Deltacron, il mix tra varianti del virus che cambia. Gli esperti: «Possibile che sia necessario aggiornare i vaccini»

Domenica 9 Gennaio 2022 di Graziella Melina
Deltacron, il mix tra varianti del virus che cambia. Gli esperti: «Possibile che sia necessario aggiornare i vaccini»

Un virus “ibrido” gli esperti prima o poi se lo aspettavano. La nuova versione del Sars-Cov-2 isolata in 25 casi a Cipro e nata dalla combinazione di Delta e Omicron, non è altro che il risultato delle mutazioni del coronavirus. Per ora i dati non consentono di trarre conclusioni. Ma l’attenzione resta alta. 

Se infatti la cosiddetta variante Deltacron diventasse prevalente, potrebbe mettere in discussione l’efficacia dei vaccini finora utilizzati. E non è un guaio di poco conto. «Tutti i virus a rna tendono più facilmente a mutare – ricorda Francesco Castelli, ordinario di Malattie infettive all’Università di Brescia –. In questo caso, quale sia il livello di contagiosità o di gravità della nuova variante del sars cov 2 purtroppo oggi al mondo nessuno lo sa dire. In generale – rimarca Castelli – tra i due virus prevalgono le caratteristiche di quello che è più capace di contagiare gli altri. Quindi, rimanendo nel campo delle ipotesi, potrebbe prevalere la parte Omicron rispetto alla Delta. Sarà, però, soltanto il tempo che ce lo dirà».

 

Anche se si tratta di un fenomeno conosciuto, il nuovo virus isolato a Cipro non fa stare tranquilli. «Già in passato alcune varianti portavano mutazioni di virus precedenti – osserva Massimo Andreoni, direttore di Malattie infettive del Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali) –. È successo per la variante Alfa e per la Delta. Anche Omicron portava mutazioni che erano già presenti in Delta. Adesso vedremo quanto questa nuova variante può diventare dominante rispetto alle altre e quali saranno le caratteristiche cliniche, epidemiologiche e di trasmissibilità. Ma abbiamo bisogno di ulteriori osservazioni e notizie». 

Di sicuro, la cosiddetta Deltacron conferma ancora una volta quanto sia pericoloso lasciare campo libero al sars cov 2. «Il problema – mette in guardia Andreoni – è che non bisogna far circolare troppo i virus perché poi si determinano sempre più nuove varianti. Non sottovalutiamo il fatto che l’evento legato alle mutazioni è sempre abbastanza imprevedibile. In questa fase, non è possibile conoscere ancora l’evoluzione, ed è ancora troppo presto per sapere se la nuova variante determinerà un quadro clinico attenuato oppure grave». 

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Le ipotesi degli scienziati si muovono su fronti diversi. E gli scenari possibili non preludono a nulla di buono. «Se la cosiddetta Deltacron diventa dominante – ammette Andreoni – ci troveremmo di fronte a un grosso problema dal punto dei vista dei vaccini. Visto che sono stati preparati basandosi su un virus diverso, con la nuova variante possono quindi perdere efficacia. E può essere un dato negativo anche per i monoclonali, che potrebbero non essere più utili. La nuova variante può invece rappresentare un elemento positivo se il virus, così come è successo con omicron, perde un po’ di patogenicità e quindi può andare incontro a quelle caratteristiche che lo rendono sempre più endemico. Ma è troppo presto per dirlo». 

 
I venticinque casi finora isolati sono ancora troppo pochi per capire cosa ci si può aspettare nel futuro. Sulle origini di deltacron, invece, gli esperti si affidano a dati già noti. «Questa variante – sottolinea Mauro Pistello, vicepresidente della Società italiana di Microbiologia e tra i fondatori della rete di sequenziamento dell’Istituto Superiore di Sanità – è insorta in un soggetto che probabilmente ha avuto una doppia infezione contestuale di delta e omicron, quindi la copresenza dei due virus ha creato la premessa perché il genoma del virus si ricombinasse; in qualche modo, si scambiano dei frammenti di entrambi i virus. È un evento che è frequente anche per altri virus, inclusi i coronavirus negli animali. Ed è già successo anche per l’hiv e per virus che sono meno diffusi». Del resto, in molti paesi si registra una copresenza delle due varianti, con una sorta di effetto da “doppia pandemia”.
 
Per il momento, in Italia non sono segnalati casi di virus nuovi. «Abbiamo sequenziato per lo più virus con le 5 varianti della delta – rimarca Pistello – Ma non sono mutazioni rilevanti. Serviranno, però, maggiori sequenziamenti».

Ultimo aggiornamento: 11 Gennaio, 10:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA