Covid Italia, la progressione geometrica della curva dei contagi: tra 14 giorni 17.500 positivi

Giovedì 15 Ottobre 2020 di Marco Esposito

Contagi a quota 7.332 non si erano mai visti. Eppure presto, tra due settimane, vedremo qualcosa di molto peggio e quel valore potrebbe schizzare a 17.500, cioè più che raddoppiare. Ed è una stima, purtroppo, ad elevata attendibilità.

Prevedere lo scenario di Natale infatti è impossibile perché troppe variabili possono cambiare il quadro: sanitarie, regolamentari, comportamentali, persino meteorologiche. Ma su un orizzonte breve, di due settimane, le stime sono relativamente facili per la semplice ragione che qualsiasi scelta faccia il governo, qualsiasi colpo di fantasia mettano in campo le regioni, qualsiasi comportamento tengano i cittadini, l'impatto non sarà visibile prima di qualche settimana. Proprio come a marzo, quando il lockdown totale scattò il giorno 9 ma i casi giornalieri diagnosticati continuarono a salire fino al 21 mentre terapie intensive e decessi, che hanno un trend ritardato, crebbero fino a fine mese. I numeri di questo scorcio d'autunno, insomma, parlano chiaro e indicano una rapida accelerazione dei contagi sia in Italia che in Campania e una, per fortuna, meno veloce crescita delle terapie intensive e dei decessi. Con questi ultimi che restano lontanissimi dai livelli di fine marzo, quando si superarono i 900 morti in una sola giornata mentre ieri ne sono stati 43. 

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«Anche se il governo imponesse stanotte un immediato e severo lockdown in tutta Italia - spiega il matematico Nicola Fusco - lo scenario nel breve periodo non muterebbe e continueremmo a vedere i numeri crescere. Per fortuna quello più preoccupante e cioè i decessi segue una traiettoria molto diversa da marzo per le migliori capacità del sistema sanitario e al momento si registrano 43 vittime nelle ventiquattrore. Tuttavia la soglia dei cento decessi in una giornata sarà raggiunta e superata molto presto». 

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Un'altra differenza rispetto a marzo è la situazione della Campania. Mentre quando è esplosa l'epidemia la regione, come tutto il Sud, è stata tenuta al riparo dal lockdown, stavolta è pienamente coinvolta e si muove in linea con il trend nazionale. Tuttavia visto che la dotazione di posti di terapia intensiva è inferiore allo standard nazionale, questo porta delle criticità. Ieri secondo il bollettino regionale ci sono 61 ricoverati in terapia intensiva su 110 posti. Ebbene, i modelli matematici portano per la Campania le terapie intensive proprio a quota 110 nel giro di quattordici giorni, quindi a una situazione di saturazione, almeno in rapporto alla dotazione attuale di posti letto. Quanto ai decessi, i valori restano bassi. A lungo, infatti, la Campania ha fatto registrare meno di una vittima al giorno mentre adesso siamo a quota due. E nel giro di due settimane si potrebbero contare 10-12 morti quotidiani.

A livello nazionale, secondo le analisi di Fusco, tra due settimane si raggiungeranno i 1.200 ricoveri in terapia intensiva. Un valore elevato ma lontano dal picco di fine marzo-inizio aprile, quando negli ospedali italiani c'erano oltre 4mila persone ricoverate in terapia intensiva.

E dopo il 28 ottobre? Gli scenari si avvolgono nella nebbia. Molto dipenderà dalla serietà con la quale sarà seguita la stretta di questi giorni.

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