Quota 100, viaggio tra i forzati della pensione: «Meno soldi, più salute»

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di Antonio Menna

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«Perché ho fatto domanda per Quota 100? Semplice: non ce la faccio più». Lo dice col sorriso Marilena, insegnante presso la scuola media Verga di Napoli. Capodimonte, a pochi passi dal bosco. Ma lei vive a Chiaiano. Ogni mattina avanti e indietro. «Dicono che il nostro sia un lavoro comodo: solo poche ore, poi estate, Natale, tanta vacanza. Ma stare in classe con venti, trenta ragazzi; avere occhi per ciascuno di loro, è logorante, soprattutto quando hai più di 60 anni e lo fai da 40». Marilena è una delle tante insegnanti che sono corse a presentare la domanda per la pensione anticipata. Dalla scuola e dalla sanità, il maggior numero di richieste. «Se va bene dice l'insegnante chiudo questo anno scolastico e poi posso fare la nonna. Ho una nipotina e magari do una mano a mia figlia. Come me molte colleghe della mia generazione. Siamo entrate in classe giovani, cominciando da lunghi cicli di supplenze. Io ho girato molte scuole di Napoli, ho visto diventare padri i miei primi alunni. In altri lavori, quando diventi anziano passi di mansione, entri in un ufficio, magari ti dedichi ad attività meno usuranti. Noi insegnanti non possiamo fare altro. Diventa pesante. Non ho badato nemmeno al fatto di perdere o no soldi. Vale la pena recuperare qualche anno di vita».
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Domenica 3 Febbraio 2019, 08:30 - Ultimo aggiornamento: 03-02-2019 12:33
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