Doppia pillola e monoclonali, ​la sfida delle armi anti-Covid

Domenica 19 Dicembre 2021 di Erminia Voccia
Doppia pillola e monoclonali, la sfida delle armi anti-Covid

Le pillole anti-Covid saranno presto disponibili in Italia. «Probabilmente da gennaio», ha annunciato a Sky TG24 Guido Rasi, ex direttore esecutivo di Ema e consulente del Commissario straordinario per l’emergenza Covid, Figliuolo. «Il farmaco di Pfizer sembra molto più utile rispetto al molnupiravir. Arriverà a giorni il via libera di Ema e la disponibilità ai primi di gennaio, probabilmente», ha aggiunto Rasi. Il farmaco prodotto da Pfizer sembra il primo trattamento davvero efficace contro la malattia causata dal nuovo coronavirus. Il molnupiravir, sviluppato invece dall’azienda farmaceutica MSD (Merck), recentemente si è dimostrato meno efficace di quanto era stato previsto.

Il Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell’Ema, l’ente europeo per i farmaci, ha emesso un parere sull’uso di Paxlovid, affermando che può essere utilizzato in quei Paesi che lo ritengono opportuno. Il farmaco non è ancora autorizzato nell’Unione Europea, ma può essere utilizzato per il trattamento di adulti malati di Covid-19 che non richiedono ossigeno supplementare e che sono a maggior rischio di progressione verso la malattia grave. Come raccomanda l’Ema, il Paxlovid deve essere somministrato il prima possibile a seguito della diagnosi ed entro 5 giorni dall’insorgere dei sintomi. Il 14 dicembre Pfizer ha diffuso i dati finali della sperimentazione clinica di Fase 2 e 3 della pillola antivirale Paxlovid, sviluppata appunto per curare i sintomi gravi causati dalla malattia di Covid. I risultati dei test si sono rivelati conformi a quelli del mese precedente, sono promettenti e confermano l’efficacia del farmaco. In base ai dati forniti dall’azienda, il Paxlovid, se assunto entro 3 giorni dalla comparsa dei sintomi, riduce il rischio di ricovero e morte dell’89% rispetto a chi non ne fa uso e viene colpito da forme gravi della malattia. Se invece il farmaco viene somministrato a 5 giorni di distanza dai primi sintomi, la riduzione del rischio di ospedalizzazione e morte è dell’88%, dunque di poco inferiore. Alcuni studi, ancora fermi alla fase preliminare, suggeriscono che la medicina sarebbe in grado di rispondere positivamente anche all’infezione causata dalla nuova variante Omicron. La sperimentazione clinica della pillola ha coinvolto 2.246 volontari adulti non vaccinati, ovvero pazienti con caratteristiche tali da essere considerati soggetti ad alto rischio di sviluppare forme gravi della malattia di Covid. Ancora in base ai dati di Pfizer, durante la sperimentazione non è stato registrato alcun decesso e solo lo 0,7% dei partecipanti che avevano assunto il Paxlovid è stato ricoverato a un mese dall’inizio della sperimentazione. «I due principi attivi del medicinale, disponibili in compresse separate, devono essere assunti insieme due volte al giorno per 5 giorni», raccomanda l’Ema. E infatti il trattamento consiste nell’assunzione di 30 compresse in totale, da dividere nell’arco di 5 giorni. Non c’è solo il Paxlovid, la cura prevede anche la somministrazione della pillola ritonavir, un farmaco antivirale contro l’HIV già noto da tempo. Separatamente, l’azienda sta conducendo test preliminari per valutare l’efficacia del farmaco anche sui pazienti considerati a rischio standard. Fino a questo momento, il Paxlovid ha ridotto del 70% il rischio di ricovero e morte per questa seconda categoria di pazienti. Entro il mese di dicembre dovrebbe arrivare il voto del gruppo di esperti chiamato a decidere sull’autorizzazione del Paxlovid da parte della Food and Drug Administration (Fda), l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei farmaci. 

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Deludenti gli ultimi dati relativi alla pillola di Merck. A fine novembre, le sperimentazioni del farmaco antivirale hanno mostrato un’efficacia del 30%, le informazioni diffuse dalla stessa azienda ad ottobre erano apparse più ottimiste, indicando un’efficacia del 50%. Il molnupiravir ha evidenziato problemi sotto il profilo della sicurezza. Le autorità di controllo dei farmaci in Francia hanno respinto la richiesta di autorizzazione presentata da MSD, indicando appunto non abbastanza soddisfacente il rapporto tra i rischi e i benefici che apporterebbe la medicina. 

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In totale, nel mondo, sono 33 trattamenti o i farmaci contro la malattia di Covid. Uno solo tra questi è stato autorizzato dalla Fda. È il monoclonale Evusheld, sviluppato da AstraZeneca, per il quale l’8 dicembre è arrivato il via libera all’uso di emergenza. È l’unica terapia con anticorpi monoclonali approvata negli Stati Uniti per la profilassi preventiva. Sette trattamenti sono largamente usati, vale a dire che hanno ottenuto un grande supporto da parte delle organizzazioni mediche e sono ampiamente utilizzati dai medici per curare i pazienti ospedalizzati; 5 sono promettenti; su 11 non ci sono pareri uniformi; 7 non sono promettenti e 3 sfociano nella pseudoscienza o sembrano addirittura delle frodi. Per esempio, anche la Russia ha la sua pillola anti-Covid, sviluppata dalla stessa azienda che produce il vaccino Sputnik. Fra i trattamenti autorizzati c’è il tocilizumab, l’Ema ha raccomandato di estenderne l’uso per includere il trattamento degli adulti con forme di Covid-19 grave, che stanno ricevendo una cura con corticosteroidi e richiedono ossigeno supplementare o ventilazione meccanica. 

Ultimo aggiornamento: 16:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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