malfetano
Reddito di cittadinanza, Salvini: «Da abolire». Il Pd: no, va riformato

«Bella coppia». Per tornare in partita dopo i colpi incassati su Green pass e vaccinazioni a Matteo Salvini sono bastati un selfie dai giardini di Villa d’Este, a Cernobbio, e qualche parola con i giornalisti. Lo scatto, postato a reti unificate sui social, senza nubi all’orizzonte e soprattutto abbracciando Giorgia Meloni, ha dato al segretario leghista la possibilità di ricordare a tutti che se la tensione in maggioranza sale, presto o tardi, c’è pur sempre un’alternativa. 

Le battute, affidate ai taccuini arrivati sul lago di Como per il forum Ambrosetti, hanno fatto il resto: «Prove tecniche di governo» ha ripetuto in diverse salse. Il tutto, ovviamente, non prima di aver ribadito dal palco della kermesse che «quello che è certo è che la Lega è al governo e ci rimane», anche per «vigilare» su Pd e M5s.

In realtà è stato piuttosto evidente da subito che quella di ieri sarebbe stata l’occasione giusta per Salvini per far partire il contrattacco dopo una tre giorni particolarmente difficile (iniziata con la conferenza stampa di Draghi di giovedì e la chiamata alla responsabilità su vaccini e Green pass da parte dei governatori). A un passo dalle elezioni amministrative del resto, con tanto di mini-vertice improvvisato ieri proprio con Giorgetti e Meloni, il segretario non può permettersi che passi il messaggio di una crisi identitaria.  

L’asso nella manica in tal senso è il reddito di cittadinanza. E così, non appena la Meloni tira nuovamente fuori che il sostegno «è metadone di stato» - un’espressione già inaugurata a Mantova sabato – Salvini rincara la dose: «Il reddito di cittadinanza si è rivelato sbagliato. Lo abbiamo votato ma riconoscere un errore è segno di saggezza - spiega - Proporrò un emendamento alla manovra per destinare alle imprese questi soldi». E qui sta la parte più consistente della rivendicazione, quella rivolta all’interno del partito. Leggendo tra le righe infatti, il messaggio è chiaro: ci sono 8 miliardi di euro da poter liberare e destinare alle aziende, con tanto di occhiolino al feudo leghista del Nord-est. 

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Per diversi motivi però l’attacco doppio alla contestata misura simbolo del M5S, non ha fatto altro che inasprire i toni. Intanto per l’espressione forte usata dalla Meloni e sottolineata da Salvini che ha subito causato indignazione in maggioranza. «Chi usa queste metafore probabilmente non si rende conto di che cosa è la povertà» ha tuonato il ministro del Lavoro Andrea Orlando. «Un’espressione volgare» ha detto invece il leader cinquestelle Giuseppe Conte. Poi per i contenuti: «La nostra posizione è quella del presidente Draghi - ha spiegato il segretario del Pd Enrico Letta - siamo a favore che si modifichi o si migliori. Si parta dalle cose che non hanno funzionato e si mantenga però un intervento a favore della povertà che esiste nel nostro Paese».

E infine per la stoccata destinata a Palazzo Chigi con l’emendamento della legge di bilancio. Il premier già ad agosto, pur difendendone il principio, ha sostanziato la possibilità di alcuni cambiamenti nel reddito, senza però mai nascondere che non può essere considerata una priorità. «Sulle riforma il governo ha un’agenda molto fitta», dalla «concorrenza» alla «giustizia», aveva spiegato Draghi giovedì, omettendo chiaramente la misura. Ma un dibattito politico interno alla maggioranza di questa portata aumenta le fibrillazioni e disperde le forze in un momento molto delicato. Scenario che certo non avrà mancato di irritare Draghi. Ma questo, forse, era proprio uno degli obiettivi di Salvini. 

Ultimo aggiornamento: 12:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA