Sicilia, Renato Schifani stravince, il nuovo governatore: «Pari dignità e competenze». Il successo di Nello Musumeci

Sicilia, Renato Schifani stravince, il nuovo governatore: «Pari dignità e competenze». Il successo di Nello Musumeci
​Sicilia, Renato Schifani stravince, il nuovo governatore: «Pari dignità e competenze». Il successo di Nello Musumeci
Lunedì 26 Settembre 2022, 20:27 - Ultimo agg. 27 Settembre, 07:03
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Come ampiamente previsto Renato Schifani sarà il nuovo presidente della Regione Sicilia. L'esponente del centrodestra vince con circa il 40% e oltre una decina di punti di scarto. Anche se lo scrutinio va a rilento, il margine non potrà essere colmato dal secondo, che a sorpresa - ma non troppo - è Cateno De Luca, che ha fatto corsa in solitario.

«È una vittoria di tutto il centrodestra. Tutti avranno pari dignità, al di là dell'entità dei consensi che influiranno sulla composizione della giunta. Ma ribadisco che sarà il governo delle competenze». Così Renato Schifani parlando in conferenza stampa, a Palermo, facendo il segno di vittoria. «Ringrazio Berlusconi, Meloni, Salvini, Romano, Totò Cuffaro quando mi hanno dato la notizia della candidatura - afferma - Questa vittoria favorirà il popolo siciliano, perché ci sarà sinergia col governo nazionale».

Male il centrosinistra: la candidata Caterina Chinnici naviga intorno al 15%, poco dietro il candidato del M5s Nuccio Di Paola. Al momento il primato, come lista, se lo contendono M5s, FdI e Cateno De Luca ma per avere un quadro chiaro bisognerà attendere i risultati definitivi. Il centrodestra, comunque, dovrebbe avere la maggioranza in Assemblea siciliana.

«È una vittoria di tutto il centrodestra, tutti i partiti supereranno la soglia del 5% - dice Schifani che davanti ai cronisti fa il segno di vittoria con le dita - Ne sono felice perché ci sarà stabilità. Una maggioranza abbastanza qualificata rafforzerà l'azione del governo anche perché tutti avranno pari dignità, al di là dell'entità dei consensi che certo influiranno sulla composizione della giunta, ma ribadisco che sarà il governo delle competenze». Ammette la sconfitta De Luca che, nonostante gli exit poll lo davano in svantaggio di 13 punti, sperava che i dati reali ribaltassero le previsioni contando sul voto disgiunto, che c'è stato ma minimale.

«Io ho perso, ma penso che i siciliani non abbiano vinto», fa sapere quando era stato scrutinato appena il 5% delle sezioni. Per l'intero pomeriggio bocche cucite invece da parte dei dirigenti siciliani del Pd, con la segreteria chiusa e nessuna voglia di commentare: il segretario Anthony Barbagallo rimasto nel suo paese, a Pedara (Ct), Caterina Chinnici a Caltanissetta. L'unico a parlare è stato il segretario del Pd di Palermo, Rosario Filoramo: lo fa per annunciare che lascerà la guida del partito.

 

Nel M5s la delusione per il quarto posto di Di Paola è compensata dall'ottimo risultato della lista per le nazionali nei collegi uninominali, piazzandosi prima nell'Isola, ed eleggendo due parlamentari: Davide Aiello alla Camera e Dolores Bevilacqua al Senato. Riesce a conquistare due parlamentari nell'uninominale anche la lista 'Sud chiama Nord' di Cateno De Luca sindaco d'Italia, che piazza a Roma Dafne Musolino e Francesco Gallo. Quattordici su 18 i collegi che vanno al centrodestra che però fallisce l'en plein.

Mancano l'elezione alcuni big. Non ce l'hanno fatta l'ex ministro Stefania Prestigiacomo (Fi), la vice presidente al Senato di Fi Gabriella Giammanco, Bobo Craxi (Psi), l'ex sottosegretaria del M5s che si candidò alle primarie progressiste Barbara Floridia, la deputata di Fi Matilde Siracusano.

Eletto, invece, alla Camera, nel collegio uninominale di Agrigento, il candidato della coalizione di centrodestra Calogero Pisano, al centro di una dura polemica a pochi giorni dal voto per avere pubblicato in passato alcuni post sui social con parole di apprezzamento per Adolf Hitler, oltre che di sostegno per Vladimir Putin. E un biglietto per il Senato l'ha staccato anche Nello Musumeci, per lui una bella rivincita dopo avere dovuto digerire il «no» degli alleati alla sua ricandidatura a governatore, difeso solo da FdI: ben 150mila voti e un seggio a Palazzo Madama.

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