Covid, svolta con la terapia napoletana: «Medicinali subito e nessun decesso»

Martedì 26 Gennaio 2021 di Maria Pirro
Covid, svolta con la terapia napoletana: «Medicinali subito e nessun decesso»

Curarsi a casa è meglio: per questo, lo pneumologo Gennaro D’Amato ha messo a punto un protocollo anti-Covid e lo ha illustrato assieme ad altri colleghi in un lavoro scientifico pubblicato su “Multidisciplinary respiratory medicine”. Tra il primo settembre e il 24 dicembre, la terapia proposta è stata infatti seguita da 182 pazienti, di cui 111 uomini e 71 donne («Coinvolgendo sempre i medici di famiglia», la puntualizzazione). Tutti casi sintomatici, di età compresa tra 32 e 71 anni, monitorati online con continuità, la mattina e la sera: anche perché è necessario il ricovero, se la saturazione di ossigeno scende sotto i livelli di guardia e la febbre sale, nonostante la terapia.

Diversi i parametri esaminati, dalla temperatura corporea alla pressione sanguigna. E poi, i sintomi tipici della malattia: tosse, dispnea o comunque difficoltà di respiro, debolezza muscolare, cefalea, congestione nasale o rinorrea, vomito e diarrea, alterazioni del gusto e dell’olfatto. Quanto alla saturazione di ossigeno, è stata misurata costantemente con un pulsossimetro digitale. 

«La peculiarità del trattamento - spiega Gennaro D’Amato, primo firmatario del lavoro - consiste nell’anticipare la terapia e prescrivere i farmaci prima che le condizioni di salute dei pazienti si aggravino, e cioè a distanza di 3-4 giorni dalla comparsa dei sintomi e subito dopo il tampone risultato positivo anziché dopo 7-8 giorni, come suggerito da altri protocolli». Ecco il mix farmaci utilizzato. Si inizia con l’eparina a basso peso molecolare, una oppure due volte al giorno, in base al peso. Abbinata a corticosteroidi assunti due volte al giorno e con un dosaggio non elevato: «Così hanno funzione anti-infiammatoria e non immunodeprimente, servono a ridurre il rischio che si scateni una tempesta di citochine, reazione immunitaria potenzialmente fatale». E poi, l’azitromicina per sei giorni consecutivi: «Sempre per le sue proprietà anti-infiammatorie. In caso di febbre e tosse indotti da Covid-19 e di una ulteriore infezione batterica, abbiamo consigliato l’uso di altri antibiotici: levofloxacina o ceftriaxone», precisa l’esperto, per 30 anni primario della divisione di Malattie respiratorie e allergiche dell’ospedale Cardarelli per trent’anni e oggi docente alla Scuola di specializzazione della Federico II. 

Il professionista firma la pubblicazione scientifica assieme a Luca Acanfora (odontoiatra, impegnato nel progetto naso-faringeo di verifica Covid-19 sostenuto da Cotugno e ospedale di Malta), Lucrezia Delli Paoli (cardiologa dell’Università Vanvitelli) e Maria D’Amato (dirigente medico della prima divisione di pneumologia Monaldi-Federico II). Nel documento, il team indica anche come evitare effetti collaterali: «Abbiamo raccomandato di associare lansoprazolo alla terapia per prevenire emorragie gastriche e integrare magnesio e potassio e di vitamina D». 

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Sintetizza D’Amato: «Questo schema di trattamento è stato in grado di ridurre l’ospedalizzazione: soltanto quattro pazienti dei 181 trattati hanno avuto necessità di ricovero, due in terapia intensiva. E, quando il tampone nasofaringeo è risultato negativo, tutti sono stati invitati a praticare una Tac del torace ad alta risoluzione per esaminare gli interstizi polmonari e sottoporsi a un prelievo ematico per valutare il d-dimero e altri dati di un indice infiammatori (tra cui la Ves e la proteina C reattiva). Esaminati i valori, alcuni hanno continuato la cura con eparina anche per diversi giorni. Ma, come si sa, prevenire è meglio che curare: «L’inquinamento, il fumo e altri stili di vita incidono», avverte D’Amato, che è anche direttore della commissione Ambiente e salute della World Allergy Organization. 

Ultimo aggiornamento: 28 Gennaio, 07:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA