Salvini, nuova crociata contro il salva-Roma: «O tutti o nessuno»

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di Mario Ajello

ROMA Il luogo è la sala Koch del Senato, per la presentazione del nuovo libro di Carlo Nordio sulla «Stagione dell’indulgenza e i suoi frutti avvelenati». E lo slogan con cui Matteo Salvini, invece di indietreggiare, cerca di rilanciare la sua crociata contro il Salva Roma è questo: «O tutti o nessuno». Che è un modo per non dare riconoscimento alla straordinarietà di Roma e al suo ruolo speciale di Capitale. L’equiparazione dell’Urbe agli altri Comuni («Non possiamo aiutare soltanto Roma, dobbiamo pensare ai problemi dei cittadini di tutta la Penisola») ormai è un topos della retorica del salvinismo. Che rispolvera le vecchie posizioni lumbard della Lega, a dispetto del superamento del nordismo professato ma non praticato. Basti pensare allo Spacca Italia delle autonomie, sia pure finite su un binario morto, rivendicato da Salvini. 

Il ministro dell’Interno, dal tavolo dei presentatori del libro, incalzato dalle domande, ripete più volte il suo «O tutti o nessuno», e ogni volta scandisce di più le sue parole. «Disponibilissimo a fare tutto per i romani, a prescindere da chi governa il Campidoglio, ma per quanto riguarda i debiti serve un concetto di equità: o si interviene per ogni città o per nessuna. Ci sono tanti Comuni finanziariamente disastrati, al Nord, al Centro e al Sud». Il che è vero: ma Roma è Roma. O no? «Io sono ministro di 60 milioni d’italiani. Anche se Roma è la Capitale, e abbiamo investito su Roma la maggior parte dei soldi perché è il biglietto da visita, sono in sofferenza anche altri posti e meritano attenzione a loro volta». Quindi Roma - «l’unica città italiana che non vanta unicamente tradizioni municipalistiche», parola di Cavour - messa sullo stesso piano delle altre? Sì. «Va sostenuta ancha Catania che tra pochi giorni non avrà più soldi per pagare gli stipendi dei dipendenti. E Alessandria che chiede la dilazione del debito in 30. Apriamo un dibattito su tutti i Comuni. Non solo Roma e la Raggi. Bisogna aiutare anche gli altri cittadini che hanno le stesse identiche necessità e esigenze di chi vive qui». 

L’ISOLAMENTO
Altri passaggi del discorso del leader leghista sono stati applauditi dalla platea, ma questi no. E l’isolamento politico che grava sulla Lega in questa partita si è potuto toccare con mano anche in questa sala. Del resto la strategia leghista, per bloccare l’intervento del governo sui debiti della Capitale, si è impantanata almeno in questa fase precedente alle elezioni europee. Ma anche dopo la crociata lumbard non sembra affatto destinata ad avere grande seguito, perché condotta tra la freddezza e il dissenso generale. Ieri sono scaduti i termini per la presentazione degli emendamenti parlamentari, e i 5 stelle non hanno depositato quello per ripristinare nel decreto crescita la norma sul debito di Roma. La partita, come tante altre, è rimandata al dopo 26 maggio. E sarà difficilissima, o persa in partenza, dal Carroccio che oltre ai 5 stelle ha contro tutti sul Salva Roma: da Forza Italia le dichiarazioni di Antonio Tajani contro il «depauperamento della Capitale» sono molto decise e anche Berlusconi, che il Salva Roma inventò, non è certo sulla linea di Salvini. Fratelli d’Italia lancia quasi quotidianamente i suoi allarmi: «Si vuole sminuire la forza di questa grande città». E il Pd - Zingaretti ha detto: «Possiamo votare il Salva Roma» - in questa partita sembro convertito al buon senso e alla tutela degli interessi generali che hanno nella città-simbolo della nazione il riassunto. 

L’isolamento di Salvini, che per colpire il Campidoglio grillino rischia di far pagare i conti della sua crociata a tutti i cittadini romani, si completa con la questione della legge sulle autonomie. Che fa registrare il definitivo dietrofront. La ministra Erika Stefani dà segni di cedimento: «Il vero confronto sul regionalismo differenziato si farà dentro le aule del Parlamento. Queste saranno madri dell’attuazione di una importante norma costituzionale». E c’è l’ammissione di una sconfitta in queste parole: la Lega che voleva bypassare il Parlamento e cambiare l’assetto istituzionale della nazione quasi alla chetichella ha riconosciuto che non si può. E i grillini festeggiano: «Non eiste neanche il testo di questa legge», esulta la ministra pentastellata per il Mezzogiorno, Barbara Lezzi. 

Intanto Salvini incalza su Roma: «Mi piange il cuore vederla ridotta così. Ma non serve dare soldi. Il problema è avere una amministrazione competente e una macchina amministrativa efficiente. Noi sulla sicurezza, penso a Strade sicure, alle telecamere e all’aumento del numero dei poliziotti, a Roma stiamo dando tanto». Di certo però il vicepremier, che in questa città ci vive e a suo dire anche bene, non le sta dando l’importanza che merita. E il motto «O tutti o nessuno» suona come una ingiusta (o una surreale) diminutio. 
o oltraggio. 
Giovedì 16 Maggio 2019, 00:38 - Ultimo aggiornamento: 16-05-2019 11:29
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1 di 1 commenti presenti
2019-05-16 08:57:32
Pensare che con 49 milioni si potrebbe fare qualcosa per Roma....

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