CORONAVIRUS

Covid, tutti i numeri dell'emergenza
i virologi: la svolta a metà dicembre

Venerdì 20 Novembre 2020 di Fabio Nucci

PERUGIA Una curva che si appiattisce ma che per ora non inverte il suo andamento. I contagi in Umbria restano numerosi, ieri altri 556, ma i segnali di raffreddamento della crisi epidemica ci sono, frutto anche delle misure restrittive. Il messaggio che esce dal punto Covid settimanale della direzione Umbria Salute, con esperti del Nucleo epidemiologico, resta quello della prudenza: l’unica certezza per ora è che l’epidemia non ha più un trend esponenziale. «Dal primo novembre si nota un andamento più piatto della curva ma sempre con un numero di casi abbastanza alto», osserva Marco Cristofori, responsabile Sorveglianza e promozione della salute della Usl Umbria 2. «Il problema dell’infezione è il raddoppio dei casi ma da un paio di settimane sono stabili o in diminuzione anche per effetto delle ordinanze, con le ultime utili per il mantenimento: non si nota ancora un’inversione di tendenza».
Proprio dal tempo di raddoppio dei casi, la conferma della stabilizzazione della curva. «Dal primo ottobre – aggiunge Cristofori - è aumentato fino a 13,45 giorni e questo dice che la modalità di diffusione dell’epidemia è più lenta e l’andamento esponenziale è meno evidente». Una conferma che arriva dall’indice Rt che dai primi di ottobre fino al 18 novembre presenta una media di 1,26, sopra la soglia di guardia (pari a uno). «Negli ultimi 14 giorni, però, la media mobile è scesa a 1,01». Proprio lo scorso mese, tra il 7 e il 9, il contagio nella regione ha vissuto una vera e propria corsa, che il direttore regionale della Salute, Claudio Dario, che ha parlato di «effetto allagamento». «C’è stato un andamento diffuso, nei territori e nelle comunità, multifocale e contemporaneo e multifocale. Questo ha comportato che il rischio di contagio poteva avvenire da chiunque nella nostra comunità». Un’ondata assimilata all’acqua alta a Venezia con le misure e il tracciamento che a un certo punto hanno funzionato un po’ come i sacchetti di sabbia a protezione delle porte dei negozi di piazza San Marco. «Lo screening ci ha comunque aiutato ad abbattere certi numeri, a proteggere il sistema anche se questo ha esposto al contagio alcune persone: ma prevedere controlli con una periodicità più ristretta ha consentito di intercettare prima focolai e cluster e di capire da dove arrivassero».
Oggi, con misure restrittive che si stanno cumulando, le proiezioni indicano una possibile inversione di tendenza a metà dicembre: l’orizzonte temporale di riferimento è quello dei 60 giorni, a partire dai primi provvedimenti, l’ordinanza regionale del 14 ottobre. «Si tratta sempre di proiezioni – precisa Cristofori – e non è detto che possano intervenire fenomeni che al momento non conosciamo». Presto comunque per parlare di allentamento delle misure. «Per ora c’è un’evidenza di stabilizzazione del fenomeno. Avremo altri elementi essenziali quando vedremo ridurre ricoveri e decessi, ma questo potrà accadere dopo un mese e oltre l’introduzione delle misure restrittive».
Il virus sta intanto allentando la presa nella fascia 14-18 anni e in quelle 0-5 e 25-44 si assiste a un appiattimento dell’incidenza, considerando i dati dal 21 settembre al 15 novembre. C’è una crescita tra i 6 e i 10 anni, ma con forti oscillazioni, dovute anche alla dimensione ridotta di casi. Dalle analisi nel nucleo, inoltre, non risultano differenze nell’incidenza tra maschi e femmine. Quanto all’andamento di degenti Covid e terapie intensive, è stato ribadito come le due curve abbiano un rapporto costante con quella dei positivi. «Solo nelle ultime due settimane i ricoveri hanno cambiato andamento». A proposito di ospedalizzazioni, Carla Bietta, responsabile dell’unità Epidemiologica della Usl Umbria 1, ha ribadito che le vittime Covid (ieri 7, il minimo dal 7 novembre) al 90% sono decedute in ospedale, il resto in altra struttura. «Non ci sono decessi in casa, a dimostrazione che il sistema sanitario ha accolto tutti». La probabilità di ricovero sale con l’età e l’età media oggi è di circa 80 anni. «Ma si tratta di un’analisi complessa che tiene conto della probabilità maggiore di comorbidità, la presenza di altre patologie». Quanto allo screening, è stato ribadito che i tamponi su cui vengono diagnosticati i positivi sono al netto dei ripetuti e che nei giorni festivi, il basso numero di esami è legato al fatto che vengono fatti solo quelli in emergenza e l’incidenza di positivi risulta maggiore. «La media mobile dei tamponi positivi (calcolata giornalmente sui dati aggregati settimanali, ndr) invece si sta riducendo e al momento è inferiore al 12%».

 

Ultimo aggiornamento: 09:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA