CORONAVIRUS

Centomila morti in Italia per il Covid, chi sono le vittime: età, sesso e patologie

Lunedì 8 Marzo 2021 di Simone Pierini
Centomila morti in Italia per il Covid, chi sono le vittime: età, sesso e patologie IL REPORT

L'Italia ha superato la drammatica soglia dei centomila morti dall'inizio della pandemia da coronavirus. Il report dell'Istituto superiore di sanità con i dati della Sorveglianza Integrata Covid 19 descrive le caratteristiche di 96.149 pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 nel nostro Paese. La Tabella 1 riporta la distribuzione geografica dei decessi secondo le tre fasi che hanno caratterizzato la pandemia dall’inizio al 1 marzo 2021: la prima ondata (marzo-maggio 2020), la fase di bassa incidenza (giugno-settembre 2020), e la seconda ondata (ottobre 2020- marzo 2021), quest’ultima ancora in corso.

 

 

Età media e sesso dei deceduti

Tra ottobre scorso e marzo, il 18,6% dei decessi per Covid-19 si è registrato in Lombardia, tra marzo e maggio dell'anno scorso era ben il 47,7%. L'età media dei pazienti deceduti e positivi a Sars-Cov-2 è 81 anni, più alta di oltre 30 anni rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l'infezione (48 anni). Le donne che hanno perso la vita dopo l'infezione hanno un'età media di 86 anni, più alta rispetto agli uomini (80 anni). Al 1 marzo 2021 sono 1.055 (1,1%) i pazienti positivi deceduti con meno di 50 anni. In particolare, 254 avevano meno di 40 anni (152 uomini e 102 donne con età compresa tra 0 e 39 anni). Di questi, 156 presentavano gravi patologie preesistenti (patologie cardiovascolari, renali, psichiatriche, diabete, obesità) e 36 non avevano diagnosticate patologie di rilievo. 

 

 

Patologie preesistenti in un campione di deceduti

La tabella 2 presenta le più comuni patologie croniche preesistenti (diagnosticate prima di contrarre l’infezione) in un campione di pazienti deceduti. Questo dato è stato ottenuto da 6.713 deceduti per i quali è stato possibile analizzare le cartelle cliniche. Le cartelle cliniche sono inviate all’Iss dagli ospedali secondo tempistiche diverse, compatibilmente con le prioritarie delle attività svolte negli ospedali stessi. Il campione è quindi di tipo opportunistico, rappresenta solo i decessi in soggetti che hanno avuto necessità del ricovero, e le Regioni sono rappresentate cercando di conservare una proporzionalità rispetto al numero di decessi. Il numero medio di patologie osservate in questa popolazione è di 3,6 (mediana 3, Deviazione Standard 2,1). Complessivamente, 206 pazienti (3,1% del campione) presentavano 0 patologie, 797 (11,9%) presentavano 1 patologia, 1242 (18,5%) presentavano 2 patologie e 4468 (66,6%) presentavano 3 o più patologie. Prima del ricovero in ospedale, il 21% dei pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi seguiva una terapia con ACE-inibitori e il 13% una terapia con Sartani (bloccanti del recettore per l'angiotensina).

 

 

La tabella 3 presenta le più comuni patologie croniche preesistenti nei pazienti deceduti distinte per uomini (n=4013) e donne (n=2700). Nelle donne il numero medio di patologie osservate è di 3,8 (mediana 4, Deviazione Standard 2,0). Negli uomini il numero medio di patologie osservate è di 3,5 (mediana 3, Deviazione Standard 2,1).

 

 

Confronto caratteristiche decessi nei 3 periodi marzo-maggio 2020, giugno-settembre 2020 e ottobre 2020 - marzo 2021

La tabella 3 riassume le principali caratteristiche dei decessi con COVID-19 avvenuti nei 3 periodi dall’inizio della pandemia nel 2020: il periodo iniziale (marzo-maggio 2020), il secondo periodo (giugno-settembre 2020) e il terzo (ottobre 2020 – marzo 2021), anche se quest’ultimo è ancora in corso. Complessivamente i dati erano rappresentativi del 7,1% dei deceduti dall’inizio della pandemia; in particolare, del 13,5% dei deceduti tra marzo e maggio 2020, del 28,5% dei deceduti tra giugno e settembre 2020 e del 2,8% dei deceduti tra ottobre 2020 e marzo 2021. Nell’intero arco temporale preso in considerazione, aumentano i decessi di persone con 3 o più patologie preesistenti e diminuiscono quelli con meno patologie o nessuna: ciò sembra indicare che nel secondo e nel terzo periodo i decessi riguardano persone più anziane e con una condizione di salute preesistente peggiore rispetto ai decessi relativi al primo trimestre (tabella 3). Estremamente diverso nei tre periodi è anche l’uso di farmaci, con una netta riduzione nell’utilizzo degli antivirali e un aumento nell’uso degli steroidi nel secondo e terzo periodo.

 

Diagnosi di ricovero in un campione di deceduti

Nel 90,4% delle persone decedute, di cui sono state analizzate le cartelle cliniche (N=6713), nella diagnosi di ricovero erano menzionate condizioni (per esempio polmonite, insufficienza respiratoria) o sintomi (per esempio, febbre, dispnea, tosse) compatibili con SARS-CoV-2. In 600 casi (9,6% ) la diagnosi di ricovero non era da correlarsi all’infezione. In 83 casi la diagnosi di ricovero riguardava esclusivamente patologie neoplastiche, in 195 casi patologie cardiovascolari (per esempio infarto miocardico acuto-IMA, scompenso cardiaco, ictus), in 75 casi patologie gastrointestinali (per esempio colecistite, perforazione intestinale, occlusione intestinale, cirrosi), in 247 casi altre patologie.

 

 

Sintomi riportati in un campione di deceduti

La figura 4 mostra i sintomi più comunemente osservati prima del ricovero nel campione di pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi di cui sono state analizzate le cartelle cliniche (N=6713). Come mostrato nella figura, febbre, dispnea e tosse rappresentano i sintomi di più comune riscontro, meno comuni sono diarrea e emottisi. L’8,4% delle persone non presentava alcun sintomo al momento del ricovero.

 

Complicanze

L’insufficienza respiratoria è stata la complicanza più comunemente riportata nel campione di deceduti per cui sono state analizzate le cartelle cliniche (93,7%), seguita da danno renale acuto (24,5%), sovrainfezione (19,7%) e danno miocardico acuto (10,7%).

 

Le terapie utilizzate

La terapia antibiotica è stata comunemente utilizzata nel corso del ricovero (86,0% dei casi), meno utilizzata quella steroidea (55,0%), più raramente la terapia antivirale (44,5%). Il comune utilizzo di terapia antibiotica può essere spiegato dalla presenza di sovrainfezioni o è compatibile con inizio terapia empirica in pazienti con polmonite, in attesa di conferma laboratoristica di SARS-CoV-2. In 1473 casi (22,3%) sono state utilizzate tutte 3 le terapie. Al 3,8% dei pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi è stato somministrato Tocilizumab come terapia.

Ultimo aggiornamento: 9 Marzo, 08:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA