Valditara rilancia i lavori socialmente utili per i bulli: «Evviva l'umiliazione, fattore di crescita fondamentale». Poi le scuse: «Termine inadeguato»

Il ministro ha detto che è dall'umiliazione che può nascere il riscatto

Valditara rilancia i lavori socialmente utili per i bulli: «Evviva l'umiliazione, fattore di crescita fondamentale»
Valditara rilancia i lavori socialmente utili per i bulli: «Evviva l'umiliazione, fattore di crescita fondamentale»
Giovedì 24 Novembre 2022, 16:17 - Ultimo agg. 19:00
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Umiliarsi come fattore di crescita. Questa è la frase espressa in un ragionamento sulla responsabilità dei ragazzi violenti, pronunciata dal ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara. Il suo pensiero, a distanza di tre giorni, è risultato dirompente. Ma perché? Quel che ha detto sta facendo molto discutere. Leggiamo cosa ha detto il ministro Valditara.

Le sue parole sono state pronunciate durante l'incontro Italia-Direzione Nord,  l'evento organizzato al Palazzo delle Stelline di Milano, lo stesso nel quale il ministro ha proposto i lavori socialmente utili per gli alunni violenti in classe. Contro gli episodi di violenza in classe serve trovare una soluzione «anche prevedendo forme diverse di sanzioni nei confronti di quegli studenti che non hanno capacità di rispettare le regole: una cosa che mi è sempre parsa molto utile sono i lavori socialmente utili», aveva detto Valditara. Aveva parlato anche di agire sui 'neet' (i giovani che non studiano e non lavorano) «Lancerò una proposta nei prossimi aggiorni affinché questi ragazzi assolvano quantomeno a un obbligo formativo

Mentre parlava dei lavori socialmente utili il ministro ha anche detto: «Soltanto lavorando per la collettività, umiliandosi anche, evviva l'umiliazione che è un fattore fondamentale nella crescita e nella costruzione della personalità, di fronte ai suoi compagni, è lì che si prende la responsabilità dei propri atti e fa lavori per la collettività. Da lì nasce il riscatto». Il ministro parla di «stigmatizzazione pubblica». 

Spronare, rimproverare, redarguire. Mettere davanti alle proprie responsabilità l'adolescente che ha sbagliato perché capisca di aver sbagliato, perché non inneschi la ripetizione di un errore in futuro. Certo, umiliazione è un termine forte. Ci sono altre parole che descrivono altri stati d'animo che potrebbero far scattare un cambiamento a posteriori: la vergogna, la contrizione, la mortificazione, l'avvilimento. 

Ma al di là dei sinonimi e delle sfumature, quella parola - umiliazione - ha sollevato proteste e malumori, e il ministro è stato investito da critiche e accuse di repressione. «L'umiliazione non ha nulla a che fare con l'educazione, svolgere mansioni umili per la collettività non è un'umiliazione. E Valditara non dovrebbe essere Ministro dell'Istruzione», ha detto la deputata dem Rachele Scarpa. «La scuola che ha in mente Valditara rinuncia completamente alla sua missione: essere un ambiente inclusivo e accogliente, dove chi è in difficoltà trovi sostegno, punti di riferimento, supporto psicologico, strumenti culturali e sociali per uscirne», ha aggiunto Scarpa. «E quando manca questo tipo di ambiente - prosegue Scarpa - che si aprono gli spazi in cui una persona diventa violenta».

Le scuse del ministro: «Ho usato un termine inadeguato»

«Ho usato al momento un termine sicuramente inadeguato, confermo il messaggio: imparare l'umiltà di chiedere scusa». Ô quanto dichiara il Ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. «Nel video del convegno di Direzione Nord a Milano ho utilizzato un termine che non spiega affatto il senso del mio ragionamento. Stavo intervenendo su un episodio oggettivamente intollerabile, quello di uno studente che ha preso a pugni una professoressa. Ho affermato che sospendere per un anno quel ragazzo non ha molto senso, molto meglio responsabilizzarlo facendogli svolgere lavori socialmente utili alla comunità scolastica».

«In questi casi - ha aggiunto il ministro - ero e rimango pienamente convinto che realizzare il proprio errore, imparare l'umiltà di chiedere scusa, affrontare il senso del limite e della responsabilità delle proprie azioni sia un passaggio denso di significato formativo e culturale. Ammettere i propri errori significa realizzare che la realtà è più grande del proprio Io. Ô un tema di cui talmente avverto l'urgenza, da persona prima che da ministro, che al momento mi ha fatto utilizzare un termine sicuramente inadeguato, cosa di cui mi dispiaccio io per primo», ha aggiunto. «Riconfermo, invece, totalmente il senso del messaggio: alla società dell'arroganza occorre rispondere con la valorizzazione della cultura del rispetto e del limite e con la riscoperta del valore fondamentale dell'umiltà», ha concluso Valditara.

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