Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

GIUSEPPE CONTE

Spese militari, governo verso la fiducia sul decreto: quando si vota, l’iter, gli schieramenti. Ecco cosa può accadere

Mercoledì 30 Marzo 2022 di Diodato Pirone
Spese militari, governo verso la fiducia sul decreto: quando si vota, l iter, gli schieramenti. Ecco cosa può accadere

Ma che cosa sta succedendo sulle spese militari italiane? Davvero in Italia è in corso una corsa al riarmo? E davvero su questo nodo strategico il governo Draghi rischia di cadere? Per rispondere a queste tre domande dobbiamo procedere con ordine.

Il premier Mario Draghi incalza Giuseppe Conte: «Le armi? Da lui più soldi»

NESSUN RISCHIO PER IL GOVERNO

Innanzitutto va detto che il governo non cadrà. Nelle prossime ore si deciderà quando l'aula del Senato voterà il cosiddetto "decreto Ucraina" già approvato dalla Camera che consente l'invio di armi italiane a Kiev ma che non ha nulla a che fare con le prospettive delle spese militari complessive. Anche se da giorni il leader dei 5Stelle, Giuseppe Conte, sottolinea la contrarietà del Movimento ad un "aumento consistente" degli investimenti per la Difesa ha sempre detto che il M5S voterà "sì" al decreto anche se non verrà posta la fiducia. E' altamente probabile che fra la novantina di senatori M5S si verifichino molte defezioni ma bisognerà leggere queste mosse con molta calma perché i pentastellati sono divisi fra "contiani" (molto forti al Senato) e "dimaiani", vicini a Draghi e al Pd. E' in corso una guerra a due passi da casa e far cadere il governo italiano sarebbe un errore politico gravissimo.

 

PERCHE' DRAGHI E' SALITO AL QUIRINALE?

Perché allora il premier Mario Draghi si è recato ieri sera (29 marzo) al Quirinale per riferire al capo dello Stato, Sergio Mattarella, dopo un teso colloquio con Conte? L'obiettivo del premier è quello di sottrarre il lavoro del governo alle polemiche politiche di bottega. Nello stesso pomeriggio di ieri Draghi ha avuto un lungo colloquio con i leader di Francia, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti e vuole dimostrare, con il chiaro appoggio del Quirinale, che le fibrillazioni politiche non mettono a rischio il governo italiano in una fase così difficile come quella nata dopo l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia.

PERCHE' LA FIBRILLAZIONE DEL M5S?

Il Movimento è in affanno. I sondaggi lo danno sotto la soglia del 15% e Conte è stato appena rieletto leader con una votazione digitale bis necessaria dopo la sentenza di un tribunale che aveva annullato l'elezione precedente. Va sottolineato poi il duello interno son Luigi Di Maio che è ministro degli esteri e come tale garante nel mondo della linea politica del governo italiano. La sortita sulle spese militari si colloca in questo quadro. Conte ha ottenuto di stare sulle prime pagine per 4 o 5 giorni ma in quanto a risultati strategici il discorso è diverso. Sarà ripagato a livello elettorale? Si vedrà. 

COSA SIGNIFICA IL 2% PER LE SPESE MILITARI?

Fino a qualche giorno fa il tema delle spese per la Difesa era del tutto ignoto agli italiani e, dunque, per capirci qualcosa è necessario fare qualche cifra. L'Italia da sempre spende pochissimo per la Difesa. Ma nel 2015, dopo l'annessione della Crimea da parte della Russia, ha sottoscritto un impegno con la Nato per portare il bilancio militare al 2% del Pil. Impegno non rispettato finora non solo da noi perché in Europa solo Gran Bretagna, Francia e Grecia spedono più del 2%. Tuttavia a partire dal 2018 (governo Gentiloni) la Difesa ha assorbito una quota sempre maggiore di risorse. Durante i due governi Conte (da metà 2018 a febbraio 2021)  la spesa militare è aumentata del 17%. Per quest'anno le risorse per la Difesa ammontano a 25,5 miliardi (compresi i 7 per i Carabinieri), ne mancano circa 10, di miliardi, al 2% del Pil. Obiettivo che nessuno prevede di raggiungere nel 2023 ma forse nel 2024 o anche dopo.

MA SPENDERE DI PIU' PER LA DIFESA SIGNIFICA RIARMARE? 

La risposta è chiara: no. Riarmare ha un significato preciso: prepararsi ad una guerra ad alta intensità, cioè quella che la Russia ha portato in Ucraina con bombardamenti massicci, missili, carri armati, migliaia di mezzi cingolati e ruotati. In Europa nessuno Stato, neanche la Gran Bretagna che pure ha l'esercito più organizzato, dispone di forze armate così strutturate. Per avere un'idea della situazione Francia, Germania e Italia tutte assieme dispongono ad oggi di appena 5/600 carri armati funzionanti. Siamo a zero. E, dunque, riarmare un esercito come si deve in poco tempo è letteralmente impossibile e non basterebbero certo i 10 miliardi in più dell'ipotetico passaggio al 2% del bilancio italiano della Difesa. Perché  allora stiamo spendendo di più per la Difesa? Perché dobbiamo mantenere un livello minimo di sicurezza e sicuramente l'attacco della Russia all'Ucraina (dopo lo sbarco in Siria e in Libia negli anni scorsi) dimostra che non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia.

IL CASO GERMANIA

Non a caso il paese europeo che si è sentito più minacciato dalle mosse di Putin, la Germania, ha deciso di spendere ben 100 miliardi per ricostruire da zero le sue forze armate. Un fatto importantissimo perché negli ultimi 80 anni ci siamo tutti abituati a una Germania disarmata. Dunque è bene essere chiari su questo punto: portare la spesa militare italiana al 2% (ammesso che ci si arrivi) non significa riarmare ma paradossalmente si tratta di una mossa ancora più strategica perché nel mondo post guerra putiniana è fondamentale rendere credibile la nostra capacità di difendere gli interessi italiani e di mantenere un ruolo internazionale per il nostro Paese. Umilmente, ma va detto che si tratta di una questione di serietà.

E' REALISTICO PUNTARE SULL'ESERCITO EUROPEO?

In questo scenario si sente molto parlare di esercito europeo. Una prospettiva realistica? Si vedrà fra un mese, dopo le elezioni presidenziali francesi. La Francia è posta di fronte al fatto nuovo della rinascita delle forze armate tedesche e deve decidere se "assorbirle" in una struttura europea integrata oppure ricominciare a temerle. Una terza via non si vede. Le forze armate europee sono una necessità perché oggi progettare un aereo o un carro armato è così costoso che nessuno stato europeo può permettersi investimenti adeguati mentre gli Stati Uniti sono molto impegnati sul fronte del Pacifico a fronteggiare la Cina. Tuttavia senza una chiara responsabilità politica (un ministro della Difesa europeo) non potrà mai nascere una credibile armata dell'Ue. 

COSA INSEGNA IL CONFLITTO RUSSO UCRAINO? E QUALI SONO LE CIFRE PER L'ACQUISTO DI ARMI?

Certo è che proprio la guerra russo-ucraina ha dimostrato la necessità di aggiornare gli strumenti bellici. Gli ucraini hanno inferto severe lezioni all'esercito russo adottando armi moderne come i droni kamikaze e usando massicciamente sul terreno piccole ed efficientissime squadre di commandos che hanno attaccato di notte i comandi russi e le colonne di carri e camion infliggendo perdite molto pesanti. Anche  l'aviazione russa ha dovuto fare i conti con tattiche di difesa efficaci da parte degli ucraini. Nel mondo di oggi, com'è e non come vorremmo che fosse, è più che mai necessario aggiornare gli strumenti militari italiani sia come tecnologie (pensiamo ad esempio alla protezione Cyber) che come preparazione degli uomini. Quest'anno (2022) il bilancio della Difesa prevede di spendere 8 miliardi (su 25) per l'acquisto di nuove armi e solo 2 miliardi per addestramento e manutenzione su una spesa pubblica complessiva che supera gli 800 miliardi di euro.

Ultimo aggiornamento: 21:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA