«Allo Stato i rischi, a noi i guadagni», ecco i nove trucchi dei secessionisti

Giovedì 14 Febbraio 2019 di Marco Esposito

Se esce testa, vinci. Se esce croce, vinci. Lombardia e Veneto premono per costruire l'autonomia con la strategia win-win - o vinci oppure vinci - azzerando i rischi per se stessi e scaricando tutta la responsabilità di far quadrare i conti sullo Stato. O, meglio, su quel che resterà dello Stato una volta succhiate le 23 materie e le relative risorse.

Le intese Lombardia-Stato e Veneto-Stato contengono ben nove «norme-paracadute» per azzerare le incognite finanziarie per chi chiede l'autonomia. Un esempio per tutti. Spetterà allo Stato domani come adesso la lotta all'evasione fiscale, con costi di personale e di intelligence a carico delle casse comuni, ma se si recupereranno somme evase da contribuenti disonesti di Lombardia e Veneto, queste andranno dritte dritte nei forzieri delle due Regioni. Quindi spese a carico di tutti gli italiani e incassi regionalizzati.
 
Nel trasferire le funzioni si trasferiranno anche i soldi che oggi lo Stato spende in Lombardia e Veneto, con un passaggio che per il primo anno sarà neutrale. E fin qui, nessuno vince e nessuno perde. Presto però andranno calcolati i fabbisogni standard, con l'intervento di una Commissione di nuovo conio con rappresentanti dello Stato e delle Regioni tutte. Una commissione simile esiste già e si chiama Commissione tecnica fabbisogni standard, ma per misteriose ragioni se ne vuole creare un doppione mentre basterebbe integrarne i componenti rafforzando i rappresentanti delle Regioni.

Tale Commissione-bis secondo l'intesa avrà un anno di tempo per determinare i fabbisogni standard, tenendo conto anche dei livelli essenziali delle prestazioni, citati qua e là nell'articolato, ma che tocca al Parlamento definire. Secondo l'intesa, per la corretta misurazione dei fabbisogni bisogna tener conto sia della popolazione, sia della ricchezza della stessa. Una formula che fa a pugni con la Costituzione, in base alla quale un ricco non ha più diritti di una persona con minore capacità fiscale ma semmai il compito dello Stato è rimuovere gli ostacoli all'uguaglianza e non alzare muri tra persone agiate e persone non benestanti.

Tuttavia supponiamo che, almeno su alcune materie, la Commissione-bis stabilisca che il fabbisogno corretto in Lombardia e Veneto sia inferiore a quello attuale. Cosa accade? Si apre il primo paracadute, che stabilisce che i fabbisogni possono essere maggiori dei servizi attuali ma mai inferiori. E ancora: supponiamo che determinare i fabbisogni standard si riveli più complesso del previsto. In quel caso dopo tre anni si applica il valore medio della spesa procapite statale. Si dirà: chi garantisce a Veneto e Lombardia che la media sia a loro favorevole? La risposta è facile: se è favorevole, si applica la media, se è sfavorevole, resta la spesa storica. Altro che «efficientamento della spesa», come ancora ieri prometteva il ministro Erika Stefani. Con tali formule la spesa pubblica in Lombardia e Veneto può solo salire e mai scendere, indipendentemente dalla qualità dei servizi.

Un doppio paracadute si apre sulle tasse devolute alle Regioni autonome. Si assegna la quota per attribuire il gettito necessario, tuttavia se l'economia va bene e le imposte sono superiori al previsto, il di più resta alle Regioni. E se le cose vanno male o viene praticato un ribasso di aliquota? Il meccanismo è chiaro: lo Stato assorbe il colpo ma garantisce la «completa compensazione» ai secessionisti.

Addio incertezze per gli autonomisti anche sugli investimenti pubblici. I fondi sono nazionali, ma la quota destinata a Lombardia e Veneto deve «consentire una programmazione certa», quindi se ci sarà necessità di risparmiare si potrà tagliare solo agli investimenti nelle altre regioni. Il termine «risorse certe» ricorre anche per il settore ambiente, con un fondo a carico dello Stato, destinato alla singola Regione autonoma, che non potrà essere tagliato. Situazione analoga per l'istruzione: passerà il personale, con risorse «almeno pari» a quelle attuali. Quindi superiori e mai inferiori, anche se si dovesse accertare qualche eccesso di spesa.

Una volta definita la quota di imposte nazionali, a partire dall'Irpef, che deve restare in Veneto e Lombardia per coprire le spese per le specifiche materie trasferite, si potrebbe immaginare che la sete di denaro delle due Regioni sia appagata. Ma si sbaglierebbe. Infatti nelle pieghe del provvedimento ci sono anche nuove fonti di entrata del tutto sganciate dal calcolo dei fabbisogni. La quota più consistente probabilmente è legata al gettito dell'imposta sostitutiva sui valori dell'attivo dei fondi pensione maturati in Lombardia e Veneto. La quota è pari all'11% dei rendimenti e oggi lo Stato incassa quasi un miliardo di euro, da spendere in modo omogeneo lungo la penisola. Con il regionalismo differenziato il gettito sarebbe destinato in gran parte alle aree più ricche del Paese, considerando che l'adesione ai fondi pensione integrativi è molto più elevata in Lombardia e Veneto.

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