GIUSEPPE CONTE

Governo, raduno dei ribelli M5S su Zoom ma i vertici limitano la fronda. E Conte non correrà a Siena

Mercoledì 10 Febbraio 2021 di Emilio Pucci
Governo, Raduno dei ribelli M5s su Zoom ma i vertici limitano la fronda. Conte non correrà a Siena

«Siamo pronti ad entrare nel governo e a combattere per i nostri temi. Se vogliono bloccare la riforma della prescrizione faremo la guerra in Parlamento». Il Movimento 5 stelle è già passato alla fase due. A indossare l'elmetto per difendere le proprie misure, ben consapevole che il premier non farà da scudo come ha fatto Conte in questi anni, ma con il convincimento che in questo momento «non si può voltare le spalle al Paese». «La gente verrebbe con i forconi a prenderci», dice un big. «Non possiamo sottrarci», taglia corto un ex ministro.
Il secondo giro delle consultazioni è andato benissimo, il report dei vertici dopo l'incontro con Mario Draghi.

Prima rassicurazione: «Ci ha detto che il reddito di cittadinanza verrà migliorato ma non ridimensionato». Seconda: «Draghi ha preso in considerazione l'idea della creazione di un super ministero che coordini tutta l'attività riguardo alla transizione energetica e alle infrastrutture», ha spiegato Crimi al termine delle consultazioni. Terza garanzia: «Il premier incaricato non ha parlato di Mes». Altra mano tesa: «Non ci sarà uno stravolgimento del Recovery plan. Si riparte dal lavoro dei nostri ministri». Si tratta di un sostanziale via libera. 

Le posizioni «no al governo a tutti i costi» vanno accantonate. Ora si apre la partita sui ministri. E i pentastellati puntano su Di Maio e su Patuanelli. Ma il Movimento 5 stelle, in attesa che si pronunci Rousseau, resta una polveriera. Gli anti-Draghi hanno organizzato un vaffa day su zoom ma l'iniziativa è considerata anche da chi non esulterà per la nascita di questo governo come «sguaiata e scomposta». Questo non vuol dire che la fronda dei malpancisti sia scomparsa a palazzo Madama. Restano le perplessità, anche se il fronte dei dissenzienti si è assottigliato. «L'astensione sarebbe la soluzione migliore», dice Di Battista, «quello che mi ha molto dispiaciuto è stato l'accoltellamento di Giuseppe Conte. Esiste un mondo fuori che ti giudica e giudica quello che il M5S fa».

Oggi, però, tutte le prime file ci metteranno la faccia. Arriverà un video di Grillo, parlerà il responsabile della Farnesina, ci sarà un appello dei capigruppo Licheri e Crippa, si spenderà il capo politico Crimi. Non il premier uscente Conte ma spiegano i sui fedelissimi solo perché in questa fase intende rispettare il travaglio all'interno del Movimento. 

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Il giurista pugliese, pur amareggiato da come il vento della politica possa cambiare direzione così velocemente, non ci pensa proprio a farsi da parte. Fino ad una settimana fa c'era il partito del «un solo nome: Conte», ora c'è il fronte «tutti per Draghi». Ma il premier uscente che ieri ha salutato tutti i dipendenti di palazzo Chigi e i suoi ministri («Sono fiero di voi»), mira a restare centrale, a dare una mano al Movimento, magari nel ruolo di padre nobile, smentisce di voler portare avanti un'Opa sui pentastellati, ritiene di essere ancora il cardine dell'alleanza rosso-gialla, spera dice un big M5S che il suo nome possa essere speso per il dopo-Mattarella. E ha detto no (parlando con l'agenzia AdnKronos) all'ipotesi di una sua candidatura a sindaco di Roma ma anche per il collegio di Siena.

 

A schierarsi contro il suo nome era stato il Pd locale, ma anche Boschi per Italia viva e il sindaco di Firenze Nardella. «Il destino personale del presidente Conte francamente non è la priorità», ha tagliato corto la prima. «Si lasci decidere alla Toscana e a Siena, ai dirigenti locali e agli iscritti», ha rimarcato il secondo. «Le alleanze si decidono nei territori», ha spiegato Zingaretti. 

Ultimo aggiornamento: 10:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA