Coronavirus, il primario di Anestesia e Rianimazione: «Contro questa polmonite non esistono terapie specifiche»

Lunedì 30 Marzo 2020 di Giuseppe Crimaldi

L’aveva previsto già sin dai primi giorni di febbraio in un'intervista al Mattino nella quale segnalava i rischi, a Napoli e nel Mezzogiorno d'Italia,  di trovarsi impreparati di fronte ad una possibile espansione dei casi di Coronavirus. Oggi il professore Giuseppe Servillo - docente alla Federico II, primario del reparto di Anestesia e Rianimazione del Policlinico Federiciano, dove dirige anche la Scuola di specializzazione di anestesia, rianimazione e terapia intensiva - torna sull'argomento e spiega come la nostra regione e il nostro Paese scontino decenni di tagli e investimenti sbagliati nella Sanità pubblica: «Pensate - esordisce - che i posti di rianimazione in Italia sono circa 5.000 per 60.000.000 di abitanti,e cioè un posto letto di rianimazione per 12.000 abitanti. In Germania il rapporto è di un posto letto ogni 3.000 abitanti».
 


La carenza di posti letto di rianimazione in Italia sta portando addirittura ad una scelta: chi intubare e chi no: è vero, professore? 
«Non è né vero e né falso. Noi rianimatori valutiamo quali pazienti possano giovarsi di una terapia intensiva. Effettuare un vero e proprio triage quotidiano fa parte del nostro lavoro».

Lei faceva riferimento alle basse proporzioni tra posti letto nelle Rianimazioni e numero di abitanti. Perché questo rapporto così basso?
«Le rianimazioni sono costose e poco produttive per le aziende sanitarie e nonostante la nostra società scientifica si sia battuta da tempo per suggerire al mondo politico un’implementazione dei posti di rianimazione questo non è mai avvenuto».

Com’è la situazione in Campania? 
«Abbiamo circa 500 posti di rianimazione su sei milioni di abitanti, ma nel corso dell’emergenza Covid questi posti stanno aumentando di 100».

E nel policlinico Federico II dove lei lavora e insegna? 
«Abbiamo aumentato i nostri posti di terapia intensiva da 10 a 17 tutti per pazienti Covid ed abbiamo collocato quattro pazienti non Covid in altra area intensiva».

Da rianimatore che da anni si occupa di polmonite gravi che necessitano di ventilazione artificiale cosa ci dice di questa malattia? 
«Dico che ci troviamo di fronte ad una polmonite grave, poco conosciuta e certamente diversa dalle precedenti. Per questa malattia non esiste alcuna terapia specifica, l’unica misura efficace è prevenirla e non esistono molti modi di prevenzione se non quello più efficace di evitare il contatto».

E dei protocolli scientifici di cui tanto si parla?
«Guardi, nella fase precoce della malattia alcuni farmaci antivirali stanno dando risultati incoraggianti ma ad oggi nessun protocollo è ancora in grado di dare una risposta risolutiva, soprattutto in una fase più avanzata della malattia. Fare proclami del successo di un protocollo allorché sono estubati alcuni pazienti non solo è fuorviante ma anche poco professionale».

Perché questa mortalità così elevata?
«Perché il prezzo da pagare è una lunga e delicata ventilazione artificiale che deve essere erogata anche per intere settimane e possibilmente dovrebbe essere realizzata da mani esperte. Direi che solo questo può rappresentare un’arma in più per la lotta di questa pandemia».

Ultimo aggiornamento: 20:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA