Sanità, è emergenza medici: ne mancano almeno 16mila

Venerdì 4 Ottobre 2019 di Ettore Mautone
Sono giornate di intenso lavoro in via Lungotevere Ripa a Roma dove il ministro della Salute Roberto Speranza (Leu) è impegnato a definire l'agenda di ottobre. Da chiudere di corsa c'è il Patto per la Salute per inserire nella legge di Bilancio misure chiave ispirate al disegno di legge, a sua firma, affidato a luglio al vaglio della Commissione Affari Sociali della Camera.
 
Oltre all'abolizione del superticket sulle ricette, alla lievitazione di 2 miliardi per anno (nel biennio 2019 e 2020) del fondo sanitario (che passa da 114 a 118 miliardi) il pezzo forte è l'intervento per allentare il freno sul personale. Il tetto fissato all'1,4% in meno della spesa del 2004, sebbene reso flessibile già dal precedente governo, va rivisto. Recenti dati Eurostat evidenziano che in Italia negli ospedali nel 2016 operavano circa 213 medici ogni 100.000 abitanti mentre in Francia erano 264, in Germania 237 e in Spagna 227. Senza interventi nel 2025 si rischia di scendere a 181 medici ogni 100.000 abitanti. Concorsi deserti, ricorso ai medici a gettone, chiusura di servizi sono il prezzo da pagare agli organici ridotti che obbligano i medici a turni gravosi, surplus di orario e ferie non godute.

Il dato da cui partire è il calcolo del fabbisogno. Speranza sta attingendo a varie fonti: Regioni, Asl, centri studi indipendenti come Gimbe, parti sociali e sindacati di categoria. La sintesi sarà politica e imporrà delle scelte. L'orientamento è autorizzare concorsi a tempo indeterminato di personale da destinare all'adeguamento dei servizi d'emergenza-urgenza, terapia intensiva e subintensiva, riabilitazione, centri trapianti e di alta specialità, assistenza domiciliare. Per converso si pensa alla riduzione, in via permanente e strutturale, delle spese per il personale precario e per l'acquisizione di beni e servizi ma i sindacati confederali (cui il ministro Speranza intende ridare ruolo) hanno posto il paletto della salvaguardia dei titolati di rapporti a tempo determinato. Un serrato confronto è in corso in Regioni come la Campania che hanno attinto a piene mani agli avvisi pubblici per tamponare le falle. Le carenze che emergono dal confronto tra curve di pensionamento e nuovi specialisti formati nel periodo 2018-2025 si stimano comunque contenute in una forbice che oscilla tra 16 mila e 20 mila medici. «Si fa presto a dire fabbisogno - commenta Antonio De Falco segretario regionale campano della Cimo (Confederazione italiana medici ospedalieri) - in realtà quello che conta sono le scelte di programmazione e politica sanitaria. Un fabbisogno indistinto senza una scelta su quali servizi puntare e su quale livello di offerta assistenziale erogare non ha senso. Se andiamo a guardare gli atti aziendali del Piano ospedaliero della Campania (approvato dal ministero a marzo scorso, ndr) impressione la disomogenea distribuzione del personale di una stessa disciplina tra una unità operativa e l'altra. Lo standard non dovrebbe solo riguardare il numero di primari e dirigenti ma anche la configurazione delle singole unità per disciplina. Poi in base a ciò si può decidere di razionalizzare l'offerta laddove non si riesca a coprire le necessità di tanti piccoli pronto soccorso. Meglio accorpare e far funzionare meglio i grandi ospedali che disperdere risorse tra tanti piccoli ospedali».

La mappa delle carenze è intanto disegnata in un dettagliato studio dell'Anaao (dirigenti medici). A guidare la classifica delle regioni è il Piemonte al Nord, la Toscana al Centro, la Sicilia al Sud con un record per i pronto soccorso in Campania. Fa invece eccezione il Lazio in equilibrio. In Piemonte il saldo negativo è di 2004 medici, in Veneto l'ammanco è di 501 specialisti, in Emilia si arriva a 597 figure mancanti (soprattutto cardiologi, pediatri, psichiatri e radiologi). Per la Campania il saldo negativo è di 1090 unità e le carenze maggiori riguardano i pronto soccorso (880 in meno). Sono pochi anche cardiologi, pediatri, chirurghi, ortopedici e anestesisti. Ingiustificata sarebbe invece la richiesta regionale di anestesisti. «Il nodo delle carenze di specialisti - avverte Bruno Zuccarelli primario al Monaldi e vicario nazionale dell'Anaao - può essere sciolto solo reclutando nei concorsi anche specialisti all'ultimo anno di formazione mentre siamo contrari all'ingresso di medici solo abilitati come proposto dal Veneto in violazione delle leggi comunitarie. Le borse finanziate dalla Regione? Un bene ma nonostante la Campania in Italia è quella che finanzia più contratti aggiuntivi (105), ciò avviene a pioggia in branche che saranno addirittura in surplus». D'altro canto, suscita una certa impressione confrontare i numeri di contratti Miur per specialità: medicina d'emergenza-urgenza, branca che andrà in gravissima sofferenza, aveva 10 contratti statali per anno di poco incrementati dall'ultimo governo ed alla pari con fisiatria e radioterapia.

Speranza nei giorni scorsi a Piazza Plebiscito nella festa della Cgil ha rivendicato la necessità di reperire risorse per il personale: «Occorre trovare la forza per garantire i servizi ai cittadini. Il capitolo sanità, in questa fase di avvio del governo - ha aggiunto - conta molto perché pesa molto nella vita delle persone. Le risorse in sanità non vanno considerate banalmente come una spesa, ma come un investimento straordinario sulla salute e sul benessere delle persone. Un salto culturale che noi dobbiamo fare, e lavoriamo per questo obiettivo». Ultimo aggiornamento: 13:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA