Renzi a Conte: intesa o vai a casa. E cerca l'asse con Berlusconi sulla giustizia

Lunedì 17 Febbraio 2020 di Barbara Jerkov
Mentre a Roma Giuseppe Conte e i dem si dannano l'anima per capire a che gioco stia giocando Matteo Renzi, e per cercare in Senato un manipolo di responsabili in grado di disinnescare la rottura con Italia Viva, Renzi twitta dall'Himalaya immagini innevate («quassù non ci sono polemiche ma solo tanta bellezza») e cita Confucio: «La pazienza è potenza». Convinto che il gioco contian-zingarettiano di rimpiazzarlo si stia afflosciando su sé stesso, come dimostrerebbero le frenate di queste ore.

Per non parlare del tentativo dichiarato di sfilargli senatori dal gruppo: dovrebbero prendergliene una decina per azzopparlo davvero, un po' troppi effettivamente nonostante i posti di sottogoverno lasciati balenare da palazzo Chigi. Mentre un responsabile sarebbe sì in movimento, ma verso Iv. E sulla chat di Italia Viva è tutto un intervenire per assicurare al capo: «Io non me ne vado».

Ai suoi, legittimamente preoccupati e alquanto confusi, che lo stanno cercando in queste ore, risponde immancabilmente ottimista: «Siamo in una situazione, come si dice, win-win. Nel senso che comunque vada a finire nel breve e nel lungo periodo, a noi va bene». Scenario A: Conte, al di là delle smentite di facciata, va avanti sulla linea di creare un gruppo di stabilizzatori che rimpiazzi Iv, seguendo la strategia dettata da Zingaretti e Franceschini, e dà vita al Conte ter senza renziani. Bene, Matteo non più costretto a far buon viso a cattivo gioco sui provvedimenti del governo rosso-giallo, si piazza all'opposizione, un'opposizione ovviamente ben diversa da quella anti Ue di Salvini, e cannoneggia l'ex casa comune che in queste condizioni può durare qualche mese, ma non molto. Non solo.

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Rompendo a Roma, addio alleanza alle regionali in Toscana, con sconfitta certa per il centrosinistra. E la prima giunta a rischiare sarebbe proprio quella di Zingaretti nel Lazio. Una sconfitta nel breve periodo, insomma, potrebbe diventare una vittoria nel medio termine. Perché a quel punto c'è lo scenario B: escludendo l'opzione elezioni prima dell'autunno, e probabilmente nemmeno allora vista la sessione di bilancio, non potrebbe che nascere un governo istituzionale e a dare le carte non sarebbe più Conte. «Noi siamo la garanzia di tenuta della legislatura fino al 2023», ripete Renzi.

In ogni caso, Matteo ha la pistola già sul tavolo: ovvero la mozione di sfiducia a Bonafede. L'idea è sparare il colpo ai primi di aprile, appena passato il referendum sul taglio dei parlamentari dopo il quale le urne resteranno chiuse per un pezzo causa adeguamento dei collegi elettorali ai nuovi numeri.
 

A meno di un dietrofront di Conte (che, per dire, sta procedendo alle varie nomine in scadenza, a partire da Agcom e Privacy, senza coinvolgere in alcun modo Iv) che ricuce con Renzi, il colpo non sarà a vuoto, lo garantisce una telefonata che lo stesso Matteo ha avuto a metà della settimana scorsa con Silvio Berlusconi.

«Molti dei miei smaniano per dare una mano a palazzo Chigi», ha ammesso il Cavaliere al leader avversario, «ma ti do la mia parola d'onore che questo aiuto non potrà mai e poi mai arrivare sulla giustizia. Su questo i nostri voti non li avranno né oggi né in futuro».

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Forte di questa rassicurazione, condita da espressioni di apprezzamento del leader forzista per la battaglia renziana contro la prescrizione lunga, Renzi ha tracciato una road map ben precisa. Perché - è il suo ragionamento - ora basta tatticismi, per invertire la rotta anche dei sondaggi l'unica è puntare su temi concreti. La giustizia, appunto, che ha visto magistrati e avvocati per la prima volta forse da sempre ritrovarsi dalla stessa parte con Iv, unica a rappresentarli. La prossima battaglia parte la settimana ventura: una raccolta di firme contro il reddito di cittadinanza. Un modo per aprire un nuovo fronte, schiacciando - come già sulla giustizia - i dem su M5S. Mercoledì Renzi sarà a Porta a porta dove promette di sganciare una prima «bomba». Giovedì parteciperà di persona alla conferenza stampa con il «piano choc sull'economia». Sabato, assemblea di Iv. Ma nessuno strappo, ripete in queste ore il leader: se vogliono ci cacciano, non gli farò io il favore di rompere. Sempre che, è chiaro, vogliano ancora rompere e non piuttosto rimettersi tutti insieme intorno a un tavolo, a cominciare da quello sulle nomine. © RIPRODUZIONE RISERVATA