Donazione degli organi, l'appello dall’ospedale Monaldi: «Caro ministro, ora renda operativa la legge»

Sabato 2 Novembre 2019 di Paola Marano

«Mi hanno chiesto di dichiarare vittoria a questa petizione ma non me la sono sentita di farlo. Per me è soltanto un puntino in un oceano. Ci sono altri step da raggiungere: adesso dobbiamo chiedere al ministro Speranza di attuare la legge a pieno in tutte le sue parti». Per Michele Romano, il 34enne che dall’ospedale Monaldi di Napoli si era fatto promotore della petizione su Change.org per dare efficacia al principio di silenzio-assenso informato per la  donazione di organi, l’approvazione da parte dell’ex ministro della Salute Grillo “in zona cesarini” di un regolamento che desse finalmente dopo 20 anni il via al sistema informativo dei trapianti (Sit) previsto dalle legge 91 del 1999 è solo la prima pietra di una struttura ancora tutta da costruire.

LEGGI ANCHE Trapianti, firmato il regolamento: il silenzio-assenso alle donazioni è più vicino

Se infatti finora i cittadini italiani dovevano dichiarare la loro volontà di diventare donatori una volta deceduti, adesso il meccanismo è opposto: chiunque non intende mettere i propri organi a disposizione dovrà renderlo noto in vita. Una svolta fondamentale nel sistema della donazione degli organi, che porta l’Italia al pari di altri paesi europei, e tuttavia necessita dell’integrazione di altre prescrizioni della legge per essere messa in pratica. Due i tasselli mancanti: la costituzione di un’anagrafe nazionale degli assistiti in capo alle Asl, che raccolga i dati dei cittadini, e un sistema di notifica che possa avvisare gli italiani dell’entrata in vigore della norma. Ed è su questi che Michele e gli altri ragazzi firmatari della petizione, che ha raccolto più di diecimila firme, invitano il nuovo ministro Roberto Speranza a non spegnere i riflettori sulla questione e tenere alta l’attenzione sulla tempistica per dare piena applicazione alla legge, ampliando così i numeri dei donatori.

«Volevo ringraziare tutti i firmatari della petizione perché non è soltanto la mia vittoria. Con l'aiuto di tutto un team siamo riusciti ad avere ad agosto una prima risposta dalla ministra Grillo - sottolinea Michele - ora però bisogna portare a termine il lavoro iniziato».  Michele però qualcosa da festeggiare ce l’ha: finalmente il suo cuore batte da solo grazie a un trapianto, difficile ma riuscito, che è gli ha restituito una vita fuori dal corridoio di un ospedale. «Ma io questa battaglia la porterò comunque avanti - dice - per tutti gli altri miei compagni di avventura nel reparto che non hanno ancora ricevuto un cuore, come la piccola Ilaria, ancora legata al Berlin Heart».  
 


Da agosto nel reparto di assistenza meccanica al circolo cardiaco e trapianti negli adolescenti dell’ospedale Monaldi sono stati effettuati tre trapianti importanti «attivando però l'emergenza nazionale perché erano in condizioni disperate – spiega il dottore Andrea Petraio, responsabile del reparto - Tutto ciò determina un rischio maggiore, proprio questo non dovrebbe accadere per noi operatori. Bisogna cercare di ottimizzare il tutto e cercare di trapiantare le persone nella tempistica giusta».

LEGGI ANCHE L'inno alla vita della piccola Ilaria: «Voglio un cuore per tornare a ballare»

Un risultato raggiunto grazie anche alla collaborazione con l’unità di scompenso cardiaco, diretta da Giuseppe Pacileo, e allo scambio di know how tra i due reparti. Tra le tre persone trapiantate, oltre Michele, c’è anche Gennaro, giovanissimo ragazzo di 22 anni. «L’undici settembre venne il dottor Andrea e mi disse che c'era un possibile allarme cuore per me - racconta emozionato - Sono state delle ore d'attesa molto brutte: ti ripassa tutto davanti agli occhi e inizi a capire a cosa stai andando in contro. Però poi d'altra parte capisce anche stai per tornare a una vita normale. Alle 8 del mattino del giorno dopo sono entrato in sala operatoria e adesso sono qui In piedi a raccontare tutto e sono felicissimo».

Ultimo aggiornamento: 3 Novembre, 08:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA