«Malattie da green pass», solo 300 i medici anti-furbi in Italia

Venerdì 22 Ottobre 2021 di Lorenzo Calò
«Malattie da green pass», solo 300 i medici anti-furbi in Italia

Pochi, oberati di pratiche e fascicoli e, comunque, vincolati agli orari di ufficio per svolgere l’attività di verifica. Sono i componenti del mini-esercito dei medici legali Inps incaricati di svolgere verifiche e accertamenti sulle assenze denunciate per malattia dai dipendenti che, senza green pass e senza tampone, si danno alla macchia e non si presentano al lavoro. La pattuglia prevede l’utilizzo di 311 camici bianchi in tutta Italia incaricati di accertare dal punto di vista medico-legale la congruità dei certificati di malattia e le istanze di astensione dal lavoro per motivi di salute. La ripartizione è su base regionale ma la gestione è centralizzata ed è controllata dal Coordinamento generale medico-legale Inps (in organico 25 unità): tra i suoi compiti, il supporto tecnico a tutta l’attività medico-legale inerente gli organi dell’Istituto sia a livello centrale che periferico, «con particolare attenzione all’omogeneizzazione procedurale, esaminando, rielaborando e gestendo ogni problematica di competenza in relazione alle prestazioni e agli interventi di sostegno al reddito».

Tuttavia i medici deputati a questo servizio non devono soltanto controllare se il dipendente senza green pass e senza tampone sia stato o meno uccel di bosco; le loro mansioni di verifica abbracciano una gamma vastissima di patologie legate alla sfera lavorativa che vanno dai casi di invalidità temporanea o permanente, all’insorgenza di malattie usuranti (molto spesso casi di sordo-cecità) fino alla fibrosi cistica. E, da questo punto di vista, anche la “geografia” del Paese non aiuta: in Lombardia ce ne sono 24 (10 solo per Milano), nel Lazio 48 (ma soltanto Roma ne assorbe 43), in Campania 55 (di cui 36 a uso esclusivo per l’area di Napoli), poi 21 in Puglia, 20 in Calabria, 17 in Sicilia, 11 in Piemonte ma, purtroppo, soltanto 2 in Molise e 4 in Basilicata mentre Regioni ad alto tasso produttivo come Veneto e Friuli ne hanno rispettivamente 14 e 5. Ecco perché l’Inps ha pensato di bandire un concorso per ulteriori 189 posti di medicina legale ma il bando porta la data del 10 ottobre e le procedure, se tutto va bene, non si concluderanno prima di maggio 2022. Né si può fare del tutto affidamento su un manipolo di «riservisti»: 1500 medici in convenzione (a ore) che di solito vengono chiamati per sopperire a carenze di organico o a supporto in situazioni di emergenza per l’elevato volume di pratiche da smaltire dal momento che - giova ricordarlo - i professionisti incaricati delle verifiche svolgono questa attività secondo la normale turnazione di lavoro e nelle fasce orarie di reperibilità previste dalla legge che sono 10-12 e 17-19 per il settore privato e 9-13 e 15-18 per il pubblico.

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Ecco anche perché l’istituto guidato da Pasquale Tridico ha pensato di agire invocando l’aiuto della tecnologia e stabilendo che le aziende con oltre 50 dipendenti avranno a disposizione un servizio di verifica del Green pass rapido. Si chiama «Greenpass50+» (grande sforzo di fantasia...) la piattaforma per la verifica del green pass per le aziende private sopra i 50 dipendenti (circa 35mila, con 7,5 milioni di dipendenti) e gli enti pubblici (escluse le scuole) non gestiti da NoiPA, indipendentemente dal numero di dipendenti. Il servizio mostrerà per ogni azienda l’elenco dei dipendenti e permetterà ai verificatori di controllare se uno specifico dipendente è in possesso, alla data della verifica, di un green pass valido. Questo però non risolve il problema dell’impennata di certificati di assenza per malattia vertiginosamente schizzati dal 15 ottobre scorso (data di entrata in vigore dell’obbligo di green pass sui luoghi di lavoro) a oggi: 152.780 pratiche registrate lunedì 18 ottobre contro le 94mila del 15 ottobre e le 76mila dell’8 ottobre con un incremento dal 14 al 21%. 

 

Un problema nel problema è costituito poi da un folto gruppo di «medici inossidabili» che a loro volta si sono sottratti al vaccino e che sono incorsi in sanzioni da parte dei rispettivi organi collegiali. Su una platea complessiva di 460mila camici bianchi al 13 ottobre i medici non ancora vaccinati erano 1.264 in tutta Italia: nei loro confronti sono state adottate le procedure di sospensione. Un numero quasi raddoppiato in poco più di un mese visto che il 6 settembre la Fnomceo comunicava di aver ratificato 644 provvedimenti di sospensione nei confronti di altrettanti medici renitenti all’obbligo di vaccino. L’altro fronte polemico riguarda la riottosità degli stessi medici a dover provvedere a controlli e verifiche che riguardano i loro stessi colleghi. La denuncia arriva da Anaao-Assomed, il sindacato dei dirigenti medici: «Dal 15 ottobre, chirurghi, pediatri, internisti sono deputati a controllare i green pass dei loro colleghi. Che, peraltro, dovrebbero essere tutti, da tempo, vaccinati. E a redigere i relativi verbali». 

«I medici devono fare i medici, non i controllori o i burocrati - ha detto il presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli - Più volte abbiamo evidenziato il disagio dei medici ospedalieri, tanto da sollevare la “questione medica”. I medici sono stremati da anni di carenze di organico, di blocco del turnover, di ferie e riposi negati. Su questo substrato è arrivato il Covid, aumentando ulteriormente i carichi di lavoro, e portando ad allungare le liste d’attesa per interventi e diagnosi delle altre patologie. Ora non possiamo pensare che altro tempo sia sottratto alle cure, per destinarlo a funzioni che non competono ai medici e che, in ogni caso, potrebbero essere semplificate».

Ultimo aggiornamento: 18:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA