Vaccini, ecco dove l'Europa ha sbagliato: fondi limitati, ritardi ed errori strategici. L'analisi del NYT

Sabato 20 Marzo 2021 di Riccardo De Palo
Un centro per la vaccinazione in Israele

Cosa è andato storto nelle trattative con le casa farmaceutiche che hanno portato all’attuale crisi dei vaccini in Europa, con il programma di immunizzazione che procede a rilento e i paesi membri ancora in lockdown? Se lo è chiesto il New York Times, che ha messo a confronto l’approccio dell’Ue con quello degli Stati Uniti. E per capirlo ancora meglio, vediamo anche la differenza rispetto a Israele, il Paese con il programma più avanzato e ambizioso, che sta ottenendo i migliori risultati.

Figliuolo si vaccina con AstraZeneca: «Nella seconda metà di aprile Johnson & Johnson e 500 mila dosi al giorno»

Anzitutto, l’Europa si è mossa in ritardo. Già a dicembre, quando gli Usa si preparavano alle prime inoculazioni, ricorda il Nyt, la Ue stava a guardare, e i suoi leader cercavano di capire cosa potevano apprendere dall’approccio amercano. Da allora, il gap tra Ue e Usa non ha fatto altro che allargarsi. Lo “zar” dei vaccini americano, Moncef Slaoui, ricorda che la domanda che veniva dai leader europei era sempre la stessa: «Come avete fatto? Che cosa abbiamo tralasciato?»

 

Italia e Francia sono ritornati a un regime severo di lockdown, circa ventimila europei muoiono ogni settimana di Covid-19. E l’allarme dovuto ai casi di coaguli nel sangue ed emorragie cerebrali in soggetti che avevano avuto la vaccinazione, ha causato lo stop temporaneo delle somministrazioni di  AstraZeneca: un vero disastro, soprattutto sul piano comunicativo, che ha fatto perdere terreno alla campagna vaccinale in modo sostanziale.  

 

Oggi soltanto il dieci per cento degli europei ha ricevuto una prima dose di vaccino, mentre gli americani sono arrivati al 23 per cento e il Regno Unito è ormai a quota 39 per cento. Israele non teme confronti, con la metà della popolazione vaccinata. Che cosa è successo? L’Europa ha scontato alcune lentezze burocratiche, ma anche molti errori politici. L’ente preposto all’approvazione dei vaccini, l’Ema, ha agito con una cautela forse eccessiva, rispetto ai colleghi americani e britannici. E il blocco europeo ha agito con estrema lentezza anche nelle trattative con le singole case farmaceutiche. 

 

 

 

Ma secondo il giornale americano, il vero errore è stato alla base, ed è di natura “sia filosofica che operativa”. Mentre i governi europei vengono solitamente visti come bastioni "liberal" della spesa senza freni, questa volta è stata Washington a non badare a spese. La Ue, al paragone, ha agito seguendo la logica del libero mercato. Un errore che si è rivelato fatale. 

Prenotazione vaccino, calendario Regioni: da Lazio a Lombardia, Piemonte, Veneto, Toscana, Abruzzo, Campania, Sicilia

Slaoui sottolinea che, mentre il blocco europeo si è avvicinato alle aziende produttrici come un comune consumatore, gli Stati Uniti sono entrati in affari con le case farmaceutiche, investendo sullo sviluppo, sulla sperimentazione e sulla produzione dei vaccini. «Credevano che contrattare per comprare le dosi fosse abbastanza», ha detto Slaoui, che era stato coinvolto dall’allora presidente Trump per accelerare lo sviluppo dei vaccini, al New York Times. «Invece ciò che era importante era diventare un partner attivo nello sviluppo e nella manifattura dei vaccini. E bisognava farlo presto». 

 

Confrontiamo la spesa di Ue e Usa. Lo scorso giugno, Bruxelles aveva annunciato acquisti di vaccini per 3,2 miliardi di dollari. A Washington, il budget era oltre tre volte tanto, 10 miliardi. Il New York Times ha parlato anche con Sandra Gallina, principale negoziatore Ue per i vaccini: «Il prezzo è stato importante fin dall’inizio, stiamo parlando di soldi dei contribuenti».

Ma questo approccio ha creato molti problemi, e ritardi inaccettabili. Il primo accordo con AstraZeneca risale ad agosto, mesi dopo gli Usa, e parliamo di un vaccino che, per i ritardi nella sperimentazione americana, non è ancora stato approvato dalla Fda. L’Europa ha agito come un normale cliente, sottolinea il giornale americano, senza i “poteri speciali” paragonabili a quelli di guerra, con cui si è mossa l’Amministrazione Trump.

«In una crisi - ha commentato Jacob Kirkegaard, del Marshall Fund tedesco - viene sempre fuori che la Ue non è una nazione equipaggiata per combattere unita». Chi paga per “scegliere per primo il menu, mangerà per primo”, spiega Slaoui.

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I tedeschi volevano scommettere sui vaccini Pfizer-BioNTech e CureVac, ma la loro tecnica era ancora sperimentale - il famoso mRNA o RNA messaggero - e costavano di più. Di qui la decisione di puntare su una tecnica ormai consolidata, quella del vettore virale, e i massicci investimenti per vaccini rivelatosi perdenti, come quello della francese Sanofi o della britannica GSK, i cui risultati si vedranno forse l’anno prossimo, a causa dei primi test deludenti. La Ue, a questo punto, non aveva alternative ad AstraZeneca, un vaccino meno costoso e più facile da conservare e trasportare. Con le conseguenze che sappiamo. La Gran Bretagna (che nel frattempo è uscita dall’Ue) ha fatto valere i suoi accordi preliminari, e ha approvato il vaccino in totale autonomia. Quando ci sono stati problemi di produzione, il primo cliente a vedersi tagliate le forniture è stata proprio la Ue.

 

I problemi legati a possibili controindicazioni hanno fatto il resto: un vero disastro per la campagna vaccinale: anche se i rischi sono estremamente limitati, solo un francese su cinque oggi ha fiducia nel vaccino AstraZeneca, secondo un sondaggio dell’Elabe Institute.

Ci sono poi casi estremamente virtuosi, come quello di Israele, che ha stretto accordi esclusivi con la Pfizer e che il primo gennaio aveva già vaccinato il dieci per cento della popolazione, diventando anche un paese-laboratorio, pronto a condividere i dati alla casa farmaceutica e alla scienza. Un caso reso possibile anche dal fatto che in Israele la popolazione è di soli nove milioni di persone, ma anche per la fama di grande efficienza delle sue strutture sanitarie, e della possiblità di condividere e registrare informazioni su larga scala. Top secret il prezzo pattuito per ogni singola dose, che deve certamente essere stato elevato.  Ma in una pandemia, badare a spese significa ritardare il ritorno alla normalità, con enormi danni per l’economia nazionale (e quindi perdere soldi in un altro modo). Oggi Israele guida la classifica mondiale, con la metà della popolazione vaccinata. Un esempio da guardare sicuramente con ammirazione.

Ultimo aggiornamento: 18:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA