Turchia, il ministro degli Esteri Cavusoglu: «L’Italia eviti strappi: ci aiuti con i terroristi»

Lunedì 21 Ottobre 2019 di Marco Ventura
Il ministro degli Esteri turco Cavusoglu: «L’Italia eviti strappi: ci aiuti con i terroristi»
«Certe dichiarazioni da parte italiana e l’annuncio di voler implementare l’embargo sulle armi sono inaccettabili. Siamo anche molto contrariati per l’impegno dell’Italia in prima linea in Europa a favore di sanzioni contro la Turchia. Ci aspettiamo piuttosto dal governo italiano solidarietà e aiuto contro il Pyd/Ypg, che è un’organizzazione terroristica». Roma e Ankara «dovrebbero agire come partner strategici, specie nel contesto della Siria e del Mediterraneo orientale».

Mevlut Cavusoglu, ministro degli Esteri della Turchia, esprime «disappunto». Ed è netto anche riguardo ai foreign fighter italiani nelle prigioni curde che potrebbero finire in mano turca. «Per loro e i loro familiari, come per tutti quelli di altre nazionalità, l’unica soluzione è il rimpatrio. Le nostre unità ne hanno incrociato un primo gruppo di 200, trattati secondo le nostre regole sull’immigrazione. Sono in corso indagini per determinare la loro identità e nazionalità. Siamo pronti a collaborare con tutti, anche con l’Italia, per il rimpatrio, il processo e il reinserimento dei foreign fighter e dei loro familiari attualmente detenuti in Siria».

Quanto durerà l’operazione “Fonte di Pace”?
«Gli obiettivi sono chiari: eliminare la minaccia terroristica del Pyd/Ypg contro la sicurezza nazionale della Turchia, consolidare l’integrità e unità territoriale della Siria, liberare la popolazione locale dall’oppressione dei terroristi dell’Ypg, spianare la strada al ritorno volontario e sicuro dei profughi siriani che si trovano oggi in Turchia. L’operazione è portata avanti in base alle leggi internazionali, in accordo con il nostro diritto all’autodifesa fissato nell’art. 51 della Carta delle Nazioni Unite, con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza Onu e nel pieno rispetto dell’unità territoriale e integrità della Siria. Come nelle precedenti operazioni Scudo dell’Eufrate e Ramo d’Ulivo, gli unici bersagli nella pianificazione ed esecuzione sono i terroristi e i loro nascondigli, rifugi, postazioni, armi, veicoli e equipaggiamenti. Abbiamo messo in atto tutte le misure utili a prevenire vittime innocenti e danni alle infrastrutture civili. Il 17 ottobre gli Stati Uniti si sono impegnati a liberare entro 120 ore queste aree dai terroristi dell’Ypg. Monitoreremo da vicino il mantenimento di questo impegno. Concluderemo le operazioni soltanto quando tutti i terroristi saranno spazzati via dalla regione, la sicurezza delle nostre frontiere sarà assicurata e i siriani locali saranno stati liberati dalla tirannia dell’Ypg e dalla minaccia di Daesh (Isis)».

Come giudica la sospensione europea delle forniture di armi alla Turchia e il disimpegno americano dall’area?
«Dalla comunità internazionale, in particolare dai nostri alleati Nato, ci aspettiamo anzitutto supporto nella lotta al terrorismo. La Turchia è stata per anni la garante principale della sicurezza europea. Ora anche i Paesi UE si assumano la responsabilità di contribuire alla stabilità e prosperità della regione. Siamo determinati a assumere tutte le misure necessarie per salvaguardare i nostri confini ed eliminare le minacce alla nostra sicurezza nazionale. Sanzioni o minacce di sanzioni non ci impediranno di esercitare il nostro diritto all’autodifesa. Con gli Stati Uniti, nostri alleati nella Nato, abbiamo lavorato per una soluzione pacifica del conflitto e nel contrasto a Daesh. Ma il loro sostegno a un’organizzazione terroristica è alla radice dei problemi. Ci aspettiamo perciò il disimpegno completo degli USA dall’Ypg e che si concentrino a mettere fine a 9 anni di bagno di sangue che non sono serviti ad altro se non ad alimentare l’agenda separatista e a mettere in pericolo la sicurezza e stabilità della Siria e dei Paesi limitrofi. L’imposizione di sanzioni da parte del Tesoro USA ci ha profondamente contrariato. Ci aspettiamo che vengano tolte al più presto, in coerenza con la dichiarazione congiunta del 17 ottobre ad Ankara».

Come vi comporterete coi militanti dell’Isis nelle carceri curde? E l’Europa deve aspettarsi l’arrivo di jihadisti e foreign fighter?
«Come membro della coalizione globale contro Daesh sin dall’inizio, la Turchia ha combattuto in Siria più di tutti gli altri, ha pagato il prezzo più alto ed è stato l’unico Paese impegnato in combattimenti corpo a corpo coi terroristi. Come ha detto al telefono il presidente Erdogan al presidente Trump il 6 ottobre, per ora terremo in custodia gli elementi di Daesh e i loro familiari nelle aree liberate. Siamo poi pronti a lavorare con i Paesi d’origine e le organizzazioni internazionali per il reinserimento di mogli e figli non coinvolti nei crimini. Non va sottovalutato che l’Ypg ha sempre usato i prigionieri di Daesh per i propri fini, per scambiare detenuti sulla base di false rivendicazioni verso la Turchia».

Poi c’è il tema dei profughi siriani…
«Siamo il Paese che ospita il maggior numero di profughi al mondo: 3 milioni e 600mila siriani, di cui 300mila curdi fuggiti dalla oppressione e crudeltà dell’Ypg/Pyd. I servizi generosamente offerti dalla Turchia a questa gente sono i migliori al mondo, e rispettiamo in pieno il principio di non-respingimento. È uno degli obiettivi di Fonte di Pace facilitare i ritorni sicuri e volontari dei rifugiati nelle loro case, o in altri luoghi a loro scelta in Siria, in base al diritto internazionale e in stretto coordinamento con le principali agenzie dell’Onu. Grazie alle nostre precedenti operazioni ne sono già rientrati 365mila. Ci baseremo su questo modello. Non forzeremo nessuno a rientrare. Contiamo per questo anche sul sostegno della UE e dell’Italia».

Che cos’altro chiedete all’Europa, all’Italia e al premier Conte?
«L’ingresso nell’Unione Europea continua a essere una priorità strategica della Turchia e un’aspirazione largamente condivisa dal popolo turco. È cruciale che rimanga questa prospettiva e non vi siano discriminazioni nel negoziato verso la Turchia. Mentre noi vogliamo costruire con l’UE un rapporto positivo e ne supportiamo la stabilità, fatichiamo a capire certe posizioni. Alcuni Paesi UE dovrebbero smettere di far prevalere problemi bilaterali e nazionalismi. In generale ci aspettiamo un atteggiamento costruttivo, invece di cercare di allontanare la Turchia dall’Europa e dall’Occidente. Il nostro disappunto per certe affermazioni italiane e il preannuncio di misure a favore dell’embargo sulle armi e delle sanzioni è tanto più forte, in quanto con l’Italia abbiamo tradizionalmente rapporti amichevoli. L’embargo sulle armi e il congelamento di visite e contatti porterà soltanto un vulnus alle relazioni italo-turche a lungo termine. Ci aspettiamo che il premier Conte faccia i passi necessari per impedire che i comportamenti dell’Italia danneggino la nostra cooperazione attuale e futura e i nostri legami come alleati».
 
Ultimo aggiornamento: 13:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA