Regionali, M5S gela il Pd: ma la trattativa è aperta

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di Diodato Pirone

Il Pd punta ad un accordo con i 5Stelle per le prossime regionali di Umbria, Emilia e Calabria. E i pentastellati rispondono raffreddando gli entusiasmi ma non chiudendo la porta. Questa, in sintesi, il senso della giornata di ieri sul fronte dei prossimi appuntamenti elettorali.
L'atteggiamento di cautissima apertura dei 5 Stelle si evince dalle parole del loro comunicato emesso dopo che il segretario nazionale Dem, Nicola Zingaretti, aveva avallato l'idea dell'allenaza lanciata da Dario Franceschini in una intervista a Repubblica. «L'argomento non è all'ordine del giorno», era la frase chiave del comunicato grillino. Un'espressione netta ma diversa, come è evidente dal no secco.

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IL LABORATORIO
Il nuovo governo, ha detto Franceschini «può essere un laboratorio, l'incubatore di un nuovo progetto», di una nuova alleanza «politica ed elettorale. Che parta dalle prossime elezioni regionali, passi per le comunali e arrivi alle politiche». Un vasto programma, dunque, il cui primo passaggio sono le elezioni in Umbria a fine ottobre. Qui i Dem, dopo la caduta delle giunta di Catiuscia Marini, sostengono un candidato civico, Andrea Fora, appoggiato anche da alcune liste civiche. Il Commissario regionale del Pd, Valter Verini, domenica ha invitato Fora a dialogare con M5S.
«Il tema delle alleanze alle regionali non è all'ordine del giorno. Dunque non c'è in ballo alcuna possibile alleanza con il Pd in vista delle prossime elezioni Regionali», è stata la gelida risposta, in una nota informale, del Movimento guidato da Luigi Di Maio, anche se in casa Dem, queste parole sono state lette come una risposta interlocutoria .
Gli esponenti umbri di M5s attendono orientamenti dal centro, ma c'è già chi si sbilancia a favore del dialogo, come il senatore Stefano Lucidi: «l'avversario da battere è Tesei», vale a dire la candidata della Lega e del centrodestra. A preoccupare gli esponenti umbri del Movimento è anche una possibile debacle elettorale sul tipo di quella registrata in Sardegna dove il movimento scese sotto il 10%.
In realtà in Umbria la campagna la sta facendo non Tesei ma Salvini, che batte paese per paese e lancia la sfida: «M5s e Pd facciano l'alleanza anche in Umbria, li sfido». Parole con cui i Dem incalzano Di Maio per convincerlo, anche se sanno che l'eventuale intesa deve maturare a tutti i livelli.
E per invogliare il Movimento alla prospettiva delineata da Franceschini, il Pd allude anche a un possibile accordo in Calabria. Qui i Dem hanno abbandonato il governatore uscente Mario Oliverio, che ha lanciato però le primarie, definite «una forzatura» dal commissario regionale Stefano Graziano. Qui nel Movimento c'è chi frena, come il senatore Nicola Morra. Analogo stop viene da Maria Edera Spadoni, per le regionali dell'Emilia. Qui la situazione è ancora diversa, visto che il Pd è compatto dietro al governatore Stefano Bonaccini, mentre i pentastellati stanno attraversando un periodo travagliato di divisioni, e con Max Bugani che si è dichiarato contrario anche al governo Conte 2 con il Pd.
Da segnalare infine che i pentastellati del Lazio, notoriamente in buoni rapporti con Zingaretti, hanno però respinto l'offerta di entrare in Giunta sia pure attraverso la nomina di un paio di tecnici d'area al posto di esponenti del Pd che potrebbero diventare sottosegretari. Anche qui le porte restano socchiuse.
 
Venerdì 13 Settembre 2019, 07:41 - Ultimo aggiornamento: 13-09-2019 13:50
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