Febbre del Nilo, primi due morti in Emilia: casi anche in Friuli. Il contagio si espande

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La febbre del Nilo allunga la lista delle vittime. Il virus West Nile ha colpito per la prima volta in Emilia Romagna, dove l'infezione ha fatto registrare 2 decessi. La conferma arriva da fonti sanitarie. Una donna di 88 di Ferrara, già con altre malattie e ricoverata da fine luglio nell'azienda ospedaliero-universitaria Sant'Anna di Cona, è morta nella notte. Tutto questo mentre il virus fa la sua comparsa anche in Friuli dove sono state avviate procedure di disinfestazione.

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Nel Ravennate il secondo decesso, un uomo di 85 anni con gravi patologie, che da una decina di giorni si trovava in Rianimazione all'ospedale di Lugo. Per l'Aou di Ferrara si tratta della quarta morte da virus del Nilo Occidentale, per l'Ausl della Romagna della seconda. In Italia, decessi collegabili all'infezione sono stati registrati anche in Veneto. Secondo l'ultimo bollettino diffuso ieri dalla Regione, i morti sono stati 5 su 105 casi confermati.

Il Friuli. West Nile colpisce anche a Udine dove sono stati infettati un uomo e una quindicenne. Il 5 luglio al Pronto soccorso di Udine si è presentato un 34enne udinese che presentava sintomi sospetti. Dopo i dovuti accertamenti, ieri è giunta la conferma del contagio delle analisi di laboratorio svolte al centro universitario di Trieste. Si tratta quindi di febbre del Nilo.

 
Il paziente non era reduce da viaggi o vacanze e tutto indica che il contagio si è verificato a Udine. L'uomo è stato ricoverato dal 5 all'11 luglio scorsi nella clinica di malattie infettive dell'Asuiud con una meningite e una paralisi del nervo facciale, gli esami iniziali erano positivi solo agli Igm (gli anticorpi prodotti quando si sviluppa un'infezione) spiega il direttore della clinica, Matteo Bassetti quindi abbiamo dovuto attendere l'esito dei test eseguiti all'istituto di igiene di Trieste che hanno confermato la positività di altri anticorpi e quindi la diagnosi di West Nile. Oggi il 34enne sta bene.

Diverso il caso della quindicenne che si è presentata sempre alla Clinica di malattie infettive di Udine per accertare l'origine di un'influenza sospetta, contratta tre settimane prima dopo una vacanza a Jesolo (Venezia). Ricoverata in un primo momento all'ospedale di Mestre, ricorda Bassetti, la giovane si è poi rivolta alla Clinica di malattie infettive udinese per accertare l'origine dei disturbo, anche in questo caso si trattava di West Nile.

È probabile aggiunge che in Friuli ci siano molti più casi di quelli diagnosticati, proprio perché per l'80% sono casi asintomatici. Non esistendo una terapia specifica, però, è importante rivolgersi ai centri di riferimento soprattutto se si tratta di casi complicati come questi da noi diagnosticati che presentavano forme neuroinvasive. Centri come quello udinese, infatti, sono attrezzati e in grado di gestire i casi in maniera adeguata. Da qui l'appello di Bassetti ai centri periferici di pensare al West Nile quando si deve diagnosticare casi come questi e riferire a Udine o Trieste. Questi casi si aggiungono a quelli di 4 donatori di sangue trovati positivi e sospesi dalla donazione per un mese.

 
Mercoledì 22 Agosto 2018, 11:34 - Ultimo aggiornamento: 23 Agosto, 19:03
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