Liste d'attesa, è record: rinviati 40mila interventi in Campania

Sabato 30 Maggio 2020 di Ettore Mautone

Emergenza Coronavirus: la paura di varcare la soglia degli ospedali durante la lunga serrata dovuta all’epidemia da Covid 19 e la consegna tra le mura domestiche di milioni di cittadini, ha generato un effetto tappo per le cure mediche e chirurgiche che ora, nella fase della ripartenza, pongono un grave problema di riprogrammazione delle attività assistenziali. Liste di attesa allungate a dismisura, farraginosità nei percorsi di accesso in ambulatorio i fenomeni da governare. In base a uno studio di Nomisma si stima che, passata l’emergenza Covid 19, bisognerà riprogrammare in Italia circa 410 mila interventi chirurgici. Di questi il 10 per cento, ossia 40 mila, sono richiesti in Campania. Una prospettiva in cui le liste d’attesa - già oggi allungate fino al periodo autunnale - rischiano di raddoppiare. Secondo la ricerca le quote di interventi rimandati passano dal 56% dei ricoveri per interventi legati a malattie e disturbi dell’apparato cardiocircolatorio alla quasi totalità dei ricoveri per patologie di otorino ed endocrino. Un terzo degli interventi da riprogrammare riguarda l’area ortopedica, dove si valuta saranno 135 mila (100 mila in Campania) gli interventi rimandati. Il blocco ha avuto un significativo impatto sulle liste di attesa: per un intervento programmato di bypass coronarico o di angioplastica, dove l’attesa media nazionale si aggira intorno ai 20/25 giorni, oggi si arriva a quattro mesi (6 in Campania) mentre per un impianto di protesi d’anca i tempi superano i sei mesi (oltre un anno in Campania). 

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Uno scenario a tinte fosche per un sistema sanitario campano che ha retto in maniera esemplare l’onda d’urto della pandemia ma in maggiori difficoltà sul fronte della ripresa delle attività su prenotazione. A Napoli il faro dell’assistenza resta il Cardarelli ma con tutti i limiti imposti per agli affollamenti. Oggi vorrebbe dedicarsi unicamente ai casi gravi rivestendo a pieno titolo il ruolo di hub delle rete 118 condividendo questo peso con l’ospedale del mare che dagli inizi di giugno dovrebbe completare l’assetto come Dea di II livello. Questo però si sposa con la sofferenza di molti ospedali intermedi come il Pellegrini, il San Giovanni Bosco e il San Paolo. «La paura del Covid-19 ha bloccato gli utenti che, nonostante i sintomi non si sono recati in ospedale. La mortalità per infarto è triplicata e i numeri relativi ai ricoveri per per patologie neurologiche fanno riflettere», dicono all’unisono Gioacchino Tedeschi ordinario di Neurologia della Vanvitelli e presidente della Società italiana di Neurologia e Paolo Golino docente di Cardiologia e a capo dell’unità di terapia intensiva coronarica. 
 

 

In questo quadro il drastico stop è scattato anche al fenomeno della mobilità sanitaria che perdura a causa dei timori del contagio e che però aggrava i fabbisogni di prestazioni. A salvarsi è stata solo l’oncologia: «Gli interventi non si sono mai fermati - avverte Massimo Rinaldi, tra i chirurghi di punta della senologia dell’Istituto tumori Pascale - abbiamo addirittura abbassato le liste di attesa a 20 giorni grazie al lavoro di squadra che si fa nella nostra breast unit guidata, sul fronte medico, da Michele De Laurentiis». Il manager Attilio Bianchi ha addirittura rilanciato con l’avvio degli ambulatori oncologici dell’Ascalesi. L’obiettivo è intercettare una consistente quota delle migliaia di pazienti che ogni anno emigrano fuori regione per le cure oncologiche e che ora, nei due mesi del lockdown, non sono partiti. Ma sul fronte della prevenzione sono quasi 150 mila gli screening oncologici che dovranno essere effettuati per mettersi alla pari con gli anni precedenti che già vedevano la Campania in forte ritardo rispetto alla medica nazionale per questa funzione di prevenzione.
 

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