Covid-19, infezione mortale se prende cuore o pancreas

Lunedì 14 Settembre 2020 di Ettore Mautone

Salgono nuovamente, da 102 a 122, i positivi a SarsCov2 in Campania, a fronte di un minor numero di tamponi (4.236), di cui 18 casi di rientro o connessi a viaggiatori precedentemente positivi. Nel bollettino di ieri, aggiornato alla mezzanotte di sabato, si registrano 28,8 positivi ogni mille tamponi contro i 19 del giorno precedente e intanto aumentano di altre due unità (raggiungendo quota 19), i pazienti in terapia intensiva su 5 nuovi malati critici registrati in tutta Italia e crescono di ben 17 i ricoveri ordinari sui 91 totali delle regioni (arrivando a 271). Numeri che fanno della Campania la seconda in Italia per malati in rianimazione dopo la Lombardia (che però ne ha meno ospedalizzati) mentre si piazza davanti al Lazio per pazienti critici in terapia intensiva sebbene quest'ultima regione abbia quasi 200 pazienti in più in degenza ordinaria. Il dato confortante sono lo zero davanti ai decessi e l'indice di infettività che resta stabilmente sotto 1, segno che il virus sta rallentando la sua espansione.

LEGGI ANCHE Coronavirus a Napoli, allarme contagi tra i vigili: focolaio in una caserma, tamponi per tutti

IN OSPEDALE
«I numerosi ospedalizzati di questi giorni in Campania sono l'effetto dei numerosi contagi che si sono registrati da metà agosto ad oggi - avverte Rodolfo Punzi, direttore del dipartimento di infettivologia del Cotugno il cui reparto è stato appena potenziato - con medie di circa 180 casi al giorno e punte di 260-270. Se a marzo il 20% dei contagi finiva in ospedale (il 5% in rianimazione) e l'80% era in isolamento domiciliare adesso le percentuali sono molto diverse e solo il 5% dei pazienti va in ospedale e l'1% in terapia intensiva. È evidente che sono i grossi numeri a creare problemi. Al ritmo di 200 infezioni scovate ogni giorno il 5% fanno 12 nuovi ricoveri e nelle prossime settimane dovremo preventivare dai 5 ai 7 ricoveri al giorno a fronte di guarigioni che arrivano dopo almeno 20 giorni. Questo richiede una grande attenzione unita al fatto che iniziamo a vedere pazienti che arrivano in pronto soccorso senza tampone ma già in condizioni critiche. Senza contare che l'età media dei ricoverati è in progressiva risalita.

I CASI
Fanno intanto riflettere, sul piano clinico, i decessi registrati nelle ultime settimane: da un lato anziani con molte patologie acute e croniche in atto che rendono prevedibile l'esito infausto, dall'altro casi che hanno colpito persone di mezza età e sane. È il caso dell'insegnante napoletana di 56 anni, stroncata da una miocardite e del 60enne morto alcuni giorni fa al Cotugno, a cui una pancreatica non ha lasciato scampo. Esiti in soggetti di mezza età che godevano di apparente buona salute, colpiti in organi vitali da infiammazioni refrattarie alle terapie. «Va considerato che Covid 19 è una patologia multisistemica - conclude Punzi - che oltre a provocare polmoniti colpisce anche altri organi come cuore, reni, cervello, intestino, tiroide. La miocardite è abbastanza frequente. Pancreatiti non ne avevamo finora viste ma possono insorgere su altri fattori di rischio come il sovrappeso e quadri lipidici alterati. La percentuale di quadri drammatici che vedevamo nella prima fase si è abbassata ma non sparita e vediamo di nuovo accessi direttamente in pronto soccorso di pazienti in gravi condizioni senza che abbiano fatto ancora il tampone».
 

Video

L'EPIDEMIOLOGIA
«Parlare, come si è fatto finora, di ceppi di Sars-CoV2 attenuati - sostiene Franco Bonaguro primario di virologia del Pascale - è fuorviante visto che si è avuta una graduale selezione di ceppi più performanti in trasmissibilità e patogenicità. La differenza clinica che si osserva (ovvero l'apparente attenuazione del virus) è dovuta prevalentemente all'infezione di giovani in condizioni di salute migliori ed alla maggiore attenzione nella strategia di rapida identificazione degli infetti, nel loro isolamento e più precoce trattamento domiciliare o ospedaliero. A febbraio - conclude - in Italia il 30% dei soggetti sottoposti a test molecolare erano positivi perché già contagiati (i test si facevano sui sintomatici e quindi tardivi), attualmente solo l'1-2% dei tamponi è positivo in quanto si fa diagnosi precoce di screening su soggetti asintomatici)». «La chiave di tutto è la prevenzione tramite identificazione dei profili immunitari e della trombofilia genetica - conclude Corrado Perticone, già docente di Ematologia della Sun ed ex direttore di Immunoematologia del Santobono-Pausilipon - attualmente manca un protocollo di prevenzione che ci consentirebbe di preventivare le forme più severe nei soggetti predisposti geneticamente». Due gli screening suggeriti: la valutazione dello stato immunitario mediante la tipizzazione linfocitaria e la valutazione del rischio trombotico tramite lo studio della Trombofilia genetica ereditaria.

Ultimo aggiornamento: 19:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA