Whirlpool, Calenda accusa Di Maio in tv: «Ha mentito al Paese e agli operai»

Giovedì 13 Giugno 2019 di Francesco Pacifico
Francesco Pacifico
«Luigi Di Maio ha mentito al Paese e agli operai su Whirlpool. Sapeva della chiusura di Napoli da inizio aprile». Parola, anzi post su Facebook, di Carlo Calenda. Diventa un caso politico il salvataggio dello stabilimento di via Argine, con il neoeletto europarlamentare del Pd che non ha misurato le parole contro il suo successore al ministero dello Sviluppo. Il tutto mentre le opposizioni hanno chiesto al titolare del dicastero di via Veneto di venire a riferire in Parlamento. E l'accusa è molto grave: Di Maio era a conoscenza della crisi del sito partenopeo ben prima che la multinazionale americana - era il 31 maggio - ufficializzasse il suo disimpegno. Ma non contento, Calenda ha rincarato la dose e aggiunto nuovi particolari. Sempre il vicepremier avrebbe negli stessi giorni «incaricato Invitalia di analizzare il nuovo possibile investitore in sostituzione di Whirlpool». Contemporaneamente, «non ha ricevuto i sindacati che hanno chiesto un incontro, ha aspettato le Europee e poi ha fatto scene indecorose di finta indignazione». Conclusione: Di Maio «si deve vergognare», se non dimettere. La questione, tutta politica, ha finito per intrecciarsi alla trattativa sullo stabilimento campano, che ieri ha visto il secondo tavolo in sette giorni al Mise. Per la cronaca, Di Maio non ha replicato al suo predecessore, né l'azienda né i sindacati presenti al vertice gli hanno chiesto chiarimenti.
 
Ma la polemica politica monta senza freni e potrebbe esacerbare di più gli animi, non fosse altro perché nel sito di via Argine il 90 per cento dei lavoratori vota Cinquestelle e il leader grillino non può permettersi di perdere ulteriori consensi dopo le Europee. La piddina Deborah Serracchiani e alcuni suoi colleghi alla Camera hanno presentato un'interrogazione per spingere il governo a «chiarire se Di Maio fosse a conoscenza delle intenzioni dell'azienda già dai primi di aprile e come il ministro giustifichi il suo silenzio durante la campagna elettorale e fino all'annuncio di chiusura da parte della Whirlpool». Stessa richiesta arriva dalla vicepresidente di Montecitorio, la forzista Mara Carfagna.

Tornando alle accuse dell'ex ministro dello Sviluppo, da fonte sindacale si scopre che Cgil, Cisl e Uil avrebbero chiesto a Di Maio un tavolo per parlare di via Argine già lo scorso 17 aprile. L'avrebbero fatto, preoccupati, perché in alcuni incontri informali il management italiano della multinazionale aveva fatto notare sia che la produzione di lavatrice di alta gamma era diventata troppo onerosa sia che le vendite di quei modelli erano crollati del 25 per cento. I confederali non ebbero risposta dal Mise neppure una settimana dopo quando rilanciarono la richiesta. Circa «il nuovo possibile investitore», senza citarlo, Calenda si riferirebbe all'ex direttore generale di Italcementi, Giovanni Battista Ferrario, riconvertitosi come consulente finanziario e industriale. Il manager, su spinta della Whirlpool, si sarebbe presentato in via Veneto, proponendosi in rappresentanza di una cordata di imprenditori cinesi e coreani per costruire in via Argine compressioni per frigoriferi alimentari: investimento complessivo da 30 milioni di euro, assorbimento nel biennio dei 420 dipendenti del sito con gli americani pronti anche incentivare economicamente il progetto. A quanto pare Invitalia avrebbe già vagliato il piano, facendo una prima apertura di credito. Dal Mise, però, fanno intendere di non avere ottenuto garanzie sufficienti da Ferrario e aspettano la prossima settimana per avere dal colosso del bianco la lista di tutte le imprese interessate a insediarsi a Napoli: non ci sarebbe Ferrario, ma realtà della logistica, della cantieristica e della meccanica di medie dimensioni. © RIPRODUZIONE RISERVATA