Coronavirus, uomini più colpiti delle donne: ecco perché

Giovedì 19 Marzo 2020 di Raffaella Troili


Sono gli uomini che incrociamo per strada, al lavoro, i più attivi, nell'età di mezzo non ancora considerati anziani, quelli maggiormente esposti, i positivi al coronavirus, i contagiati a Roma e nel Lazio, anche se non tutti hanno avuto un decorso grave. È di 59 anni l'età media dei positivi dal primo report fornito dal Servizio Regionale per la Sorveglianza delle Malattie Infettive-Istituto Lazzaro Spallanzani. Inoltre altro dato per ora acclarato, anche se la forbice tende un poco a ridursi: «Sui casi positivi confermati nel Lazio, il 61 per cento sono di sesso maschile e il 39 per cento sono di sesso femminile».
Sottolinea il dottor Luigi Toma, infettivologo dell'Ifo, intepretando i dati: «Più uomini positivi? Un elemento già noto nel mondo scientifico per quanto successo a Wuhan, in Cina, anche la differenza di genere si intravedeva nel focolaio primitivo in Cina e viene confermata dagli ultimi dati in Europa. Si possono fare varie ipotesi: ormonali, abitudini non corrette di vita, per via dell'abuso di fumo e alcol, ipotizzare cause precise è ancora prematuro. Una serie di fattori, aspetti fisiologici e abitudini di vita sbagliate più frequenti negli uomini».

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«La prevalenza dei malati tra gli uomini è qualcosa che si era già osservato in Cina e non è una cosa nuova - interpreta i dati anche l'esperto infettivologo del Gemelli - Forse perché gli uomini sono più esposti?», si chiedono gli esperti alla luce del fatto che in alcune categorie professionali sono ancora preponderanti le figure maschili. «Si è parlato anche di un fattore di tipo ormonale la cosa più onesta da dire è che non lo sappiamo: è una malattia nuova, ne stiamo parlando solo dal 31 dicembre, anche dopo, rimane un po' misteriosa. Come pure il fatto che i bambini sono colpiti meno e con forme meno gravi, salvo eccezioni». Quanto all'età media di 59 anni dei contagiati, si spiega, potrebbe essere inquadrata in una «fascia d'età, i meno anziani tra gli anziani, maggiormente esposta, quella che ha più contatti, più occasioni di muoversi o per motivi di lavoro o ludici. La più esposta, maggiormente a rischio perché più impegnati: anche se cominciano ad essere e più avanti negli anni sono quelli più attivi e più contatti, sono la classe produttiva della nazione. È l'unica possibile spiegazione ora, solo una risposta di buon senso, senza elementi clinici, poi vedremo se questo si confermerà. Altri possibili fattori potrebbero essere il fatto che gli uomini fumano di più o sono più bronchitici».

Quanto agli altri dati diffusi dal Seresmi, il 32 per cento è in isolamento domiciliare, il 6 è già guarito. Per quanto riguarda le classi di età «maggiormente esposte sono: da 60-79 anni per il 36 per cento, da 50-59 per il 21,7 per cento, da 80-89 l'11,2 per cento gli ultranovantenni sono l'1,8 per cento. Il 10 per cento dei casi è tra i 30-39 anni». Infine «il 51,2 per cento dei casi risiede a Roma città, mentre il 21,9 per cento, risiede nella Provincia di Roma. Il 9,4 per cento a Frosinone, il 6,3 a Viterbo, il 5,3 a Latina, il 2,3 a Rieti e il 3,6 viene da fuori Regione». In tutta Italia, invece, sul totale dei pazienti deceduti positivi a Covid-19, sono 17 le persone di età inferiore ai 50 anni, 5 di questi avevano meno di 40 ed erano tutti maschi fra i 31 e i 39 anni con gravi patologie pre-esistenti.

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