VINCENZO DE LUCA

Zone rosse escluse dai fondi, De Luca e Zaia contro Roma

Venerdì 22 Maggio 2020 di Adolfo Pappalardo

L'atmosfera tra governo e regioni rimane tesa. E molto. Anzitutto per l'esclusione di Campania e Veneto dai finanziamenti per le zone rosse per il Covid e, ancora, per la data del voto. Non fine luglio come chiedeva un fronte bipartisan di governatori ma un election day il 12 e 13 settembre. E se sulla data delle urne ufficialmente non c'è nessuna polemica, sulle zone rosse si registra la rabbia del leghista Luca Zaia e del democrat Vincenzo De Luca: «Scandaloso», dicono più o meno all'unisono.

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Il decreto Rilancio esclude inspiegabilmente le zone rosse di Veneto e Campania dal fondo di 200 milioni destinato alle zone maggiormente colpite dal Covid. Al centro della questione l'articolo 112 che, nella prima formulazione, prevedeva come il fondo doveva essere ripartito, oltre che tra i Comuni delle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza anche a quelli dichiarati zona rossa con provvedimenti regionali per almeno trenta giorni. Ma, inspiegabilmente, nel testo sulla Gazzetta non vengono riconosciuti i fondi alle zone rosse dichiarate tali per ordinanze regionali. In pratica zone rosse di serie A, che godono di finanziamenti, e di serie B, che non avranno nulla. E ieri mattina scoppia il caso. A scoperchiarlo è il presidente del Veneto, annunciando ricorso: «Questo decreto verrà buttato nel cestino e dovrà essere riscritto, perché a mio avviso è assolutamente imbarazzante». «Incredibile decisione da parte del governo: è sconcertante che si sia solo immaginato di escludere le ex zone rosse (Vallo di Diano, area Ariano Irpino) dal fondo dedicato alle aree colpite gravemente dell'emergenza Covid. Chiediamo che si corregga immediatamente questa disposizione», tuona invece il presidente campano De Luca.
 

 

Impossibile capire cosa sia accaduto. Sulle prime qualcuno ipotizzava una qualche manina, magari grillina, contro i governatori della Campania e del Veneto. Ma poi si inizia a ipotizzare l'errore di qualche dirigente perché contro l'esclusione si scagliano praticamente tutti i partiti. Di maggioranza ed opposizione. «Penso sia doveroso intervenire durante la conversione in parlamento del dl Rilancio per correggere la norma sui fondi ai comuni colpiti dal Covid. Invece di limitarla ai comuni di 5 province bisogna estendere i fondi a tutti i comuni diventati zona rossa durante questa pandemia», afferma il ministro degli esteri M5s, Luigi Di Maio. E sulla stessa strada si ritrovano assieme tutti: parlamentari grillini, di Forza Italia o leghisti. E a presentare subito un emendamento per chiedere che vengano inseriti tutti i comuni dichiarati zona rossa a prescindere dalla durata del periodo di isolamento sono il deputato azzurro Gigi Casciello e i socialisti. «Sono pronti i nostri emendamenti da presentare al Dl rilancio per recuperare questa follia. Non solo daremo battaglia in tutte le sedi istituzionali, ma vigileremo affinché si ripristini il provvedimento iniziale. D'altronde avevamo chiesto noi per primi anche alla Regione Campania di valutare ed inserire misure speciali per le zone più danneggiate dal lockdown», attacca il segretario nazionale del Psi Enzo Maraio.
 

Intanto sfuma la data di fine luglio per votare che caldeggiavano i quattro governatori uscenti già ricandidati: Zaia, De Luca, Toti ed Emiliano. Si va, infatti, verso un election day il 13 e 14 settembre. È l'ipotesi avanzata dal governo e contenuta in un emendamento della relatrice al dl elezioni, Anna Bilotti (M5s), presentato ieri in commissione Affari Costituzionali alla Camera. L'emendamento prevede infatti che si svolgano contestualmente le consultazioni per il referendum, per le comunali e per le regionali, dalle 7 alle 23 della domenica e dalle 7 alle 15 del lunedì. Altra novità riguarda la raccolta delle firme per la presentazione delle liste e della candidature che è «ridotto della metà». La commissione si riunirà di nuovo martedì ma prima di dare l'ok a questi emendamenti si cercherà il consenso delle regioni. Ed è lo stesso premier Giuseppe Conte a garantire: «È una possibilità, ma deve essere condivisa il più possibile».

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