CORONAVIRUS

Riaperture regioni, c’è il rischio Lombardia: il tasso di contagi è troppo alto

Venerdì 29 Maggio 2020 di Mauro Evangelisti
Riaperture regioni, c’è il rischio Lombardia: il tasso di contagi è troppo alto

L’incremento su base settimanale del numero di nuovi casi positivi è uno dei dati che mette in difficoltà la Lombardia. Non tanto per il tasso di riempimento degli ospedali, perché comunque con 173 pazienti in terapia intensiva la situazione non appare complicata, ma per la circolazione del virus e per l’alta percentuale di tamponi positivi. Negli ultimi sette giorni sono stati segnalati altri 1.799 contagiati, con un incremento del 2 per cento; nello stesso periodo, in Italia l’aumento è stato dell’1,34 per cento, con 3.074 nuovi casi. Raccontata in un altro modo: negli ultimi sette giorni, in Lombardia, sono stati in media rilevati 257 nuovi casi giornalieri, il 58 per cento di tutti quelli trovati in Italia. Al di là del responso sull’Rt (l’indice di trasmissione del virus) che, da quanto abbiamo appreso nelle ultime due settimane, penalizza soprattutto le regioni con pochi pazienti, la Lombardia nella valutazione può pagare il fatto che il numero dei nuovi infetti non accenna a diminuire in modo deciso. Nei sette giorni precedenti, i nuovi casi in media quotidiani erano stati pochi di più: 281. In altri termini: non c’è una sostanziale flessione dell’incremento degli ammalati.

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E questo emerge anche se si valuta la percentuale di positivi sulla base dei tamponi effettuati: sempre sopra il 4 per cento. In quest’ottica, il report sulle valutazioni regione per regione, che sarà diffuso oggi dall’Istituto superiore di sanità e dal Ministero della Salute, causerà non pochi dubbi. Ed è tutto il Nord-Ovest a destare preoccupazioni: su base settimanale in Lombardia si registrano 20 nuovi casi ogni 100 mila abitanti, ma lo stesso valore si ricava anche per la Liguria, mentre il Piemonte è arrivato a 12.

Al contrario l’Emilia-Romagna e il Veneto, tra le prime ad affrontare l’emergenza, sono in costante discesa, tanto che l’altro giorno erano arrivate rispettivamente a 16 e 8 casi, solo ieri hanno avuto un momentaneo aumento (74 e 12). Gli esperti sono molto preoccupati dalla situazione della Lombardia, come racconta il professor Luigi Toma, infettivologo dell’Ifo di Roma: «Dispiace dirlo, ma appare evidente che in queste regioni del Nord-Ovest, e in particolare in Lombardia, ci sia un alto numero di positivi non ancora riscontrati. Gli ultimi dati dimostrano che l’allentamento delle misure di contenimento in Lombardia ha portato a un evidente incremento dei nuovi casi; da infettivologo ho la sensazione che ancora ci sia qualcosa che non va nel tracciamento e nel monitoraggio. Mi riferisco alla Lombardia, ma anche al Piemonte e alla Liguria». Se in queste regioni c’è un problema di alto numero di positivi ogni giorno, c’è un’altra area che presenta dati da tenere d’occhio: la Provincia di Trento (ieri per fortuna però c’è stata una frenata), con dieci casi ogni centomila abitanti rilevati nell’ultima settimana. Anche se qui, va detto, si fanno molti tamponi. Nella valutazione della settimana scorsa, l’Rt di Trento aveva superato, come valore massimo, il limite critico di 1, ma tutti gli esperti invitano a non soffermarsi solo su questo indicatore, che ad esempio aveva fatto accendere la spia per la Valle d’Aosta. Dove però la situazione ormai pare sotto controllo: appena cinque casi negli ultimi sette giorni.
 

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