CORONAVIRUS

Coronavirus, Crisanti: «Tamponi a tutti in aeroporto: è l’unica strada»

Domenica 12 Luglio 2020 di Mauro Evangelisti
Coronavirus, Crisanti: «Tamponi a tutti in aeroporto: è l’unica strada»

«Incredibile, stiamo commettendo gli stessi errori di inizio epidemia. Non controlliamo le frontiere e veniamo travolti dai casi di importazione. Da un mese e mezzo sto dicendo che la situazione sta sfuggendo di mano con i casi positivi di importazione. I soldi del Mes spendiamoli per organizzare un sistema di tamponi e tracciamento negli aeroporti».

Il professore Andrea Crisanti, virologo e docente di Microbiologia all'Università del Veneto, già consulente del Veneto, ripete: in Italia stiamo commettendo di nuovi gravi errori. «E lo sa cosa mi fa imbufalire? La storia di chi è andato in giro dicendo che è tutto finito, che il virus è scomparso. In questo modo, gli italiani pensano che le misure di distanziamento e le mascherine non servano più, i risultati si stanno vedendo. Una follia».

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Cosa abbiamo sbagliato?
«Inizialmente non ci siamo resi conto che le misure prese per impedire che il virus arrivasse dalla Cina non erano quelle giuste».

Però questa volta non abbiamo giustificazioni: sapevamo che i casi di importazione erano un'insidia, che in molti altri paesi il virus sta circolando decisamente più che in Italia. Forse dovevamo difendere con più efficacia le frontiere.
«E tra l'altro non c'è solo chi torna dal Bangladesh, di cui si sta parlando molto. C'è l'India, c'è il Brasile, ci sono gli Usa. Il problema è gigantesco, ieri ci sono stati 250 mila casi nel mondo. Il problema esiste e va affrontato senza raccontare balle agli italiani. Gli strumenti per difenderci ci sono, ma bisogna investire quattrini, molti. Alla fine questa crisi c'è costata il 10 per cento del Pil, 170 miliardi. Ne vogliamo buttare altri 170 se l'epidemia torna fuori controllo? Allora, dico io: spendiamo tutti i soldi necessari a controllare le frontiere».

In che modo?
«Tamponi, quando sbarcano negli aeroporti italiani, a tutti coloro che vengono dai Paesi a rischio. Mettiamo a disposizione delle autorità il famoso Pnr, il numero che consente di capire il percorso reale del passeggero. E chi viene da una nazione dove Sars-CoV-2 è ancora fuori controllo, si fa il tampone. Punto. Non c'è altra soluzione. Dobbiamo fare questa cosa, anche se costa miliardi. Se dovessi dire come investire i soldi del Mes, non avrei dubbi: spendiamoli per i tamponi alle frontiere, basterebbe un decimo dei soldi del Mes. Inoltre, poi bisogna verificare che queste persone siano rintracciabili».

Si è dimostrato ormai, in decine di occasioni, che la formula dell'isolamento domiciliare obbligatorio per chi arriva dell'estero fa acqua da tutte le parti. In molti non lo rispettano. Non sarebbe meglio chiedere a chi arriva da questi Paesi di restare in strutture sorvegliate per due settimane.
«Quella degli hotel è una soluzione, ma ha delle controindicazioni, per una questione di numeri, di persone che arrivano negli aeroporti, ma anche per i rischi di far circolare il virus magari negli hotel dove li isoli. Secondo me bisogna ricorrere a soluzioni tecnologiche: installi una app nello smartphone della persona, così la localizzi costantemente; se esce di casa o lo spegne, scatta un allarme. Ci sono app che funzionano, altro che Immuni».

Giusto il blocco dei voli? Allungherebbe la lista dei Paesi da cui non si può raggiungere l'Italia?
«Sì, ma da solo il blocco non basta. E prima di tutto il governo avrebbe dovuto metterci gli Stati Uniti. Le percentuali di positivi che vediamo su questi aerei in arrivo dai Paesi con alta circolazione del virus testimonia anche l'ottusità di certe decisioni che furono prese all'inizio dei questa epidemia, a febbraio: proponemmo di testare tutti quelli che venivano dalla Cina e ce l'hanno impedito. L'epidemia sarebbe andata molto diversamente. Chi ce l'ha impedito, ha sulla coscienza ciò che è successo. L'8 febbraio stavamo partendo con i test, ma ci hanno fermato. Il direttore generale della Regione Veneto ci disse di no. Oggi il Lazio sta facendo i tamponi a tutti i cittadini del Bangladesh. Non è la stessa cosa?».

 

Ultimo aggiornamento: 17:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA