MATTEO SALVINI

Salvini (dopo le dimissioni di Durigon) cerca la rivincita: ora la delega sui migranti

Sabato 28 Agosto 2021 di Marco Conti
Salvini cerca la rivincita: ora la delega sui migranti

Il giorno dopo le dimissioni di Claudio Durigon a far rumore è il silenzio della Lega. Nessun esponente di partito o di governo del Carroccio si espone per difendere o commentare la decisione dell'ormai ex sottosegretario che ha scritto una lunga lettera aperta forse anche per trovare quella solidarietà che invece langue. L'unico a parlare è l'ex sottosegretario Edoardo Rixi, che fu costretto a dimettersi nel Conte1 per un'inchiesta dalla quale è stato assolto, e che si dice «dispiaciuto» mentre non esclude che possa essere lui a prendere il posto del leghista di Latina al ministero dell'Economia, anche se il più favorito sembra essere Massimo Bitonci.

In un primo momento Matteo Salvini pensava di poter salvare l'ex sindacalista imponendogli il silenzio il giorno dopo quel 4 agosto quando, a Latina, Durigon propose in un comizio di reintitolare a Arnaldo Mussolini il Parco comunale. Gli attacchi di Pd e M5S hanno fatto facile breccia anche per il vuoto che si è subito fatto intorno all'uomo forte del Lazio. D'altra parte l'ex sindacalista, che in pochi mesi era riuscito a scalare la Lega, diventare deputato e poi sottosegretario scavalcando il cursus honorum leghista, ne aveva generato di malumori. Invidie e gelosie che continua a raccogliere la pattuglia dei non-leghisti ai quali Salvini ha assegnato posti in Parlamento e negli ultimi due governi, a danno dei tanti che non si sono persi un rito dell'ampolla. 

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Non a caso Durigon nella sua lettera di dimissioni ringrazia solo Salvini e accessoria la missiva con un nuovo attacco alla ministra dell'Interno Luciana Lamorgese tutto incentrato sulla questione dei migranti. In attesa dell'incontro a tre - Draghi, Salvini Lamorgese - il leader della Lega non molla nella speranza di ottenere a breve una rivincita con il passaggio delle deleghe all'immigrazione al leghista Nicola Molteni. La caduta di Durigon, sino a ieri considerato il numero tre del Carroccio dopo «il Capitano» e Giorgetti, rischia soprattutto di complicare a Salvini il già non facile appuntamento elettorale di ottobre. Più che al successo dei singoli candidati-sindaci, Salvini guarda con sempre maggiore ossessione al possibile sorpasso di Giorgia Meloni. A Roma e nel Lazio la distanza tra Lega e FdI potrebbe risultare stellare e l'apporto del partito del centrosud rischia di diventare marginale per le percentuali della Lega. Ma se il Nord risulterà ancora decisivo diventa per Salvini ancor più difficile immaginare di prendere le distanze da un governo che sta portando il pil al 6% e che distribuisce soldi con il Pnrr. A Milano, dopo decenni di continua candidatura al consiglio comunale, Salvini ha scelto di non presentarsi indebolendo ancor più il candidato leghista che gira con la pistola. 

A Roma il candidato del centrodestra lo ha proposto Giorgia Meloni e il successo, o l'insuccesso di Michetti, si misurerà sulle percentuali che ognuno porterà. Ai colonnelli del Nord, ai quali l'ex sindacalista è stato sempre poco simpatico malgrado il cognome veneto, Salvini ha però dato solo mezza testa di Durigon. Via dal governo ma non dal partito perché dopo le amministrative il leader della Lega pensa di avviare il cantiere della federazione con Forza Italia e gli altri cespugli di centro. «Continua il mio impegno».

 

Sono pronto ad investire tempo ed energie anche per Latina, per Roma e per altre battaglie importanti», scrive ancora Durigon. Senza i voti raccolti nel centrosud è infatti difficile per il Carroccio andare a due cifre e, soprattutto, tener testa alla Meloni che punta ad arrivare prima nel centrodestra ad ottobre e tra un anno e mezzo in modo da poter rivendicare la regola secondo la quale il primo partito guida il governo. A meno che anche Salvini non si convinca che è meglio cambiare la legge elettorale. 

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