Conte non cede e avverte i vice: «C'è il rischio disastro sui mercati»

Martedì 11 Giugno 2019 di Marco Conti

Una lunga sequela di vertici notturni, ultimo quello di ieri sera, non poteva non produrre fantasmi. Le ombre lungo i muri di palazzo Chigi disegnano ai due vicepremier Di Maio e Salvini un presidente del Consiglio pronto a compiacere Bruxelles e a mettersi in proprio sotto la regia di Mattarella, i consigli di Draghi e l'azione del ministro Tria. Le due ore di riunione notturna di Conte con i suoi due vice sono servite anche per scacciare l'idea che fossero in azione entità maligne in grado di ostacolare il governo del cambiamento. Suggestioni giunte ieri anche alle attente orecchie del Quirinale dove giurano di averle seppellite con «una sonora risata».

Tregua Salvini-Di Maio: governo va avanti, evitare infrazione e tagliare le tasse

LA NOTTE
Ma poiché dai fantasmi agli incubi il passo è breve, è toccato ieri a Conte ricordare ai due vicepremier che la Commissione Ue ha posto fine all'esperienza onirica minacciando di licenziare una procedura d'infrazione in grado di costare molto, ma molto cara al Paese. La realtà, a differenza di complotti e trame, spesso fatica a passare e fuggire dal bagno di realismo non è facile anche per chi, come Salvini, è reduce da una serie di vittorie elettorali.
E così è stato anche ieri sera con Conte che ha spiegato ai due leader della maggioranza che non serve irritare inutilmente Bruxelles perché la questione della procedura la può risolvere il ministro Tria portando a riduzione del deficit i tre miliardi risparmiati grazie al minoro costo di Reddito e Quota100, oltre che per merito di spese che si possono rinviare a settembre. Uno scenario che alla fine ha convinto i due vicepremier anche se Salvini soprattutto, contesta a Conte un'eccessiva acquiescenza del titolare del Mef nei confronti delle logiche di Bruxelles. Per il leader della Lega evitare l'infrazione non vuol dire accettare i paletti della Commissione. Quindi, ovvio per i due, rilanciare il taglio delle tasse e rifiutare ad ottobre una manovra di Bilancio lacrime e sangue qualora l'Italia dovesse essere chiamata a recuperare anche i passati sforamenti. Per Salvini l'unica carta da giocare, per risollevare l'economia, resta quella dello shock fiscale con la flat tax che dovrebbe finire nella legge di Bilancio di fine anno.

I SIGNORI
Di Maio si adegua al leader del Carroccio e, uscendo da palazzo Chigi, non evoca il salario minimo ma l'abbassamento delle tasse. In questo modo lo scontro interno al governo e con Bruxelles è rimandato perché Conte non ha nessuna voglia di mettere in pericolo gli equilibri di finanza pubblica. Un principio, quello della tutela del risparmio degli italiani, sorvegliato sin dal primo giorno da quel terzo partito della maggioranza, più volte descritto su queste colonne, composto anche dal titolare della Farnesina. Ed è per questo che Conte ha spiegato ai due che se si va alla guerra fregandosene della procedura d'infrazione, il nemico più insidioso non è Bruxelles, ma i mercati o «i signori dello spread», come li definisce Salvini. Reduce dall'incontro con il leader del Ppe Manfred Weber, Conte ha potuto fare un quadro molto chiaro ai due vicepremier delle partite che si giocano in Europa. L'appartenenza al fronte sovranista non aiuta Conte a trattare in Europa e non permette ai due vicepremier di svolgere un ruolo rilevante. Una sorta di impotenza dei due che alla fine scarica sul presidente del Consiglio e i ministri dell'Economia e degli Esteri un peso non da poco.
Malgrado i toni calmi, Conte non sembra però voler mollare rispetto alla posizione espressa solo una settimana fa. Lasciare palazzo Chigi scaricando sui due vicepremier la responsabilità di una rottura con l'Europa rappresenta una minaccia non da poco che però spaventa Di Maio, ma non troppo Salvini.
 

Ultimo aggiornamento: 12:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA