Sciopero, Pd in tilt: «Meglio non parlarne». Bonomi: è un errore

Sabato 11 Dicembre 2021 di Mario Ajello
Sciopero, Pd in tilt: «Meglio non parlarne». Bonomi: è un errore `

I dem più sinceri in queste ore così definiscono il proprio partito: Psyco Pd. Tutto per colpa dello sciopero generale di giovedì prossimo che da sinistra è piovuto addosso alla maggiore forza di sinistra che non sa come maneggiarlo. Ed è caduto in preda a uno psicodramma gonfio di contorsioni, imbarazzi, vaghezze. Sulla falsariga della posizione, sfumata, non impegnativa e impaurita del segretario Letta: «Questo sciopero? Non lo giudico». Per paura di giudicare Landini, per non dire che Landini sbaglia e la Cgil con la Uil non hanno vere motivazioni per andare contro il governo. Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, si rifugia nell'effetto sorpresa: «Lo sciopero mi sorprende». 

Ma è giusto o sbagliato questo sciopero per il capo delegazione dem nell'esecutivo? Dopo la «sorpresa», nessun giudizio e parlare di «sorpresa» non è impegnativo. Straordinaria la fuga espressiva del vice-segretario Provenzano (filo Cgil, mentre l'altra vice-segretaria, la Tinagli, iper-riformista e non sarebbe strano vederla il 18 nella contro-piazza anti-cigiellina della Cisl a favore della manovra draghiana) che si rifugia in un eloquente non posizione: «Preferisco non parlare dello sciopero». La paura di sostenerlo (si arrabbierebbe SuperMario), la paura di denigrarlo (e tanti saluti al compagno Landini) ma servirebbe un coraggio che non c'è e si finirebbe (non sia mai!) con il dare ragione alla posizione di Bonomi, il presidente della Confindustria: «Lo sciopero è una strada sbagliata, un problema per l'Italia, una manifestazione identitaria» (e Landini si è offeso: «Credo che in vita sua uno sciopero non lo abbia mai fatto, non ha mai avuto il problema di doversi battere per migliorare la condizione non solo sua ma anche degli altri»). E ancora Provenzano: «Il compito di un partito non è dare un giudizio su uno sciopero». 

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L'altro refrain, nello Psyco Pd, che vuole essere di governo («La manovra finanziaria di Draghi è positiva e espansiva», dicono al Nazareno) ma anche stare con chi critica il governo, è questo: «Continuiamo il dialogo». Lo dicono un po' tutti, dall'influente senatore franceschiniano Mirabelli a agli altri big parlamentari. Continuare un dialogo che non c'è più, visto che Landini ripete che si va in piazza punto e basta, più che realpolitik è surrealismo. E Orlando che dice «va rispettata l'autonomia sindacale», che cosa vuole dire? Che non gli piace il sindacato che attacca il governo di cui fa parte ma il sindacato è intoccabile e quindi meglio divagare con formulette poco significanti? Le divagazioni e le vaghezze dem sembrano rispondere a questa logica: magari si vota subito oppure si vota nel 2023, ed è meglio non inimicarsi la Cgil e la Uil che sono i grandi elettori del Pd. 

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Il cui psicodramma non dilania soltanto il partitone ma devasta anche il Campo Largo caro a Letta e che ancora non c'è. Con la sinistra-sinistra che attacca il Pd (Fratoianni: «I dem non hanno il coraggio di dire che questo è uno sciopero giusto»), Conte che vezzeggia il sindacato («Ascoltare le motivazioni dello sciopero») e Calenda dal lato riformista che tira in senso opposto: «Perché il Pd non ha il coraggio di dire che è uno sciopero ideologico e che la Cgil sta sbagliando clamorosamente?». Oddio, mi s'è ristretto il Campo largo ed è bastato uno sciopero per rimpicciolirlo, anzi per vanificarlo. Misiani, responsabile economia e finanza del Pd, ed ex viceministro al Mef, non fa che ripetere: «Bisogna mediare». Mediare con la Cgil che non vuole più mediare è la mediazione invocata, come se si potesse mediare da una sola parte. «Bisogna arrivare a una sintesi», secondo il bersaniano Vasco Errani. Formula multiuso che si adopera per restare in bilico. Ma ecco, sinistra-sinistra, Fassina: «Lo sciopero? Ho dolore, ma comprendo». Ma è il Pd di lotta e di governo quello che più risalta agli occhi. Ma anche alle orecchie. Con tutto quel vapore espressivo, il dire e non dire e il politichese usato come mezzo per tenersi buoni tutti. 

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