Regionali 2020, M5S in allarme: in Campania o Liguria serve l'intesa con i dem

Domenica 9 Febbraio 2020 di Mario Ajello

Sos nei piani alti del Movimento 5 stelle: «Non possiamo permetterci un'altra Emilia-Romagna. Non possiamo sparire come in Calabria». Dunque, mai come stavolta le elezioni regionali sono un voto cruciale - sparire o provare a resistere? - per il M5S. Legnata dopo legnata, o s'inverte la rotta o del sogno politico grillino non resterà nulla, se non un residuo arroccamento dentro le mura del Palazzo romano. Ai vertici del movimento, c'è la lucida consapevolezza che soltanto vincendo in qualche regione, magari in una sola, ma sarebbe già tantissimo, si può sperare di avere un futuro. Ma vincere da soli è impossibile, vincere in condomino con il Pd è l'unica chance ma che fatica per arrivarci. In Campania il tentativo del Pd di rimuovere il governatore uscente e ridesignato (ma non c'è nulla di ufficiale) Vincenzo De Luca procede in tutti i modi (vorrebbero perfino mandarlo al governo pur di toglierlo di mezzo) ma la candidatura del ministro Sergio Costa per unire i due fronti pare complicata e i grillini locali al povero Fico in missione in patria per portarli verso i dem hanno detto chiaramente: «Non mettere becco, il Pd è il grande nemico storico e qui decidiamo noi». E non i vertici nazionali che hanno ingaggiato un braccio di ferro quasi ovunque - perfino dove la sconfitta è sicura, come nel Veneto del ministro D'Incà - per portare M5S verso il Nazareno.

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Il 17 a Napoli De Luca - lo ha annunciato il figlio Piero, deputato - si farà incoronare candidato, il che chiuderebbe ogni ipotesi di accordo a sinistra. Ma il Pd nazionale e quello provinciale, al contrario di quel che resta di quello regionale che è in mano al governatore uscente, nicchia e resiste. Sanno tutti, e lo sa anche la Lega che ha sondaggi non buoni per i candidati del centrodestra nel caso M5S e Pd facessero fronte comune nelle varie regioni, che le partite già chiuse in favore di Salvini-Meloni-Berlusconi si riaprirebbero per esempio proprio in Campania. Altrove, come in Veneto, naturalmente no. Ma in altri posti ancora, come la Liguria sicuramente sì. Ed è proprio la Liguria il vero terreno in cui si sta più avanti nella costruzione dell'alleanza rosso-gialla. Beppe Grillo dice di non occuparsene, e invece ci sta lavorando. I parlamentari liguri spingono per il patto comune anti-Toti. Gli attivisti regionali sono più per l'accordo che contro. E nel Pd c'è il vicesegretario Andrea Orlando che si sta applicando. L'obiettivo è convergere su Ferruccio Sansa, e farlo votare su Rousseau, come civico che possa andare bene ad entrambi. Ma Alice Salvatore, detta la zarina, vicinissima a Casaleggio, non molla la candidatura che ha strappato con i clic e vuole vendere cara la pelle. Come finirà? Mentre si parla tanto di scissione nazionale nei 5 stelle, una scissione regionale starebbe profilandosi nel M5S ligure. Un antipasto tra quel che potrà accadere su larga scala, tra l'ala identitaria-dimaiana (decisa a rifiutare qualsiasi intesa elettorale se non con liste civiche) e quella arciconvinta che senza vere nozze con il Pd si è destinati all'estinzione. 

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