Green pass, anche per i privati la piattaforma che evita i controlli all'ingresso

Martedì 12 Ottobre 2021 di Andrea Bassi e Alberto Gentili
Green pass, anche per i privati la piattaforma che evita i controlli all'ingresso

Mario Draghi tira dritto con il Green pass. Obiettivo: garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro in modo da non frenare la ripresa economica e raggiungere il 90% di vaccinati così da poter contrastare nuove varianti del Covid e fermare una volta per tutte la pandemia senza dover imporre l’obbligo vaccinale. Dopo che il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta ha diffuso le linee guida per l’applicazione del lasciapassare verde per i dipendenti pubblici, nelle prossime ore palazzo Chigi varerà le regole per effettuare i controlli nel settore privato. Sulle modalità di applicazione del Qr code per i lavoratori di aziende, uffici e fabbriche non ci saranno norme generali, «in quanto ogni impresa ha la sua struttura organizzativa», spiegano fonti di governo, «ciò che verrà reso chiaro sarà il sistema dei controlli». Probabilmente con un Dpcm.

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Come per il settore pubblico anche in quello privato i controlli potranno avvenire con un’applicazione che, grazie a un database, evita la verifica del Qr Code a tutti i dipendenti al momento dell’ingresso. Ci stanno lavorando i tecnici della Sogei, sotto la supervisione dei ministri Roberto Speranza (Salute), Vittorio Colao (Innovazione tecnologica), Andrea Orlando (Lavoro) e Daniele Franco (Economia). Ma alle imprese viene lasciata la possibilità di scegliere tra varie opzioni: controlli giornalieri all’accesso in azienda, a campione (in misura non inferiore al 20% e con un criterio di rotazione) o a tappeto, con o senza l’ausilio di sistemi automatici. Il provvedimento è atteso a ore per la firma, ma deve ancora passare il vaglio del garante della Privacy e del ministero dell’Economia. Nel Dpcm ci saranno le istruzioni sui software e sull’app necessari per verificare la validità del Green pass quando il lavoratore entrerà nel luogo di lavoro. «Cosa abbastanza semplice in presenza di tornelli o di controlli elettronici del badge del dipendente», dicono al ministero del Lavoro.

Le verifiche, come stabilito dal decreto che ha introdotto il Green pass nel mondo del lavoro a partire da venerdì prossimo, sono affidate al datore di lavoro o a un suo rappresentante delegato. I controlli perciò sono di competenza del capo ufficio, del legale rappresentante della società, del dirigente apicale dell’amministrazione, etc. E possono essere anche delegati a vigilanza esterna, ma nel rispetto delle indicazioni, delle modalità e della tutela della privacy. Ogni amministrazione e ogni azienda è libera di decidere in autonomia, purché il controllo avvenga. Altrimenti scattano le sanzioni. Le verifiche del Qr code valgono anche per i lavoratori autonomi: i datori di lavoro possono essere i committenti, chi stipula contratti di collaborazione o di consulenza, i titolari di cooperative o società per cui prestano servizio. Nel caso, ad esempio, dei rider dovrebbero essere le aziende per cui lavorano a controllare la certificazione verde. Non sono esenti da controllo, questa volta a carico delle famiglie, le baby-sitter, le colf e le badanti.

LA LINEA DI CONFINDUSTRIA
«L’obbligo che entra in vigore nei prossimi giorni va rispettato in maniera rigorosa. Nessuna impresa può venire meno ai doveri fissati per legge di verifica del Green Pass», è la linea dura del presidente degli industriali Carlo Bonomi. «Sappiamo da un mese», ha detto ieri il leader degli industriali, «dell’introduzione dell’obbligo di Green pass nei luoghi di lavoro. Dal 15 ottobre non accettiamo più rinvii, obiezioni o aggiramenti. Non siamo disposti a dialogare».

Confindustria ha appena inviato una serie di circolari operative ai suoi associati su come affrontare i principali problemi operativi legati al Green pass. Ma alcuni nodi restano da sciogliere. Probabile che nei prossimi giorni il governo debba intervenire ancora per andare incontro alle richieste delle imprese. Come per esempio, quella di avere delle regole dettagliate e uniformi sulla comunicazione da dare alle Prefetture nel caso in cui durante i controlli in azienda fosse trovato un dipendente sprovvisto del certificato. Su questo nei prossimi giorni dovrebbe arrivare un atto del ministro dell’Interno per chiarire le modalità di trasmissione della segnalazione.

Alcune delle linee guida per i luoghi privati, inoltre, potrebbero essere mutuate da quelle adottate per l’accesso alla Pubblica amministrazione. Il ministro Brunetta ha terminato il suo lavoro e, ora, le linee guida sono alla firma di Draghi. Nell’ultima versione del testo è stato prevista la possibilità di chiedere con un preavviso di 48 ore il Green pass ai lavoratori dei servizi essenziali. E resta la necessità di dotarsi di certificato verde anche per i lavoratori che rimarranno in smart working. Esempio che potrebbe essere seguito anche nel privato.
 

Gli interessati

Dal venerdì 15 ottobre, quasi 23 milioni di lavoratori dovranno avere la certificazione verde - che attesta la vaccinazione, la guarigione dal Covid o un tampone negativo - per poter accedere ai luoghi in cui lavorano. La platea si è ampliata progressivamente, includendo prima i medici e gli infermieri (dal 1° aprile), poi il personale di scuola e università (dal 1° settembre).

 

Le sanzioni

Per mancato controllo del Green pass dei dipendenti, i datori rischiano una sanzione da 400 a mille euro, che sale a 1.500 per i lavoratori. Le aziende che fanno le verifiche a campione non incorreranno nelle multe nel caso in cui un controllo delle autorità dovesse riscontrare la presenza di lavoratori senza Qr code, «a condizione che i controlli siano stati effettuati nel rispetto di adeguati modelli organizzativi».

 

Gli autonomi

L’obbligo coinvolge dunque anche lavoratori autonomi e liberi professionisti, sebbene non sia sempre chiaro a chi spetti effettuare i controlli (ad esempio in uno studio di avvocati associati). Sicuramente le verifiche toccano al datore di lavoro nel caso di professionisti che accedono in un’azienda per svolgervi a qualsiasi titolo la propria attività. E lo stesso vale per altre figure come gli stagisti.

 

A domicilio

L’obbligo del Qr code riguarda anche colf, baby-sitter e badanti. Il controllo spetta alla famiglia che ha assunto il collaboratore domestico. Nel caso di idraulici, elettricisti, fabbri o altri artigiani chiamati in casa per qualche intervento o riparazione, il cliente può chiedere l’esibizione del Green pass e rifiutare di far entrare l’artigiano che ne fosse sprovvisto, ma se non lo fa non è soggetto a sanzione.

 

I controlli

Il decreto che impone l’obbligo, prevede che le aziende private si organizzino «per definire le modalità operative per effettuare i controlli e individuare i soggetti incaricati dell’accertamento». I controlli saranno effettuati preferibilmente all’accesso ai luoghi di lavoro e, nel caso, anche a campione. Sarà possibile utilizzare un’app simile a quella in dotazione alla Pa ed elaborata da Sogei.

 

Gli esclusi

Non sono obbligati ad avere il Green pass tutti i lavoratori che per problemi legati a deficit immunitari o ad altre problematiche e indicazioni mediche non possono effettuare il vaccino. Per l’esenzione è necessario un certificato medico rilasciato dalla Asl o dal medico di famiglia. Ma anche questi certificati potrebbero essere soggetti a controlli, in quanto diversi medici No vax sono stati accusati di aver certificato il falso.

 

 

Ultimo aggiornamento: 13:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA