Spostamenti fra Regioni, no anche dopo il 15 febbraio. Ma i governatori aprono allo sci

Giovedì 11 Febbraio 2021 di Mauro Evangelisti e Claudia Guasco
Spostamenti fra Regioni, no anche dopo il 15 febbraio: stop col decreto ponte

In Abruzzo il 50 per cento dei nuovi contagi di Covid è rappresentata dalla variante B.1.1.7, l’inglese, quella che si trasmette molto rapidamente e che ha messo in ginocchio il Regno Unito. Situazione analoga nella parte meridionale del Molise. A Perugia gli ospedali esplodono e sta dilagando la variante brasiliana. In Emilia-Romagna ci sono 70 casi sotto osservazione di variante inglese, nel Lazio ne sono stati segnalati 13, in particolare ha preoccupato una scuola alla periferia est della Capitale dove sono stati individuati tre casi, sempre della B.1.1.7, e si è temuto che potesse essere un focolaio, anche se per fortuna è stato circoscritto. Sono solo alcuni flash per spiegare perché sarebbe molto pericoloso se dal 15 febbraio dovesse terminare il divieto di spostamento tra le Regioni: il giorno dopo, il 16, vi sarebbe la corsa ai viaggi.

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LO SPETTRO


Raccontano al Ministero della Salute: «Non è semplice spiegarlo agli italiani, perché in fondo i numeri dell’epidemia sono apparentemente discreti, con una sostanziale tenuta. Eppure, la diffusione delle varianti, quasi nascosta, c’è e non possiamo permetterci che finisca fuori controllo. Sarebbe un rischio enorme».

Al di là delle zone rosse decise a Perugia e in uno spicchio di Abruzzo, la corsa ai viaggi da una Regione all’altra avrebbe un effetto moltiplicatore delle occasioni di trasmissione delle varianti. Problema: serve un decreto e serve entro il 15 febbraio, per prorogare il divieto di oltrepassare i confini anche tra regioni in fascia gialla. Il governo uscente, come ha spiegato il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, per correttezza istituzionale aveva intenzione di lasciare l’opzione di varare il decreto al prossimo esecutivo che formerà il presidente incaricato Mario Draghi. I tempi, però, non tornano. Ieri mattina il ministro della Salute, Roberto Speranza, sempre molto attento nel mantenere alto il livello di sicurezza sanitaria, ha confermato: se dovesse servire, per evitare un vuoto normativo, potremmo approvare un decreto ponte, che prolunga il divieto degli spostamenti. Se ne parlerà domani, tutto dipenderà dalla tempistica della formazione del governo Draghi. Può essere sufficiente anche una copertura di 5-7 giorni, che eviti un periodo finestra che riempirebbe treni e autostrade, ma al contempo rispetti l’autonomia delle scelte strategiche che, sul fronte del contrasto dell’epidemia, vorrà compiere il nuovo esecutivo. Oggi si riunirà la Conferenza delle Regioni, che oltre a discutere di un documento sulla riapertura delle scuole e delle linee guida per gli impianti sciistici, cercherà una posizione condivisa sugli spostamenti e valuterà «l’attuale sistema di regole per la gestione e il contenimento della pandemia da coronavirus, in vista dell’adozione del prossimo Dpcm da parte del nuovo Governo».


ALLERTA


Ieri il coordinatore del Comitato tecnico scientifico, Agostino Miozzo, ha confermato l’indicazione, ripetuta più volte, sulla necessità di mantenere altissima la guardia e rimandare l’apertura agli spostamenti: «Sono molto preoccupato perché non possiamo permetterci il 15 febbraio di riaprire i confini regionali, anche in fascia gialla: sarebbe un “liberi tutti” molto pericoloso dal punto di vista epidemiologico. Spero che si trovi una formula per evitarlo». Quella di domani sarà una giornata decisiva non solo perché il governo uscente potrebbe intervenire con un provvedimento ponte, ma anche perché saranno completate le valutazioni settimanali della cabina di regia che determinano i colori delle regioni. All’orizzonte non sembrano esserci grandi cambiamenti: l’Rt, l’indice di trasmissione, su base nazionale dovrebbe restare stazionario, tra 0,8 e 0,9. Regioni come il Lazio, il Veneto e l’Emilia-Romagna sembrano potere confermare il colore giallo, perché l’Rt non dovrebbe superare il limite di 1 e c’è una sostanziale tenuta sul fronte dei ricoveri. Comincia a preoccupare la Campania, che anche ieri ha superato quota 1.600 casi positivi giornalieri; a Napoli nell’ultima settimana i nuovi infetti sono aumentati del 10 per cento, del 37 per cento se si considerano coloro che hanno tra i 6 e i 18 anni.

 

La fretta dei governatori: lo sci riparte da lunedì. «Ma sarà a numero chiuso»

Si torna in pista. La prossima settimana, in ordine sparso, riaprono gli impianti: si potrà sciare solo in zona gialla e a numero chiuso, con mascherine e distanziamento. Ostacoli che non scoraggiano i gestori, pronti a ripartire.


ORDINANZE


In Lombardia via alle discese dal 15 febbraio, l’ordinanza firmata ieri dal governatore Attilio Fontana prevede che in ogni stazione sciistica il numero massimo delle presenze giornaliere non potrà superare il 30% della portata oraria complessiva di tutti gli impianti di risalita, mentre per le stazioni sciistiche che non hanno più di due impianti il numero massimo di presenze giornaliere sarà al 50%. Agli abbonati settimanali e stagionali dovrà essere garantito il posto, nel limite del contingente giornaliero, attraverso i sistemi di prenotazione.

Per assicurare un adeguato monitoraggio delle misure adottate, i gestori di ogni stazione sciistica dovranno comunicare sia a Regione Lombardia che alle Agenzie di tutela della salute competenti per territorio, entro la data di apertura, gli impianti funzionanti, la portata oraria dei singoli mezzi di risalita e complessiva del comprensorio sciistico o della stazione sciistica, le presenze giornaliere ammissibili nel comprensorio. Anche in Veneto e in Piemonte si torna sulle piste lunedì prossimo con una capienza del 30%. «Ci auguriamo a breve, compatibilmente con la situazione epidemiologica, di poter salire al 50%», anticipa il governatore Alberto Cirio.

Le aree si stanno organizzando: sulla Via Lattea e a Limone si scierà il 20, Bardonecchia e Alagna stanno decidendo in queste ore. L’aspetto più complicato è la logistica. I comprensori di Bobbio e Valtorna nel lecchese, a meno di un’ora da Milano, consigliano l’acquisto dell’abbonamento online insieme al biglietto del parcheggio: abolite navette e bus per scongiurare assembramenti, sarà aperto solo il parcheggio davanti alla cabinovia e la coda per l’impianto di risalita si farà in auto. In Lombardia la montagna genera 700 milioni di fatturato, il 70% è già andato perso. In Trentino di nuovo sugli sci dal 17 febbraio, avvio ritardato per evitare resse sulle piste nelle giornate conclusive del carnevale con le scuole chiuse. La Valle d’Aosta ipotizza di riaprire il 18 febbraio a un numero chiuso di 30 mila persone al giorno, inferiore al tetto massimo di 42 mila previsto dai protocolli di sicurezza. «Con questa prima applicazione delle regole vogliamo partire in sicurezza e bene, per non fare scivoloni», dice l’assessore con delega allo sci Luigi Bertschy. «Non saranno aperti tutti i comprensori, perché in alcuni casi non ci sono né le condizioni di sostenibilità economica, né operative». Secondo Bertschy «rimane la spada di Damocle della mobilità tra le regioni, problema che in alcune località potrà essere superato grazie al fatto che le seconde case possono comunque garantire una piccola redditività».


ZONA ARANCIONE


Un’incognita in più grava sull’Abruzzo, che potrebbe passare in arancione e quindi gli impianti non entrerebbero in moto. Ma l’umore resta alto. «Ci sono tante prenotazioni, c’è voglia di sciare - afferma Giancarlo Bartolotti, presidente della Monte Magnolia impianti di Ovindoli - Abbiamo il 40% degli skipass prenotati, con una portata di sciatori al 50% e uso obbligatorio delle mascherine Fpp2». Mauro Del Castello, proprietario della stazione Monte Pratello, spiega che il protocollo da attuare è noto da tempo. «Venderemo gli skipass giornalieri. Noi siamo pronti con tutte le misure di sicurezza. Certo, se diventassimo zona arancione, sarebbe il colpo di grazia definitivo. Il fatturato è a zero».
 

Ultimo aggiornamento: 10:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA