Covid, otto milioni di no vax: contagi, Sicilia e Calabria rischiano più di tutti

Sabato 9 Ottobre 2021 di Ettore Mautone
Covid, otto milioni di no vax: contagi, Sicilia e Calabria rischiano più di tutti

In Italia ci sono ancora 3 milioni di ultra 50enni non vaccinati che si aggiungono ai quasi 4 milioni privi di scudo immunitario collocati nella fascia di età dai 20 ai 49 anni in cui, per fortuna, cala un po' il rischio di finire in terapia intensiva o con una prognosi infausta per il Covid. Rischio che, tuttavia, non si annulla del tutto soprattutto oggi che l'età media di infezione si è abbassata molto. Tra gli adolescenti poi, tra i 12 e i 19 anni - in cui si concentrano molti casi asintomatici o espressi con pochi sintomi ma in cui è massima la trasmissione e la circolazione virale - di individui che si preparano ad affrontare l'inverno e il Coronavirus a mani nude ce ne sono ancora 1,4 milioni.


A conti fatti i cittadini italiani con più di 12 anni che hanno deciso di tenere coperta la spalla e che non hanno ricevuto alcuna dose di vaccino anti-Covid sono in totale 8.393.051. Renitenti al vaccino per scelta, timorosi o dubbiosi, scettici e indecisi di varia estrazione a cui si aggiungono i cosiddetti No vax ideologici: una minoranza quest'ultima. Messe insieme, tutte queste categorie, assorbono in totale una fetta della torta di popolazione vaccinabile del 15,54 per cento. I dati emergono dal report settimanale stilato dalla struttura commissariale guidata dal generale Francesco Paolo Figliuolo. Nel dettaglio i non vaccinati sono 2.987.859 gli ultracinquantenni, 3.996.994 quelli nella fascia di età tra 20 e 49 anni e 1.408.268 in quella tra 12 e 19 anni. Nella decade tra 40 e 49 anni si concentra il più alto numero di italiani che non si sono protetti da Sars-Cov-2 (sono 1.702.924, il 19,38 per cento). Tra gli over 50, quota in cui il rischio di malattia grave o fatale inizia a crescere, la decade meno immunizzata è quella tra i 50 e i 59 anni: 1.435.196 italiani che devono fare ancora la prima dose, il 14,87 per cento dei 9.651.541 totali in questa categoria.

Gli scettici diminuiscono con l'alzarsi dell'età. I sessantenni senza prima dose sono infatti 839.670 (l'11,12 per cento), i settantenni 483.149 (l'8,03) e gli over 80 in tutto solo 229.844 (il 5,04). Per quanto riguarda i giovanissimi nella platea totale dei 4.627.514 adolescenti tra i 12 e i 19 anni 1.435.196 non hanno alcuna copertura (30,43 per cento del totale. Vanno meglio i ragazzi tra i 20 e i 29 anni: senza la prima dose qui sono solo 914.671 (il 15,21 per cento) mentre in quella tra i 30 e i 39 anni si sale a 1.379.329 (il 20,30 per cento).

Messi insieme tutti questi numeri ci dicono che sono ancora tanti i non vaccinati in Italia ma è la loro concentrazione in un unico luogo geografico l'elemento chiave da tenere presente in quanto la diluizione tra tanti altri vaccinati potrebbe mitigare la loro suscettibilità. Un meccanismo noto appunto, come immunità di gregge solitamente conseguita quando l'80 per cento della popolazione si è vaccinata. Per il Covid l'asticella di questo invisibile scudo collettivo è stata però innalzata a quota 90 per cento dopo che sulla scena è apparsa la variante Delta, molto più infettiva di quella inglese che l'ha preceduta e che ha un fattore di diffusione (la capacità di un contagiato di trasmettere la malattia) passato in un sol colpo da 4 a 8. Dai grafici della struttura commissariale la protezione del vaccino contro ospedfalizzaizoni, ingresso in terapia intensiva e decessi da Covid è evidente. Il calo è iniziato a distanza di circa 4 mesi dall'inizio della campagna vaccinale, tra fine aprile e inizio maggio, per poi incrociare la curva di diffusione delle vaccinazioni verso la fine di maggio. Il punto più alto di efficacia è stato toccato a metà luglio per poi diminuire un po', probabilmente per l'affermarsi della variante Delta. Attualmente, dopo un piccolo dosso di crescita la curva delle ospedalizzazioni è tornata a calare. Un buon segno da consolidare in vista della stagione invernale.

Quali sono dunque le regioni che nei prossimi mesi rischieranno di più in base ai tassi di copertura vaccinale? In cima ci sono Sicilia e Calabria: tra gli over 80 a fronte di una media del 5,4 per cento di popolazione scoperta superano il 18. In difficoltà anche Abruzzo (15,96) e Basilicata (10,15). Scendendo di una decade lo scenario cambia di poco: tra 70 e 79 anni la media di non immunizzati è dell'8 per cento ma Calabria e Sicilia sono al 14 e arrancano anche Friuli (12,16) e provincia di Bolzano (12,6). Passiamo ai 60-69enni: la media di cittadini con difese immunitarie vergini sale a 11,12 e viene superata sempre dalla Sicilia con 16,82, dal Friuli (15,88), dalla Valle D'Aosta (15,84) e poi da Liguria, Calabria e provincia di Bolzano con 14, infine dal Piemonte (13,75). Leggermente sopra la media anche la Campania e le Marche. nella fascia di mezzo dei 50-59 enni il 14,87 per cento, in media, è senza protezioni. Qui risaltano nuovamente i picchi di Calabria e Sicilia (al 20 per cento). A tenere loro compagnia troviamo il Friuli, la provincia di Bolzano, la Valle D'Aosta, le Marche, la Liguria, che hanno tra il 18 e il 19 per cento della platea non vaccinata e non possono dormire sonni tranquilli. Meglio di tutti fa il Molise che gode anche di un invidiabile distanziamento naturale. Meno significativa la differenza nelle altre fasce di età. Inspiegabilmente più alta la quota media di vaccinati tra i 20 e i 29 anni (solo il 15 per cento è in attesa della prima dose) con la Lombardia che detiene in questa categoria il record di immunizzazioni (93 per cento). Un quadro variegato e articolato che ci dice due cose: Calabria e Sicilia sono le regioni più vulnerabili ma anche Liguria, Marche, Valle D'Aosta, Piemonte e provincia di Bolzano hanno delle spie rosse accese. La Campania è indietro solo fino ai 40 anni per poi allinearsi alla media del Paese.

Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre, 09:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA