Caso Cucchi: il carabiniere confessa il pestaggio e Salvini chiama la famiglia

Venerdì 12 Ottobre 2018 di Michela Allegri

Dopo mesi di polemiche e scontri, il ministro dell'Interno Matteo Salvini volta pagina, tende la mano alla famiglia di Stefano Cucchi e invita i genitori e la sorella Ilaria al Viminale. «Sono i benvenuti - dice - Eventuali reati o errori di pochissimi uomini in divisa devono essere puniti con la massima severità, ma questo non può mettere in discussione la professionalità e l'eroismo quotidiano di centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi delle forze dell'ordine». L'invito arriva dopo la svolta nel processo per la morte del giovane geometra romano: Francesco Tedesco, uno dei carabinieri a processo per omicidio preterintenzionale, ha raccontato di avere assistito al pestaggio che, per l'accusa, avrebbe provocato il decesso di Cucchi, e ha accusato due colleghi coimputati. Ieri, mentre l'udienza di fronte alla Corte d'assise di Roma era ancora in corso, è arrivato l'invito del leader leghista. Un invito con cui il vicepremier intende mettere la parola «fine» alle polemiche degli ultimi mesi. Sul caso è intervenuta anche il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta: «Quanto accaduto a Stefano Cucchi era inaccettabile allora e lo è ancor di più oggi, che sono emersi nuovi elementi scioccanti - ha scritto su Facebook - Chi si è macchiato di questo reato pagherà, ve lo assicuro. Lo voglio io, lo vuole questo governo e lo vuole tutta l'Arma dei Carabinieri, che merita rispetto. Ho la massima fiducia verso il Comando Generale e sono vicina alla famiglia di Stefano».
 
Lo scontro tra il ministro dell'Interno e Ilaria Cucchi era iniziato il 5 gennaio scorso. Lei aveva pubblicato su Facebook un post con la foto di uno militari sospettati di aver partecipato al pestaggio: «Volevo vedere le facce di coloro che si sono vantati di aver pestato mio fratello». Si trattava proprio di Tedesco. Salvini aveva replicato via social: «È un post che mi fa schifo. Mi ricorda il documento contro il commissario Calabresi», aveva scritto, rievocando i primi anni 70 e gli attacchi contro il commissario Luigi Calabresi, ucciso al culmine delle polemiche per la morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli, caduto da una finestra della Questura di Milano. Tedesco aveva poi sporto denuncia, sostenendo che tra i commenti al post ci fossero minacce di morte. «I legali fanno bene a querelare», aveva commentato Salvini. La replica della Cucchi era arrivata a stretto giro: «Un fratello l'hanno ammazzato a me». La polemica si era riaccesa al Festival di Venezia, con la presentazione del film Sulla mia pelle, nel quale il regista Alessio Cremonini ha raccontato gli ultimi giorni di vita di Cucchi. «Questo film aveva detto Ilaria - lo voglio dedicare a Salvini». Questa la risposta del vicepremier: «Vedrò volentieri il film e incontrerò, se è loro desiderio, la famiglia al ministero». Ieri, dopo le ammissioni di Tedesco, la Cucchi si è rivolta di nuovo al leader del Carroccio: «Il muro è stato abbattuto. Ora sappiamo e saranno in tanti a dover chiedere scusa a Stefano e alla famiglia Cucchi. Mi aspetto le scuse del ministro dell'Interno». E Salvini ha teso la mano. Ora, si attende l'incontro ufficiale in Viminale: «Ilaria è disponibile a un incontro, anche se in passato il ministro ha usato parole durissime - ha detto l'avvocato dei Cucchi, Fabio Anselmo - è lui che deve chiamare e se lo farà la famiglia lo incontrerà».

A udienza conclusa, è arrivato anche il commento del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti: «Finalmente sta venendo a galla la verità. Grazie a Ilaria e a tutti coloro che hanno combattuto per fare luce sulla morte di Stefano Cucchi. Ora si faccia giustizia». Si è espresso via Twitter anche il presidente della Camera, Roberto Fico: «Oggi più che mai emerge l'esigenza non più rinviabile di fare luce sulla morte di Stefano Cucchi. Una morte che non può avvenire in un Paese civile».

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