Senato, caos commissioni: è scontro sulle presidenze

Mercoledì 11 Dicembre 2019 di Lorenzo Calò

La data è il 17 dicembre: martedì prossimo infatti dovrebbe sbloccarsi l'impasse che si è verificato in Senato dove alcune commissioni fondamentali sono di fatto paralizzate perché acefale in seguito all'ingresso nella compagine di governo dei rispettivi presidenti che per questo hanno dovuto lasciare il posto. Un vulnus rispetto alla piena operatività di Palazzo Madama che la conferenza dei capigruppo, sollecitata dal presidente dell'Assemblea Elisabetta Alberti Casellati, ha provveduto a sanare individuando una data per superare lo stallo. La situazione più delicata è in commissione Sanità rimasta senza presidente per la nomina di Pierpaolo Sileri (M5s) a viceministro della Salute. La presidenza dovrebbe essere riconfermata in capo ai Cinquestelle dal momento che Leu esprime il ministro, Roberto Speranza. Ma la partita è tutt'altro che chiusa dal momento che il Pd rivendica la guida dello stesso organismo parlamentare mentre i grillini la vorrebbero conservare per lo meno fino a metà legislatura quando - per prassi - gli organismi di vertice delle commissioni parlamentari vengono rinnovati (o confermati). In ogni caso, i nomi più quotati per la presidenza della Commissione sono quelli delle due capogruppo di maggioranza: Maria Domenica Castellone per il M5s, e Paola Boldrini per il Pd. Fatto sta che da settembre a oggi la XII commissione permanente del Senato si è riunita solo otto volte accumulando ritardi nella trattazione di 24 provvedimenti di legge: un impasse che neppure una riunione ad hoc convocata lo scorso 22 ottobre è riuscita a dirimere.

E proprio sul versante salute il ministro Speranza ha aperto lo spoils system silurando il dg di Agenas, l'Agenzia del ministero che sovrintende sui servizi regionali: Francesco Bevere, rinnovato appena tre mesi fa, da ieri non è più il direttore generale. Nella lettera inviatagli dal vertice del ministero si chiede anche al manager di mettersi a disposizione del direttore del personale del dicastero di Lungotevere Ripa. Già integrata, invece, la commissione Lavoro dove il seggio lasciato libero dalla siciliana Nunzia Catalfo, del M5s, divenuta ministro, è stato assegnato a Iunio Valerio Romano, eletto in Puglia. Dunque, il Sud ha «conservato» il seggio.

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Situazione complessa in commissione Difesa, dove Donatella Tesei, della Lega, ha lasciato la presidenza dallo scorso 2 dicembre, dopo essere stata eletta governatrice dell'Umbria nelle elezioni regionali del 27 ottobre. I lavori per ora sono coordinati dalla vicepresidente Daniela Donno del M5s ma i giochi per l'elezione del presidente sono aperti. Il Pd rivendica la guida della commissione che però potrebbe andare ai Cinquestelle dal momento che i Dem esprimono già il ministro, Lorenzo Guerini. Per la verità ci sarebbe anche IV che ambisce a questa carica e propone Laura Garavini. Occhio ai numeri: il Pd ha solo due componenti, il M5s sette, la somma dei componenti del centrodestra è nove (4 Fi, 2 Fdi, 3 Lega). Quanto alle altre commissioni - di Camera e Senato - lo stesso Carroccio, passato all'opposizione, non ha nessuna intenzione di lasciare le presidenze, almeno fino a metà legislatura, quando per statuto (e per prassi) vengono riaggiornate. Dunque per ora sembra essere prevalsa la tesi sostenuta da Claudio Borghi (a capo della commissione Bilancio di Montecitorio) e Alberto Bagnai (presidente della commissione Finanze di Palazzo Madama). Nel dettaglio: alla Camera, i leghisti hanno ancora la presidenza della cruciale commissione Bilancio (Borghi), poi Ambiente (Benvenuto), Trasporti (Morelli), Attività produttive (Saltamartini), Lavoro (Giaccone). Al Senato, oltre alla sesta commissione Finanze e tesoro (Bagnai), Salvini controlla le presidenze delle commissioni Affari costituzionali (Borghesi), Giustizia (Ostellari), Istruzione (Pittoni), Agricoltura (Vallardi).

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