Renzi, una decina i senatori azzurri tentati. Berlusconi: «Via chi non vuole Salvini»

Lunedì 21 Ottobre 2019 di Emilio Pucci

«La linea è chiara. Chi non è venuto in piazza si schiarisca le idee e si adegui. Tutti quelli che non condividono la posizione comune con la Lega e con Fratelli d'Italia possono anche uscire». Il giorno dopo la manifestazione di piazza San Giovanni a Roma Silvio Berlusconi è ancora più irritato. Con i fedelissimi non ne fa un mistero: «Basta tentennamenti, basta con il dire che FI è l'anello debole della coalizione. Chi non la pensa come me, Giorgia e Matteo è fuori». Renzi ha buon gioco a cercare di spaccare il partito forzista. Sono diversi i fronti sui quali sta lavorando il senatore di Firenze, avvalendosi dicono i suoi della regia di Gianni Letta dietro le quinte.
Il primo obiettivo è la Carfagna. «Non verrà ora ma nei prossimi mesi giocherà di sponda con noi per far rinascere i moderati in Italia», assicura un renziano. Ma ieri è arrivata la netta risposta della vicepresidente della Camera: «Non siamo ha scritto in una nota - in cerca di nuovi approdi né di nuovi padroni». Tuttavia la campagna acquisti dell'ex segretario dem è soprattutto a palazzo Madama dove i voti aggiuntivi alla maggioranza potrebbero servire eccome. I nomi attenzionati sono, tra gli altri, quelli del veneto Causin, dei senatori Dal Mas e Berardi, della senatrice Masini, del senatore eletto all'estero Fantetti. Sono più di dieci in realtà gli esponenti azzurri al Senato che potrebbero staccarsi. Non si tratta, nella maggior parte dei casi, di forzisti di lunga data, ma di figure provenienti da altre esperienze come la Margherita o rappresentanti della società civile. Insomma la Consatti potrebbe non essere l'unica a divorziare con il partito del Cavaliere.

 

EFFETTO PREMIER
Tuttavia alcuni dei malpancisti guardano soprattutto al premier Conte. Potrebbero puntellare la sua azione, magari seguirlo in futuro. Dipenderà da come si muoverà il presidente del Consiglio, dalla partita sulla legge elettorale, ma è chiaro che lo scopo dei moderati azzurri è quello di evitare di finire nella pancia salviniana. Nella terra di mezzo c'è per esempio il toscano Mallegni (i suoi detrattori dicono che stia lavorando per essere candidato alla presidenza della Regione Toscana) che contesta la strategia sovranista e altri azzurri che provengono dal Sud. La Sicilia potrebbe essere terra di conquista del leader di Italia viva: si racconta di contatti con ex politici e amministratori locali vicini a Miccichè.
Fibrillazione anche al gruppo di FI alla Camera: Renzi avrebbe chiesto alla Polverini di aspettare per entrare in Iv mentre Rotondi è al lavoro, invece, per sostenere direttamente Conte. Un big di FI sussurra che i possibili transfughi al Senato potrebbero usufruire del simbolo dell'Udc per formare un gruppo autonomo. La realtà, però, è che i numeri ancora non ci sono e comunque non si manifesteranno prima della manovra, anche se i promotori dell'operazione «mai con Salvini» vorrebbero accelerare e far pesare il proprio voto in concomitanza della legge di bilancio. «La verità dice un senatore di FI è che molti si sono rassegnati, la Lega candiderà una decina di nomi del Cavaliere ma tanti altri si stanno muovendo in altre direzioni».

PUGNO DI FERRO
Ma non è solo Berlusconi a voler utilizzare il pugno di ferro. Anche il Capitano con i suoi ripete come un mantra che i trasformisti saranno accusati di tradimento. Ma l'ex ministro dell'Interno ha aperto pure ad ex Ncd come Lupi e soprattutto sul territorio a diversi esponenti magari dotati di pacchetti di voti - provenienti da esperienze diverse da quelle del Carroccio. La strategia intanto è quella di accreditarsi sia dal punto di vista internazionale (sono ripresi i contatti con diversi leader di Paesi Ue) sia sul fronte economico. Inoltre la Lega ha ripreso a dialogare con alcuni M5S al Senato che nelle scorse settimane si erano opposti al matrimonio tra i pentastellati e il Pd. Si aspettano le elezioni in Umbria per preparare con liste nuove già il campo per le prossime politiche. «Sfonderemo il 40%», il refrain. Le regole di ingaggio nel centrodestra sono scritte: il partito che avrà più voti disegnerà il premier. Ora si punta a fare opposizione dura. In primis a Renzi («Ha gettato la maschera, l'inciucio è per eleggere il Capo dello Stato», l'attacco della Meloni) e al premier Conte (mercoledì l'affondo sul caso Russiagate).
 

Ultimo aggiornamento: 17:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA