Salvini e il processo Gregoretti: rischio condanna, ma il giudizio non è ancora scontato

Giovedì 13 Febbraio 2020 di Michela Allegri
Salvini e il processo Gregoretti: rischio condanna e spettro decadenza. Ma il giudizio non è scontato

ROMA Il Senato ha concesso l'autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini sul caso Gregoretti, ma il destino processuale - e politico - dell'ex ministro dell'Interno non è per niente scontato. Perché ora gli atti verranno nuovamente trasmessi al procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, che per la stessa vicenda aveva sollecitato l'archiviazione dell'inchiesta. E perché la difesa del leader leghista proverà a smontare punto per punto le contestazioni.

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Salvini è accusato di sequestro di persona aggravato per avere bloccato per sei giorni 131 migranti a bordo della nave della marina militare che, nel luglio scorso, li aveva soccorsi nel Mediterraneo centrale. Il Tribunale dei ministri ha ritenuto che il divieto allo sbarco fosse una violazione penale. E gli atti sono stati trasmessi a palazzo Madama che ieri ha dato il via libera al giudizio, rispedendo l'incartamento a Catania. Quella di Salvini potrebbe funzionare come un'imputazione coatta, e dunque Zuccaro dovrebbe obbligatoriamente sollecitare il rinvio a giudizio. Poi ci sarà l'udienza preliminare, dove il procuratore di Catania potrebbe chiedere il proscioglimento. In caso di processo, il leader della Lega rischia una condanna fino a 15 anni di carcere.

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Circostanza che si porterebbe dietro un risvolto politico di primo piano: l'applicazione della legge Severino. Se ci fosse una condanna in primo grado, il leader della Lega potrebbe rischiare la sospensione da ogni incarico per un massimo di 18 mesi. Mentre in caso di condanna definitiva il rischio sarebbe quello della decadenza dalla carica politica. Era stato lo stesso Salvini a dirsi preoccupato per l'applicazione della legge Severino: «È l'unica cosa che stiamo seguendo con attenzione», aveva dichiarato. Ma la difesa, comunque, ha alcuni assi nella manica da tirare fuori in un eventuale processo.
 


LA DIFESA
Le argomentazioni su cui gli avvocati punteranno per scagionare l'ex capo del Viminale sono principalmente tre. Il primo punto è che la Gregoretti ha salvato gli immigrati col parere favorevole di Salvini, intervenendo in acque maltesi: è inverosimile - sostiene la difesa - immaginare che un ministro voglia salvare delle persone per poi sequestrarle. Il secondo punto è che non si sarebbe trattato di un sequestro, visto che le persone sull'imbarcazione erano al sicuro e protette. La discesa a terra, inoltre, non sarebbe stata vietata, ma solo rallentata dalle trattative per la redistribuzione e per la verifica delle persone a bordo. La difesa sottolinea che sul punto l'interesse nazionale era evidente, visto che il governo tedesco aveva fatto sapere che tre persone in viaggio sulla Gregoretti erano soggetti in grado di mettere a rischio la sicurezza nazionale. Terzo punto: a dire dell'ex ministro dell'Interno, tutto il governo italiano era consapevole e, quindi, d'accordo con la linea da lui intrapresa. Secondo l'accusa, invece, il leader leghista avrebbe abusato dei suoi poteri privando della libertà personale i migranti bloccati sulla nave. Ci sarebbero due aggravanti a complicare la posizione processuale: l'avere agito nell'esercizio delle funzioni di pubblico ufficiale e la presenza di minori a bordo. La battaglia ricomincia adesso.

Ultimo aggiornamento: 18:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA