Coronavirus, Veneto e Campania esempi di eccellenza: ma Zaia chiude il lockdown, De Luca no

Venerdì 10 Aprile 2020 di Marco Esposito

Nella fase 1 sono stati i primi della classe: Veneto al Nord e Campania al Centrosud. E con la fase 2 è a Veneto e Campania che si guarda per immaginare con quale strategia venirne fuori.

I modelli seguiti, anche per lo stile dei due governatori, sono molto diversi. Per Luca Zaia il Veneto è già fuori dal lockdown. «In autostrada da Conegliano a Mestre - racconta - prima trovavo tre o quattro macchine, ora ne ho viste un migliaio. Il lockdown non c'è più. Non voglio fare il fondamentalista. Dico quello che vedo: oggi è innegabile che il Veneto è già parzialmente aperto. Non si tratta quindi di una riapertura, ma di riaprire quello che è rimasto chiuso, che è altra cosa. Lockdown - osserva - vuol dire chiusura totale, ma non bisogna essere ipocriti: prendiamo atto che il lockdown non c'è più. Non sono arrabbiato con le imprese, dico semplicemente com'è». Il Veneto assicura che seguirà tutte le regole nazionali e però ha già un piano per affiancare le imprese in una ripartenza produttiva ormai nei fatti ripresa in modo spontaneo. Zaia pensa anche alla possibilità di dare una parziale libertà di uscita ad alcune fasce della popolazione e in particolare ai giovani. Non tutto e subito, ma in aree pilota: «Si può partire solo da una zona - dice il virologo padovano Andrea Crisanti - per esempio quella intorno a Vo' Euganeo sarebbe perfetta. In queste zone designate si può riaprire da subito per provare tutte le misure che poi bisognerà mettere in atto in larga scala, perché sulla carta si può progettare quello che si vuole ma poi si sa che nell'applicazione ci si scontra sempre con qualcosa che non si è pensato».

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In Campania, è noto, Vincenzo De Luca è molto più prudente e la sua priorità, in questo momento, più che la ripresa delle attività produttive è superare il desiderio di svago di chi vuole riunirsi con parenti o amici per Pasqua e Pasquetta. Ma anche alla Regione Campania hanno ben chiara la necessità di gestire la ripartenza.

A leggere i numeri assoluti, Veneto e Campania sembrano avere situazioni molto diverse con 13mila casi in Veneto e 3.400 in Campania. E però si deve tener conto che il Veneto è stato da subito investito dall'epidemia e ha contato il primo morto d'Italia, a Vo', il 21 febbraio 2020. Però mentre in Lombardia la gestione dell'epidemia ha rivelato molte falle (e altre ne emergono man mano che emergono i dettagli), il Veneto ha tenuto bene e pur avendo analizzato quasi lo stesso numero di tamponi della Lombardia (172mila contro 177mila) ha un quarto dei contagiati e soprattutto appena 756 morti contro 10.002. I tamponi positivi in Veneto sono stati l'8% cioè un valore prossimo a quello della Campania (11%) e lontanissimo dal 31% lombardo. Anche l'Istat ieri ha certificato la buona gestione del Veneto, con il comune di Verona, l'unico capoluogo di provincia rilevato nella regione, che ha visto un aumento di morti per tutte le cause a marzo 2020 rispetto a marzo 2019 del 22%; mentre dall'altro lato del lago di Garda, a Brescia, l'incremento è stato del 160% e a Bergamo, la Wuhan italiana, del 385%.
 


La Campania ha avuto il vantaggio rispetto al Nord di avere una decina di giorni per prepararsi. Ma è pur sempre la regione più densamente popolata d'Italia e quindi quella dove è difficile praticare il distanziamento sociale. Con il ritorno, intorno all'8-10 marzo, dei migranti dal Nord ci si poteva aspettare l'esplodere dei contagi. E invece non è successo. Il merito è soprattutto dei campani, come ha riconosciuto il presidente del Consiglio superiore di sanità, il bergamasco Franco Locatelli. E come ha certificato anche Google, che ha registrato un aumento della sedentarietà dei campani del 23%, in linea con la media nazionale del 24%. Ma una parte del merito è di un programma informatico ancora senza nome (lo chiameremo il Suggeritore) messo a punto dall'infettivologo Alessandro Parrella. Questo programma non si limita a elaborare i dati e tirar fuori delle previsioni, come fanno con alterna fortuna esperti di epidemie nel mondo, ma impara dalle cose che accadono e le proietta a dieci, a venti, a trenta giorni.

Il Suggeritore quando legge un dato anomalo al rialzo o al ribatto chiede cosa è successo: se c'è stato un flusso migratorio, se è stata violata una quarantena, se è stata istituita una zona rossa. E sulla base del rapporto tra regole e violazioni, tra comportamenti ed effetti riesce a effettuare previsioni che finora, assicura Parrella, sono state talmente precise da aver fatto diventare la Campania un modello. «Invece di inseguire il virus - spiega lo scienziato - grazie a un programma che non abbiamo nemmeno brevettato, siamo noi a prevedere le mosse del Covid 19. È un programma che impara dagli eventi e genera grafici e immagini. È bello vedere come cambia lo scenario a seconda delle regole che si introducono».

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Il Suggeritore quindi sarà decisivo per la Regione Campania per seguire i passaggi della fase 2, così come è stato importante per non far crescere la pressione sul sistema sanitario regionale oltre il livello di guardia. Per perfezionare il Suggeritore, sarà importante inserire i dati del campionamento nazionale con i test sierologici, una sorta di sondaggio con esami del sangue verificherà grazie a tecniche statistiche quanti sono i contagiati territorio per territorio, con sei fasce d'età e in base alla posizione lavorativa. Uno studio che il ministero della Salute sta per far partire insieme all'Istat e alle Regioni.

«Saranno dati utilissimi - conferma Parrella - indispensabili per capire meglio l'evoluzione e quindi elaborare le strategie per la fase 2». In Campania si stanno valutando limitati allentamenti, come la possibilità per pizzerie e ristoranti di consegnare cibo a domicilio e come la riapertura con prenotazione di parrucchieri e barbieri. La priorità resta confermare il distanziamento sociale. «Siamo entrati in un nuovo mondo e tutto sarà gestito con il digitale e con la prenotazione. Abbiamo due momenti delicati: Pasqua e il Primo maggio. Piccole violazioni possono portare grandi problemi. Se il Primo maggio - dice il consulente della Regione - riusciremo a trasformare la festa del Lavoro nella festa della Vita potremmo dire di esserne fuori». Resta sullo sfondo, invece, una strategia per il turismo: le regole, se arriveranno, saranno al fotofinish. «Tutte le analisi previsionali - conclude Parrella - ci portano a prevedere una forte diminuzione dei nuovi casi per inizio maggio, anche se l'azzeramento per il 21 aprile che ho letto su alcuni studi non credo sia realistico. I nostri modelli, insomma, dicono altro». E il Suggeritore finora non ha mai sbagliato. 

Ultimo aggiornamento: 19:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA