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GIUSEPPE CONTE

Ucraina, Conte ribadisce no M5S all'aumento delle spese militari e al riarmo: «È reazione emotiva»

L'ex premier dice che non vuole una crisi di governo ma dice pure che lui comanda la maggioranza relativa

Domenica 27 Marzo 2022
Ucraina, Conte ribadisce no all'aumento delle spese militari e al riarmo: «È reazione emotiva»

Il riarmo europeo scatenato dall'invasione dell'Ucraina è una reazione emotiva, e quindi sbagliata per Giuseppe Conte, ex premier e a capo del M5S (la conferma della sua leadership deve avvenire attraverso un voto online degli iscritti al partito fondato da Beppe Grillo che si sta svolgendo in queste ore e terminerà domani).

Conte è andato in tv, su Rai3, a spiegare le ragioni del M5S. «Di fronte all'instabilità di questo conflitto non si può rispondere con una reazione emotiva e alcune spinte a un riarmo indiscriminato. Non possiamo distrarre risorse rispetto ai pilastri della sicurezza dei cittadini italiani, in questo momento di grande difficoltà economica e sociale, e investire fondi straordinari nel riarmo. Noi siamo assolutamente contrari». Così il leader M5S Giuseppe Conte ospite di Mezz'ora in più su Rai3. A detta del leader il Movimento voterà contro l'aumento delle spese militari, necessarie all'Italia per raggiungere gli standard europei di difesa comune che si stanno imponendo dopo l'invasione di Putin.

Conte è l'unico candidato alla presidenza indicato dal garante Beppe Grillo, l'ex premier non fa trapelare quale sarebbe la soglia oltre la quale considererebbe l'investitura piena, in termini di percentuale di voti a favore e di iscritti partecipanti nell'urna virtuale che si è aperta stamattina alle 8 su SkyVote. Fra parlamentari vicini al leader si dice che sarebbe soddisfatto di un plebiscito con 60-70mila votanti (su oltre 131mila aventi diritto, iscritti da oltre sei mesi), un risultato insomma in linea con quello che lo portò al vertice del partito nell'agosto 2021, con quasi il 93% dei 67mila votanti.

Meno partecipate sono state le successive consultazioni sul 2xmille o sullo statuto, e questo nuovo appuntamento arriva dopo mesi tutt'altro che sereni, con le tensioni interne esplose dopo l'ordinanza di Napoli che a febbraio ha sospeso i vertici del Movimento e le modifiche statutarie, seguite poi dalle turbolenze politiche sul green pass, la guerra in Ucraina e l'aumento delle spese militari. Quest'ultimo tema ha polarizzato gli interventi di Conte nei giorni che hanno preceduto la votazione, e anche a urne aperte il leader ha mandato messaggi chiari all'esecutivo, invitandolo a «non forzare», ma specificando che «il M5s non vuole affatto una crisi di governo» e chiedendo un confronto a Draghi. Un cambio di passo. Un altro cambio di passo è stato annunciato sul fronte interno, dove si è registrato l'appello al voto di Roberto Fico («È una risposta politica ai problemi di natura burocratica») e altri big come Michele Gubitosa e Alfonso Bonafede, ma non tutti vivono questo passaggio con grande entusiasmo.

«Per riconquistare la nostra forza ed esprimerla al massimo, abbiamo bisogno di compattezza. Se si continua con distinguo o resistenze striscianti si mina la nostra capacità di azione politica», ha ribadito il leader, e lo farà anche nella plenaria di due giorni, domani e lunedì, con gli 85 componenti dei comitati politici del Movimento, un appuntamento «per tracciare collegialmente la rotta della nostra azione politica». Qualunque sia il risultato, la votazione va verso una nuova contestazione legale, ha confermato a Radio Radicale Lorenzo Borrè, l'avvocato del ricorso accolto dal Tribunale di Napoli. « Conte rischia di ritrovarsi come a febbraio» sostiene Borrè, che individua vari vizi: fra questi, «l'illegittima esclusione dal voto degli iscritti da meno di sei mesi», poi «l'assemblea convocata da tre persone 'nella qualità', senza l'indicazione dei poteri in forza dei quali possono indire l'assemblea», nonché il quesito per «la conferma/convalida della delibera» di agosto sospesa dal Tribunale, e anche la candidatura per il collegio dei probiviri di figure con ruoli di governo, come la ministra per le Politiche giovanili Fabiana Dadone e la sottosegretaria all'Istruzione Barbara Floridia.

 

Ultimo aggiornamento: 20:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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