Virus, governo e scienziati a Salvini: «Niente mascherina? Follia». Indagine a palazzo Madama

Mercoledì 29 Luglio 2020 di Barbara Acquaviti
Governo e scienziati a Salvini: «Niente mascherina? Follia» Indagine a palazzo Madama

Il risultato, con ogni probabilità, è proprio quello che speravano: anche male, purché se ne parli. Il convegno dei cosiddetti negazionisti, quelli che «in Italia non c'è più un'emergenza legata al Covid e le mascherine non servono», il giorno dopo continua a dividere la comunità scientifica ma anche la politica, con una indignazione che va al di là degli schieramenti.

Alla fine è costretto a muoversi anche il Senato, che il contestato evento ha ospitato: i questori fa sapere il presidente Elisabetta Casellati stanno eseguendo un'istruttoria per il mancato rispetto delle regole, a cominciare dal rifiuto di Matteo Salvini e Vittorio Sgarbi di indossare il dispositivo di protezione nonostante la sollecitazione dei commessi.

D'altra parte, l'obiettivo politico principale del leader della Lega è proprio quello di alimentare l'idea di un governo che chiede la proroga dello stato di emergenza non per reali necessità di tutela sanitaria ma per allargare i suoi poteri e allo stesso tempo allungare la propria durata. Teoria che ha ribadito anche ieri nell'aula di palazzo Madama di fronte al premier: «Senza emergenza non c'è lo stato d'emergenza. Lei sta mentendo agli italiani, lei sta dicendo bugie».

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Il ministro della Salute, Roberto Speranza, prova a evitare la polemica: «Continuo a pensare che sia importante non dividersi su questioni fondamentali. Ci sono misure essenziali, che non possono essere messe in discussione se non vogliamo vanificare i risultati ottenuti». Meno diplomatico, invece, il responsabile dei Rapporti con il Parlamento, Federico D'Incà secondo cui il convegno «è stato una follia. Dobbiamo sempre ricordare i morti e dobbiamo avere rispetto delle famiglie che hanno sofferto. Credo che il comportamento di Salvini di non portare la mascherina all'interno del Senato debba essere richiamato».

Il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, lo stesso che in tempi di lockdown si diceva pronto a usare il lanciafiamme contro i trasgressori, la mette sul pratico: quello emerso dal convegno per lui «è un messaggio di totale irresponsabilità. Ma non è un concetto filosofico perché basta leggere i numeri».
 


Il leghista Luca Zaia sembra non aver dimenticato i tempi in cui il Veneto era epicentro dei focolai. E, anche se non prende ufficialmente le distanze dalla posizione del leader del suo partito, mostra un approccio molto diverso. «Non commento, ma non era un'assemblea di negazionisti», assicura sebbene proprio lui ribadisca quotidianamente la necessità di indossare la mascherina quando ci si trova in luoghi chiusi o comunque a meno di un metro di distanza dalle altre persone.

Ma le critiche arrivano anche dall'interno del centrodestra. La senatrice di Forza Italia, Gabriella Giammanco, sottolinea come alcuni dei cosiddetti negazionisti «sono gli stessi che prima dell'esplosione della pandemia andavano a discettare in tv sostenendo che essere contagiati dal covid 19 fosse come prendersi una semplice influenza, peccato che in Italia piangiamo oltre 35 mila morti e nel mondo la cifra di chi non ce la fa cresce ancora, giorno dopo giorno».

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Contro le tesi del convegno si schiera anche il virologo Andrea Crisanti, che scinde i due piani della discussione. «Una cosa è la scienza, una cosa è la politica. Quando si incoraggiano comportamenti in contrasto con le misure di distanziamento non posso che dissociarmi».

Ma le divisioni attraversano anche la comunità medica. Alberto Zangrillo difende la sua scelta di partecipare all'evento ma rifiuta l'etichetta che gli è stata messa addosso. «Essere definito negazionista dopo aver visto personalmente ognuno dei circa 1.200 malati curati al San Raffaele, dopo aver lavorato notte e giorno fino al 18 aprile nelle 5 rianimazioni dell'ospedale e dopo aver personalmente trasportato malati gravissimi nel mio reparto, mi porta a considerare gli autori delle accuse quali persone in malafede, che si espongono al rischio di querela per diffamazione».

 

 

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