Ha un cancro, lo scopre da sola col referto scaricato sul cellulare. «Nessun medico a parlarmi»

Ha un cancro, lo scopre da sola col referto scaricato sul cellulare. «Nessun medico a parlarmi»
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di Domenico Zurlo

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«Nessuno si salva da solo», era il titolo di un romanzo di Margaret Mazzantini. E Simona, 44 anni, deve aver pensato proprio a questo quando ha scritto all'ufficio relazioni con il pubblico e all'unità di Anatomia Patologica del Ca' Foncello, dopo che le è stato diagnosticato un melanoma maligno e lo ha scoperto da sola, guardando il referto scaricato sul suo smartphone.

È successo il 21 luglio scorso e ne parla oggi il quotidiano Il Gazzettino: alla donna è ovviamente caduto il mondo addosso, nessun medico l'aveva preparata a quello che stava succedendo, e dopo lo choc con coraggio ha iniziato le sue cure. Ma ha voluto fare qualcosa perché qualcosa del genere non capitasse più a nessuno.

LA SUA RABBIA Simona il 6 luglio aveva consegnato il suo prelievo istologico per un sospetto basalioma al braccio: il risultato è arrivato 15 giorni dopo, con diagnosi apparsa sul display del telefonino, senza che un medico la chiamasse per convocarla e darle la delicata notizia. «È inaccettabile. La lettura del referto di cancro scaricato sul cellulare senza filtro, senza sostegno, senza contenimento», ha detto Simona al quotidiano di Venezia. «Ci sono dei principi deontologici basilari senza i quali nessun servizio sanitario può definirsi civilizzato. Non è possibile supporre quali siano le risorse intellettuali, psicologiche, fisiche e spirituali dei pazienti. Non possono essere trattati come è capitato a me».

DUE GIORNI DI ATTESA Dopo la terribile scoperta, due giorni di vuoto: essendo sabato, Simona ha dovuto aspettare due giorni per poter parlare con qualcuno. «Sapendo che qualsiasi diagnosi di cancro viene comunicata personalmente per le implicazioni psicologiche delicate che ne derivano, ho aperto il referto sorseggiando la tazza del caffè del mattino ricorda e ho letto la diagnosi di melanoma maligno. Tra l'altro era sabato. Non ho potuto parlare con nessun medico del reparto. Sono stata costretta ad aspettare fino a lunedì per un confronto diretto».

LA SPIEGAZIONE Ma secondo Francesco Benazzi, direttore generale dell'Usl 2, la responsabilità non è dei medici ma delle norme in vigore: in caso di esami fatti in libera professione infatti, i referti si possono scaricare online. Simona era infatti andata a fare i test a pagamento: «Ci dispiace. Ma l'esame è stato fatto in libera professione. Esce da quello che fa l'Usl attraverso l'Anatomia patologica», spiega Benazzi. «In libera professione, come previsto dalla legge, c'è la possibilità di scaricare i referti online: la risposta è diretta. Questi non vengono vagliati. Solo quelli che facciamo a livello istituzionale vengono valutati in base all'esito per poi chiamare le persone in modo da avere un confronto diretto». 


    
Giovedì 6 Dicembre 2018, 08:25 - Ultimo aggiornamento: 06-12-2018 14:49
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COMMENTA LA NOTIZIA
2 di 2 commenti presenti
2018-12-07 07:24:41
Questa spiacevole vicenda e’ figlia di un consolidato sistema distruttivo.Il libero accesso ad un dato,contrariamente a quanto si pensi,NON comporta automaticamente l’acquisizione di competenze, conoscenza, esperienza ed indicazioni di trattamento....Queste caratteristiche si acquisiscono con lo studio, il lavoro, la dedizione costante, il sacrificio...Il fatto e’ che se non si riconosce,in questo caso al medico, una cosa che si chiama autorita’ e ci si affida ad un clic di Internet,pensando che sia la stessa cosa, si può incorrere in momenti come questi...
2018-12-06 15:05:30
Il modo in cui viene comunicata la notizia, non è cambi molto il risultato. E comunque è stata una sua scelta di ricevere online l'esito dell'esame.

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