Aborto, le donne contro l'Asl Napoli 1: «No alla delibera-insulto»

Sabato 1 Settembre 2018 di Melina Chiapparino
Hanno dichiarato guerra all'Asl Napoli 1 e sono pronte a scendere in piazza. Protagoniste della protesta scatenata da una delibera dell'azienda sanitaria locale, sono le donne, o meglio: le associazioni e i movimenti napoletani impegnati per la tutela dei diritti delle donne. Quella che nelle carte dell'amministrazione, sottoscritte dai manager della Asl, viene chiamata «convenzione», è invece considerata un vero e proprio insulto dai presidenti delle associazioni femminili. Tutto ha inizio il 14 agosto scorso, data che segna l'emanazione di un provvedimento dell'Asl per l'inserimento di un'associazione cattolica nei consultori e negli ospedali di competenza per le interruzioni volontarie di gravidanza. Il documento è una delibera aziendale immediatamente esecutiva, sottoscritta anche dal direttore generale Mario Forlenza che «prende atto della convenzione tra l'Asl Napoli 1 Centro e l'associazione Parrocchia per la Vita per lo svolgimento di attività di volontariato», con la durata di un anno, senza oneri a carico del bilancio aziendale e l'impegno nel mettere a disposizione due locali per i volontari presso gli ospedali Loreto Mare e San Paolo.
 
Dopo i primi malumori e un'ondata di indignazione femminile, pochi giorni fa le associazioni in protesta hanno fatto rete e sottoscritto un documento inviato ai vertici della Asl e al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, per chiedere l'immediata revoca della delibera. «Sorprende che nella delibera sia esplicitamente nominata l'attuazione della legge 194 e il rispetto del pluralismo - si legge nella nota firmata da Stefania Cantatore dell'Unione Donne Italiane di Napoli - abbiamo seri dubbi sulla legittimità di questo grave provvedimento e della sua tattica pubblicazione a ferragosto». Sotto accusa non solo la compatibilità del provvedimento con la normativa che disciplina il tema dell'interruzione di gravidanza volontaria ma, come sottolinea Rosa Di Matteo di Arcidonna, «si tratta di buon senso: l'ospedale è un luogo laico dove è inopportuna la presenza di volontari cattolici al fianco di donne che hanno già deciso di abortire».

Un altro elemento che caratterizza la protesta è la considerazione che «non mancano certo figure professionali dirette alla completa informazione delle pazienti» come si legge nella nota firmata anche da Clara Pappalardo di Arcidonna e Simona Ricciardelli, presidente del Comitato Legge 194. In pratica, le associazioni femminili ritengono che «appare del tutto ingiustificata l'inclusione di un'associazione che esplicitamente si dichiara contro l'aborto in un luogo deputato ad accogliere e prendersi cura di donne che già hanno compiuto il percorso della scelta tra l'interrompere o no la gravidanza». Per questi motivi, tra le firmatarie del documento per la revoca, c'è chi considera la delibera stessa un «atto di violenza contro la libertà delle donne» come ha affermato Elvira Reale, impegnata negli sportelli anti-violenza con l'associazione Salute Donna. A distanza di 48 ore dalla pubblicazione della nota si è scatenata una catena di proteste che hanno raccolto anche alcuni sindacati. «Le riflessioni etiche e religiose sono di pertinenza delle donne e la delibera va contro ogni logica stabilita dalla legge 194 - aggiunge Antonio Eliseo della Uil Rsu dell'Asl Napoli 1 - l'azienda faccia funzionare i consultori invece di affidarsi alle parrocchie». © RIPRODUZIONE RISERVATA