Filtro ai pronto soccorso: il Piano della Asl Napoli 1

Lunedì 11 Aprile 2022 di Ettore Mautone
Filtro ai pronto soccorso: il Piano della Asl Napoli 1

Decongestionare la rete dei pronti soccorso e svuotare le prime linee dei grandi ospedali, come il Cardarelli e l’Ospedale del mare. A Napoli le strade percorribili sono due: la prima conduce all’apertura alla città dei Policlinici universitari, con accessi diretti in emergenza h24, ma ci vorrà tempo. La seconda punta alla realizzazione di un filtro domiciliare e territoriale. La missione del direttore generale della Asl Napoli 1 Ciro Verdoliva è dunque non solo fare di tutto per aprire il pronto soccorso del San Giovanni Bosco - ospedale da oggi tornato alle funzioni ordinarie, dopo la lunga parentesi Covid ma orfano della prima linea per carenze di personale – ma anche costruire il pilastro delle cure territoriali finanziate con uno dei più importanti capitoli di spesa del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. 

IL PROGETTO
Per questo progetto il manager può contare su una fetta della torta da 380 milioni del Pnrr destinati alla Campania che per Napoli ammonta a circa 48 milioni. Fondi che serviranno per realizzare 32 Case di Comunità, di cui una a Capri e 10 nei rispettivi distretti, 7 ospedali di Comunità da ristrutturare e rimettere in moto con 18 milioni e 11 centrali operative territoriali da attivare con una dote finanziaria di ulteriori 18 milioni che configurano quasi un 118 di quartiere deputato a prendere per mano i pazienti e guidarli nell'accesso alle cure. 
Verdoliva intende bruciare le tappe e in vista delle gare per le opere edilizie, da bandire entro il prossimo maggio, ha recentemente indicato i responsabili unici di ogni procedimento pescando tra le professionalità (architetti, ingegneri e progettisti) reclutati già nell'agosto del 2021 all’atto della costituzione di un ufficio Speciale Missione Salute. Ognuno di essi dovrà operare su un limitato numero di strutture da realizzare o ristrutturare. I 7 Ospedali di Comunità sono il Loreto Nuovo, Incurabili, Viale della Resistenza a Scampia, Gesù e Maria, Annunziata, San Gennaro e Salita San Raffaele e saranno affidati alle cure dell’architetto Vincenzo Cimmino. Si tratta di ospedali sin questi anni declassati a poliambulatori o impiegati per funzioni ospedaliere residue a causa delle carenze di personale che a regime potranno invece contare su un numero limitato di posti letto di area medica, tecnologie di primo livello, il sostanziale apporto della medicina e pediatria di famiglia, delle guardie mediche e degli specialistici ambulatoriali a cui sarà aggiunta un’ossatura di medici di Comunità appositamente formati dalla Regione. 
Molto più nutrita è l’articolazione delle Case di Comunità, ben 32, che andranno a potenziare le attuali strutture distrettuali con funzioni ambulatoriali e infermieristiche avanzate distribuite in tutti i quartieri della città. Ce ne sarà una all’interno del perimetro di ciascun ospedale di Comunità, una in via Scudillo a Pietravalle, in via Leonardo Bianchi, a Stefania Bellone, in viale 4 aprile, in vico Valente, a Napoli est al presidio intermedio di Barra, in via Winspeare a Fuorigrotta, in via Canonino Scherillo, in via San Gennaro ad Antignano, via Sciuti, Viale della Resistenza, a Don Bosco, in via Ammendola in via Fratelli Grimm, via Quaranta, Lotto 0, Viale Disney, Piazza Nazionale (2), via Postica alla Maddalena, a Santa Maria della pace e a Capri. A completare la dotazione saranno infine 11 Centrali operative territoriali. Per Case di Comunità e centrali operative le competenze spetteranno a un altro gruppo di professionisti: l’architetto Salvatore Marra, Armando Nettuno e l’ingegnere Maria Zacchia, tutti sotto la supervisione dell’architetto Antonio Bruno responsabile dell’area tecnica della Asl.  
Sulla strada dell’ambizioso progetto, da concludere in tre anni, sono tre gli scogli da superare già segnalati dal governatore Vincenzo De Luca in Conferenza Stato-Regioni. La necessità di aggiornare il prezzario delle opere edilizie, prevedere la copertura per il personale da reclutare ex novo e l’aggiornamento del contratto della Medicina generale con il contestuale riequilibrio delle risorse da assegnare col fondo sanitario nazionale alle Regioni badando alla popolazione assistita anziché al criterio del premio per le aree con più anziani residenti. Elementi che, se non corretti, rischiano di vanificare il programma o depotenziarlo.

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