Referendum, Di Maio punta tutto
su Napoli per l'ultimo affondo

Martedì 15 Settembre 2020 di Luigi Roano

Sceglie la Campania per chiudere la campagna elettorale - e Napoli in particolare, l'appuntamento è per giovedì a Largo Berlinguer intorno alle 20 - Luigi Di Maio ex numero uno del M5S ora ministro degli Esteri. Sullo sfondo ci sono le regionali e le amministrative, in primo piano - invece - la battaglia referendaria, questa la vera partita che si stanno giocando i grillini. La sconfitta del Sì al taglio ai parlamentari, è forse l'unico autentico motivo che potrebbe mettere alle corde l'alleanza con il Pd, la tenuta stessa del Governo e provocare un ribaltone interno al Movimento mettendo in discussione la strada appena imboccata delle alleanze. Una battaglia che Di Maio sta combattendo a viso aperto spendendosi molto in tutto il Paese. Il ritorno nella sua terra che alle politiche ha premiato i pentastellati con il 50%, traguardo oggi lontanissimo, è la carta che si gioca il titolare della Farnesina nel tentativo di risvegliare un elettorato molto liquido. Così di Maio a Il Mattino spiega la scelta di Napoli: «È la mia terra, non potevo fare altrimenti. La modernizzazione del Paese passa anche dalla Campania, dobbiamo riallineare l'Italia agli standard degli altri Paesi europei. Per questo sarò a Napoli il 17, per spiegare che con il taglio di 345 parlamentari avremo le istituzioni centrali più efficienti, un Parlamento più veloce e più attento ai territori». Quindi la virata sui risparmi finanziari e lo scossone alla pancia della città: «Risparmieremo inoltre 300mila euro al giorno. Facciamoci un giro per Napoli, vediamo quanto ci mette un lavoratore normale a guadagnare 300mila euro al giorno. Per la prima volta la politica vuole dare il buon esempio e ora tocca solo agli italiani mettere il sigillo: votando Si, si prenderanno la loro rivincita».

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IL TOUR
Nel quartier generale del Movimento raccontano che Di Maio stia facendo «fuoco e fiamme» per reclutare quanti più parlamentari per l'ultimo affondo della campagna referendaria. È il suo chiodo fisso perché il futuro del M5S - e anche il suo - passano per una vittoria, se vince il No il rimescolamento di carte interno si consumerà ai vicini stati generali, si dovrebbero tenere dopo il voto. In caso di vittoria invece si andrebbe a rafforzare l'asse storico del M5S quello che ha vinto le politiche. Insomma, un referendum nel referendum per misurare credibilità e popolarità dei big del Movimento: «In Puglia i miei colleghi pugliesi erano quasi tutti presenti nelle sue tappe, stessa cosa faremo noi campani nei prossimi giorni», racconta il deputato campano Michele Gubitosa testimone dell'attivismo di Di Maio. Attentissimo anche ai dettagli Di Maio sa bene che sbagliare comunicazione interna potrebbe costare caro. Così, dal suo entourage si affrettano a precisare che quella di Napoli «Non è la chiusura ufficiale del movimento, in quanto i grillini ad oggi non hanno ancora dato indicazioni su una chiusura», ma Di Maio ha ribadito ai suoi «l'importanza di questo tour e di scegliere una piazza per poter spiegare ai cittadini le ragioni del Sì e chiudere la campagna referendaria». Una prova di forza articolata che a Napoli avrà il suo clou in un luogo simbolico come largo Berlinguer dove magari molti piddini aspettavano Zingaretti.
 

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La sostanza è che da oggi - quando Di Maio inizierà a sfiorare Napoli, è annunciato nel capoluogo nella tarda serata per un incontro e un caffè con dei cittadini - a venerdì il titolare della Farnesina sarà impegnato in un tour de force in Campania: oggi sarà a Caserta, domani a Benevento e Avellino, quindi Napoli per poi andare in tour venerdì nei comuni dell'area metropolitana di Napoli. Passando per Pomigliano per sostenere il candidato scelto dal Movimento e sostenuto anche dal Pd, Gianluca Del Mastro. Un Di Maio stimolato - trapela dal suo staff - «dalle piazze delle scorse settimane che gli hanno confermato quanto sia importante tornare tra la gente per ascoltare le istanze dei cittadini». C'è soddisfazione per l'affluenza «a Matera c'erano circa 1000 persone, a Galatina quasi 2000, ad Andria oltre 3000». Ad accompagnarlo diversi big, come Paola Taverna, Laura Castelli, Giancarlo Cancelleri, Danilo Toninelli. «In una fase come questa - conclude Di Maio - è fondamentale fare squadra, stare insieme e incontrare i cittadini. La ripartenza del movimento deve avvenire valorizzando i territori e gli amministratori locali». Tutto ruota intorno al risultato del referendum anche la possibilità di tornare a essere il capo politico dei grillini. Di Maio non si è mai nascosto e più volte ha ripetuto che «serve avere una leadership legittimata e forte». E il biglietto da visita per scassare agli stati generali non può essere altro che una vittoria al referendum.

Ultimo aggiornamento: 16 Settembre, 07:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA