Decreto, il capo del Cts avverte: «Il Natale in famiglia è rischioso, non basta un test per sentirsi sicuri»

Mercoledì 16 Dicembre 2020 di Gigi Di Fiore
Decreto, il capo del Cts avverte: «Il Natale in famiglia è rischioso, non basta un test per sentirsi sicuri»

È reduce da due giorni di «impegnativo confronto» nel comitato tecnico scientifico sull'emergenza Covid di cui è coordinatore. Agostino Miozzo, medico e coordinatore dell'Ufficio promozione e integrazione del servizio nazionale della protezione civile, ha da poco illustrato al ministro della Sanità, Roberto Speranza, le conclusioni e le indicazioni dei tecnici sul periodo natalizio. 

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Dottore Miozzo, è stato difficile arrivare alle indicazioni da dare al governo?
«È stato impegnativo e la discussione è andata avanti per due giorni. Il tema, assai delicato, era come affrontare i prossimi giorni, che sono quelli che offrono tradizionalmente le maggiori e più sentite occasioni di incontro e riunione nelle famiglie».

Difficile conciliare la prudenza legata all'epidemia con la voglia di stare insieme ai propri familiari?
«Tutti gli esperti concordano che è necessaria la massima prudenza nei comportamenti e che bisogna arrivare a rinunce necessarie, nonostante il periodo festivo dell'anno spinga a cercare assembramenti e contatti. Bisogna capire che non esiste rapporto familiare sicuro, che un tampone negativo non basta, per dare sicurezza sulla contagiosità».

Questo virus è la negazione dello spirito natalizio?
«Proprio così. È un virus che non fa sconti alle famiglie e agli affetti. Nessuno è invulnerabile e si possono mettere a rischio i propri familiari. Ho tre figli che non vedo da un anno e non potrò vederli neanche in questo periodo. Basta allentare le restrizioni, per scatenare comportamenti irresponsabili. È un rischio grosso, con 20mila positivi al giorno e una media di 800 morti».

In questi giorni, la gente è rimasta disorientata da continue decisioni in contrasto in rapida successione. Sono state frutto di incertezza sul da farsi?
«Quella che lei chiama incertezza è stata determinata dal dover decidere su un periodo particolare, così sentito e legato al calore familiare. Veniamo da due mesi di lockdown e in tutti è chiaro che imporre rigide restrizioni nel periodo natalizio non è semplice».

Il Cts è per restrizioni rigide su tutto il territorio nazionale?
«Abbiamo fornito precise indicazioni al governo, che deciderà. I provvedimenti devono fare i conti con un quadro complessivo di servizi e controlli, oltre che di tutela economica agli imprenditori penalizzati, che spetta agli organismi politici valutare. Di certo, nonostante la loro variegata presenza mediatica, tutti gli esperti sono concordi nell'avvertire i pericoli che l'allentamento dei comportamenti può portare. Siamo in una fase delicata».

A causa del periodo natalizio?
«Non solo. Dobbiamo arrivare al sette gennaio al meglio negli indici di contagio, sul numero di positivi e di ricoveri. Dobbiamo pensare che non è possibile per gli studenti continuare le lezioni da remoto e quindi si dovrà pensare al loro ritorno a scuola. Ma dobbiamo anche presentarci nelle migliori condizioni alla campagna di vaccinazione che dovrà iniziare il prossimo mese. Insomma, siamo in una fase delicatissima».

Gli italiani saranno responsabili?
«Lo sono stati nei due mesi di lockdown e lo sono nella maggioranza. Ci sono poi quei pochi che rischiano di pregiudicare la responsabilità dei tanti. Quest'estate, poche discoteche sulle migliaia in Italia hanno fatto tanti guasti. Lo stesso per pochi ristoranti rispetto alla maggioranza che ha rispettato le regole e le prescrizioni».

Per questo, nelle prossime ore, dobbiamo aspettarci dal governo restrizioni maggiori per tutti?
«Siamo in linea con quanto sta decidendo il resto dell'Europa. La pandemia riguarda tutti i Paesi, in ogni territorio il rischio dei contagi è alto. Oltre ai dispositivi di protezione individuale, come le mascherine e il mantenimento delle distanze, dobbiamo evitare e prevenire le occasioni di assembramento. Penso a Capodanno, con la gente che potrebbe andare nelle piazze a brindare, o ai giorni tradizionali degli acquisti natalizi. Bisogna impedirlo».

È questo che avete indicato al governo?
«Abbiamo suggerito di evitare le situazioni di assembramenti, come quelli visti nei giorni scorsi. E il problema restano sempre i controlli del territorio a livello locale. Io sono per l'inasprimento delle sanzioni, ma sul territorio le forze di polizia, i carabinieri, gli agenti della guardia di finanza, ma anche di più la polizia locale devono evitare comportamenti pericolosi per i contagi».

Cosa va impedito?
«Le lunghe file senza distanziamenti, le situazioni di affollamento, i contatti ravvicinati. Ogni realtà che favorisce queste situazioni va vietata. Spetta al governo decidere quali e in che modo, anche con i controlli necessari».

È vero che la curva dei contagi migliora?
«Sì, ed è anche il risultato delle restrizioni precedenti. Quando le maglie sono strette, i dati migliorano. Poi l'allentamento provoca di nuovo curve al rialzo, perché la gente si lascia andare come quest'estate. Non possiamo più permettercelo. Meglio fare un Natale senza tutta la famiglia che trovarci a gennaio con una situazione peggiorata».

Ultimo aggiornamento: 16:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA